domenica 30 giugno 2013

NOTITIAE : " Si respira aria fresca, aria diversa di libertà" !

" LI FIUTA.
LI SCOVA.
LI DISTRUGGE "

Della serie " LA NASCITA DEL SUPERUOMO :  L'UOMO VIRILE E PERFETTO, L'UOMO SENZA RUGHE "

Nuovo bollino del SUPERUOMO, da applicare dopo la la visita dell' Supremo Assaggiatore che :

" LI FIUTA.
LI SCOVA.
LI DISTRUGGE "



Ecco l'entusiastica risposta di taluni Chierici Vaticani a certe affermazioni dei giorni scorsi :
« ... si respira un'aria diversa di libertà, una Chiesa... meno problematica ...Si respira aria fresca, è una finestra aperta alla primavera e alla speranza.
Fino ad ora abbiamo respirato il cattivo odore di acque paludose, con la paura di tutto».
Infatti ora :
" ... si respira aria fresca ... aria diversa di libertà ..."
e arriva LUI, il SUPERUOMO,  che LI FIUTA, LI SCOVA, LI DISTRUGGE !!!

L'inquietante pseudo-notizia del 1 luglio 2013 .


sabato 29 giugno 2013

Papa Francesco : Omelia per la festa dei Santi Pietro e Paolo

SANTA MESSA E IMPOSIZIONE DEL PALLIO
AI NUOVI METROPOLITI

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana
Sabato, 29 giugno 2013

Signori Cardinali,
Sua Eminenza Metropolita Ioannis,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

Celebriamo la Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, patroni principali della Chiesa di Roma: una festa resa ancora più gioiosa per la presenza di Vescovi da tutto mondo. 
Una grande ricchezza che ci fa rivivere, in un certo modo, l’evento di Pentecoste: oggi, come allora, la fede della Chiesa parla in tutte le lingue e vuole unire i popoli in un’unica famiglia.

Saluto di cuore e con gratitudine la Delegazione del Patriarcato di Costantinopoli, guidata dal Metropolita Ioannis. Ringrazio il Patriarca ecumenico Bartolomeo I per questo rinnovato gesto fraterno. Saluto i Signori Ambasciatori e le Autorità civili. 
Un grazie speciale al Thomanerchor, il Coro della Thomaskirche [Chiesa di San Tommaso] di Lipsia - la chiesa di Bach - che anima la Liturgia e che costituisce un’ulteriore presenza ecumenica.

Tre pensieri sul ministero petrino, guidati dal verbo “confermare”. In che cosa è chiamato a confermare il Vescovo di Roma?

1. Anzitutto, confermare nella fede. Il Vangelo parla della confessione di Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16), una confessione che non nasce da lui, ma dal Padre celeste. Ed è per questa confessione che Gesù dice: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (v. 18). Il ruolo, il servizio ecclesiale di Pietro ha il suo fondamento nella confessione di fede in Gesù, il Figlio del Dio vivente, resa possibile da una grazia donata dall’alto. Nella seconda parte del Vangelo di oggi vediamo il pericolo di pensare in modo mondano. Quando Gesù parla della sua morte e risurrezione, della strada di Dio che non corrisponde alla strada umana del potere, in Pietro riemergono la carne e il sangue: «si mise a rimproverare il Signore: …questo non ti accadrà mai» (16,22). E Gesù ha una parola dura: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo» (v. 23). Quando lasciamo prevalere i nostri pensieri, i nostri sentimenti, la logica del potere umano e non ci lasciamo istruire e guidare dalla fede, da Dio, diventiamo pietra d’inciampo. La fede in Cristo è la luce della nostra vita di cristiani e di ministri nella Chiesa!

2. Confermare nell’amore. Nella seconda Lettura abbiamo ascoltato le commoventi parole di san Paolo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede» (2 Tm 4,7). Di quale battaglia si tratta? Non quella delle armi umane, che purtroppo insanguina ancora il mondo; ma è la battaglia del martirio. San Paolo ha un’unica arma: il messaggio di Cristo e il dono di tutta la sua vita per Cristo e per gli altri. Ed è proprio l’esporsi in prima persona, il lasciarsi consumare per il Vangelo, il farsi tutto a tutti, senza risparmiarsi, che lo ha reso credibile e ha edificato la Chiesa. Il Vescovo di Roma è chiamato a vivere e confermare in questo amore verso Cristo e verso tutti senza distinzioni, limiti e barriere. E non solo il Vescovo di Roma: tutti voi, nuovi arcivescovi e vescovi, avete lo stesso compito: lasciarsi consumare per il Vangelo, farsi tutto a tutti. Il compito di non risparmiare, uscire di sé al servizio del santo popolo fedele di Dio.

3. Confermare nell’unità. Qui mi soffermo sul gesto che abbiamo compiuto. Il Pallio è simbolo di comunione con il Successore di Pietro, «principio e fondamento perpetuo e visibile dell’unità della fede e della comunione» (Conc. Ecum Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 18). E la vostra presenza oggi, cari Confratelli, è il segno che la comunione della Chiesa non significa uniformità. Il Vaticano II, riferendosi alla struttura gerarchica della Chiesa afferma che il Signore «costituì gli Apostoli a modo di collegio o gruppo stabile, a capo del quale mise Pietro, scelto di mezzo a loro» (ibid., 19). Confermare nell’unità: il Sinodo dei Vescovi, in armonia con il primato. Dobbiamo andare per questa strada della sinodalità, crescere in armonia con il servizio del primato. E continua, il Concilio: «questo Collegio, in quanto composto da molti, esprime la varietà e universalità del Popolo di Dio» (ibid., 22). Nella Chiesa la varietà, che è una grande ricchezza, si fonde sempre nell’armonia dell’unità, come un grande mosaico in cui tutte le tessere concorrono a formare l’unico grande disegno di Dio. E questo deve spingere a superare sempre ogni conflitto che ferisce il corpo della Chiesa. Uniti nelle differenze: non c’è un’altra strada cattolica per unirci. Questo è lo spirito cattolico, lo spirito cristiano: unirsi nelle differenze. Questa è la strada di Gesù! Il Pallio, se è segno della comunione con il Vescovo di Roma, con la Chiesa universale, con il Sinodo dei Vescovi, è anche un impegno per ciascuno di voi ad essere strumenti di comunione.

Confessare il Signore lasciandosi istruire da Dio; consumarsi per amore di Cristo e del suo Vangelo; essere servitori dell’unità. Queste, cari Confratelli nell’episcopato, le consegne che i Santi Apostoli Pietro e Paolo affidano a ciascuno di noi, perché siano vissute da ogni cristiano. Ci guidi e ci accompagni sempre con la sua intercessione la santa Madre di Dio: Regina degli Apostoli, prega per noi! Amen.



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venerdì 28 giugno 2013

62° anniversario dell’Ordinazione Sacerdotale di Benedetto XVI


Per favore ricordiamoci che domani 29 Giugno (Festa di S.Pietro e Paolo) ricorre il 62° anniversario dell'Ordinazione Sacerdotale del nostro amatissimo Santo Padre Benedetto XVI (e del caro fratello Monsignor Georg Ratzinger). 
Ricordiamolo nelle nostre preghiere, lo ricordino anche i sacerdoti che qui leggono e ricordatelo nelle vostre parrocchie. 
Rendiamo grazie per il dono inestimabile del Suo sacerdozio ministeriale” 
Ecce sacerdos magnus
qui in diebus
suis placuit Deo et incentus est
iustus et inventus est iustus,
Ecce sacerdos magnus
qui in diebus suis placuit Deo
et inventus est iustus.
Un’anima autenticamente pia sta diffondendo sul web questo invito alla preghiera.
Dovrei commentare questo bell’invito alla preghiera per l’amatissimo Benedetto XVI ?
Non occorre !
Lasciamo al nostro cuore la preghiera di ringraziamento al Signore per aver donato all’unica Chiesa di Cristo un così grande Pastore.
Siamo riusciti a comprendere una mente così elevata ?
No !
Nessuno è riuscito a comprendere quanto il Signore ha donato, in intelligenza e sensibilità d’animo, al suo servo fedele Joseph Ratzinger !
Ha prevalso il nostro piccolo orgoglio, 
ha prevalso la nostra superbia, 
ha prevalso la nostra pochezza e durezza di cuore !
Anche nel mio mondo tradizionalista abbiamo cercato più di “tirar dalla nostra parte” la bianca talare del Papa piuttosto che cercare di comprenderne, anche parzialmente, il Suo umile e grande messaggio sempre e solo rivolto “ad Crucem” e per la salvezza delle anime !
Per tornare ai nostri grigi giorni ai miseri chierici che stanno frignando sotto la Cupola di San Pietro per far dimenticare le Liturgie Benedettiane ammoniamo con le parole del Beato Giovanni Paolo II : "Convertitevi, verrà il giudizio di Dio" !!!

"Anche il mio ministero, e di conseguenza anche il vostro, consiste tutto nella fede. E’ difficile questo ministero, perché non si allinea al modo di pensare degli uomini – a quella logica naturale che peraltro rimane sempre attiva anche in noi stessi. Ma questo è e rimane sempre il nostro primo servizio, il servizio della fede, che trasforma tutta la vita: credere che Gesù è Dio, che è il Re proprio perché è arrivato fino a quel punto, perché ci ha amati fino all’estremo". 
(Benedetto XVI ai Cardinali, 21/11/2010)


Ci perdoni o Padre Santo e preghi per noi e per la Chiesa !

Questo video documenta l'ordinazione sacerdotale di 40 diaconi il 29 giugno 1951 nella cattedrale di Frisinga da Sua Eminenza il cardinale Michael von Faulhaber. Tra i 44 diaconi c'è Joseph Ratzinger e suo fratello Georg. L'originale è preso dal portale www.gloriatv.net, senza fondo musicale


video

giovedì 27 giugno 2013

Il successo mediatico di Papa Francesco : tranquilli non sta succedendo niente !

" Il successo mediatico di cui gode ( Papa n.d.r.) Francesco ha un motivo e un costo: il suo silenzio sulle questioni politiche cruciali dell'aborto, dell'eutanasia, del matrimonio omosessuale ". (S.Magister)

Ho letto telefonicamente una parte dell’articolo di Sandro Magister ad un illuminato, onestissimo personaggio, che mi onora della sua amicizia,   "sostenitore" dell’operazione mediatica “Francesco-Bergoglio” .
E’ rimasto in silenzio per qualche secondo.
Poi ha detto pochissime parole : “ LA CHIESA DEVE TENERE !
Io ho aggiunto : “ SI, LA CHIESA CON L’AIUTO DELLO SPIRITO SANTO TERRA' PER  SALVARE LE ANIME !

I primi “cento giorni” di pontificato di Papa Francesco  hanno infastidito  per la continua banalizzazione che il potere massmediatico ne sta facendo  : pare proprio che il “successo” di un Papa e di un pontificato dipenda dall'andare da solo alla macchinetta del caffè , nel risidere a santa Marta ed altre questioni simili della medesima "alta elevatura" che vengono ripetute a martello pneumatico da tutti i commentatori ogni 8 ore come per la somministrazione di un antibiotico ... 
Ci vuole una bella ingenuità a credere che bastino...
E difatti non sono bastati !
Abbiamo l’ardire di accostare le foto dei sempre più frequenti sconvolgimenti atmosferici al crescente abbandono del "sensus ecclesiae" e della dimensione verticale e escatologica della Fede da parte di noi cattolici.
Le parole che copiosamente il Successore di Pietro offre alla nostra riflessione sono condivisibili sia dal punto di vista  cristiano ed umano.
Ci piace  l'attentissima austerità militare del Papa così ripiena di autorità e decisionismo personale.
Ci piace l'evidente mancanza di una costruita umiltà del Successore di Pietro. ( Dopo una breve preghiera, Papa Francesco ha donato al Papa emerito Benedetto l’icona della Madonna “Guarda all’umiltà”, che il 20 marzo, al termine di una udienza privata, il presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, metropolita Hilarion, aveva regalato al pontefice a nome del Patriarca di Mosca e di tutta la della Rus’ Kirill. “I primi passi della Santità Vostra, dopo l’elezione, sono stati caratterizzati dall’umiltà”, aveva detto allora il metropolita Hilarion. E il Pontefice aveva risposto: “Io non ho umiltà, e vi chiedo di pregare perché il Signore me la doni”).
Non ci piace la manovra, intra ed extra ecclesia, di ridurre la Chiesa ad un'organizzazione sociale, rischio più volte denunciato dallo stesso Papa incominciando dalla prima Omelia pronunciata nella Messa alla Cappella Sistina subito dopo la Sua elezione al soglio Pontificio :
"Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore."
Se poi pensiamo alla futura intronizzazione di alcune Commissioni ecclesiali internazionali , utili dal punto di vista umano , ma paventate come preludio alla distruzione del Primato papale di giurisdizione, che ovviamente, more modernistico, verrà operata in modo indiretto, soft, promuovendo la collegialità episcopale e conferendo al Sinodo dei vescovi facoltà anche deliberative ... non possiamo fare a meno di interrogarci : non verrà più espresso il MUNUS DOCENDI del Successore di Pietro ?
Per ora preferiamo pensare che un effettivo restauro della Chiesa Cattolica dovrà avvenire attraverso la rimozione delle incrostazioni tossiche e mondane che si sono accumulate  dopo il Concilio Vaticano II : un misto fra sacro-profano-lecito-illecito che ha fatto sprofondare in una discarica per rifiuti altamente nocivi  l’immagine della Santa Sede, il cuore della Chiesa universale .

Per questo, come cattolici e come fedeli, dobbiamo pregare  lo Spirito Santo perchè illumini il Papa sperando che possa imitare il mai troppo invocato Sisto V nell'urgente opera di risanamento della Chiesa .

Il costante riferimento alla vera Tradizione Cattolica continua ad essere la scelta obbligata per continuare a  tenere bene aperti i nostri occhi di fronte alle follie che caratterizzano la Chiesa degli ultimi cinquant'anni di sragionamenti progressisti ( grazie a Dio i pochi prelati prossimi al mondo tradizionale non hanno mai soggiornato nella “stanza bottoni” della curia… )

Il problema è capire quanti, al giorno d'oggi, siano ancora in grado di ragionare con la propria testa, senza farsi trascinare dai miti post-conciliari e dalla malafede dei mezzi di informazione che ci hanno presentato la chiesa dei primi 100 giorni del pontificato di Bergoglio , quella che "va bene tutto" :  dal comunitarismo al vogliamoci bene; dalla contestazione alle congregazioni romane al mondialismo ; dal cristianesimo arcobaleno al principe rinascimentale

San Francesco di Sales, testimone coraggioso presso i protestanti ginevrini della vera Fede , della Presenza Reale della Santissima Eucaristia e del Primato petrino prega per il Papa e per la Santa Chiesa Cattolica !

Andrea Carradori 




Tranquilli. Non sta succedendo niente... (Rimini, 25/6/2013) 



Tranquilli. Non sta succedendo niente... (Parigi, tempesta del 17/6/2013)

AGGIUNTA PER UNA SERIA E PACATA RIFLESSIONE.

Un amico, intellettuale finissimo dalla limpida e sofferta fede, in riferimento alla mia professione di fiducia nei confronti del Santo Padre ha scritto :  " Ora, se la formazione umanistica e la frequentazione dei classici non mi sia andata in fumo a causa del colesterolo, mi sembra di capire, esemplando:
A- Teresa verra' sottoposta a radioterapia per decisione del Primario che guida i medici dell'Ospedale di Ancona
B- Ma noi crediamo che il ristabilimento di Teresa possa esser conseguito,semmai,in via chirurgica e non a mezzo di radioterapia,che le sara' fatale
C- Per questo(!!!)confidiamo nel Primario che guida lo staff medico dell'Ospedale di Ancona!!!!!!!!!
Caro Andrea Carradori, te lo dico con tutto l'affetto che ti meriti, sono ormai anni che assisto a questa recita della "Fedora" di Giordano (quella di "amor ti vieta" per intenderci).
TUTTE, ripeto TUTTE, e ribadisco TUTTE le novita', le grandi e le piccine, che tu giustamente riprovi, sono o VOLUTE o PERMESSE dal Romano Pontefice: dalla comunione sulle mani alla legittimazione dei Neocatecumenali.
Simul stabunt vel simul cadent.
E' meritorio per l'intento, ma inutile,oltre che offensivo alla Verita' e dannoso per la tua, e nostra, salute mentale, scindere il CHI dal COSA.
E' poi sommamente ridicolo e,soprattutto,NON REGGE!!!"

mercoledì 26 giugno 2013

Festa di San Josemaría Escrivá de Balaguer


Josemaría Escrivá nasce in Spagna il 9 gennaio 1902 e muore a Roma, il 26 giugno 1975. Il 2 ottobre 1928, Dio gli fa vedere l’Opus Dei.

Che gioia poter dire con tutte le forze della mia anima: amo mia Madre, la santa Chiesa!
Cammino, 518

Meditalo con frequenza: sono cattolico, figlio della Chiesa di Cristo! Egli mi ha fatto nascere in un focolare “suo”, senza alcun merito da parte mia.
— Quanto ti debbo, Dio mio!
Forgia, 16


Amalo, veneralo, prega, mortìficati — ogni giorno con più affetto — per il Romano Pontefice, pietra basilare della Chiesa, che prolunga tra tutti gli uomini, nel corso dei secoli e sino alla fine dei tempi, il lavoro di santificazione e di governo che Gesù ha affidato a Pietro.
Forgia, 134


Il tuo più grande amore, la tua massima stima, la tua più profonda venerazione, la tua obbedienza più sottomessa, il tuo massimo affetto, devono essere anche per il Vice-Cristo in terra, per il Papa.
Noi cattolici dobbiamo pensare che, dopo Dio e nostra Madre la Vergine Santissima, nella gerarchia dell'amore e dell'autorità viene il Santo Padre.
Forgia, 135

La fedeltà al Romano Pontefice implica un obbligo chiaro e determinato: conoscere il pensiero del Papa, espresso nelle Encicliche o in altri documenti, e fare quanto è in noi perché tutti i cattolici diano ascolto al magistero del Santo Padre, e adeguino a questi insegnamenti il loro agire nella vita.
Forgia, 633.

martedì 25 giugno 2013

Zelanti e pubblici « persuasori » strangolano la Musica seria !

Un Maestro di Musica, impegnato nel servizio liturgico , è intervenuto su Facebook sulle inopportune dichiarazioni del signor Melloni sul Corriere della Sera ( di cui ci siamo occupati QUI )  per infangare la nobile Arte Musicale presentandola come   una  frivola manifestazione di mondanità e di vanità a discredito dell'alta professionalità degli Artisti - Orchestrali, Coristi e Solisti -  di fama internazionale, che avevano offerto a Papa Francesco   un "regalo" musicale in occasione dell'Anno della Fede ! 
 A.C.

***
“Mi stanno arrivando molti messaggi. Allora, rispondo!!!
Un "certo" Franz Schubert scrisse: "Non compongo mai musica se non sono addirittura costretto da un impulso interiore. Ma allora è questa la vera devozione!".
In questi ultimi due giorni, sono tante le cavolate (secondo il mio umile punto di vista, ovviamente!) lette in merito all'assenza del Papa al concerto di sabato sera, nell'Aula "Paolo VI" in Vaticano.
Anzitutto, mi sembra davvero indelicato -per chi è credente- pretendere di interpretare quella scelta del Papa. 
Certamente, se ha disertato un momento così importante, inserito nel programma ufficiale dell'Anno della Fede, organizzato da un Dicastero Vaticano e non da una semplice associazione, le motivazioni dovrebbero essere certamente gravi. 
Quindi, smettiamola di giudicare il Papa, come delle comari. 
E non solo questo Papa, ma il Papa: sia esso Benedetto, Francesco, Paolo, Giovanni Paolo, Pio, Giovanni, Leone, ecc... PREGHIAMO, piuttosto, PER IL PAPA!
Come musicista, e ancor più come Direttore di Coro, impegnato da più di vent'anni nella liturgia, trovo davvero scandaloso il tentativo di alcuni "giornalisti" di far passare questo messaggio: Papa Francesco non è andato al concerto perché non ama gli eventi mondani. 
Quindi, la IX Sinfonia, o altre monumentali pagine della Musica (quella vera, quella con la M maiuscola, non quella vomitevole fatta da chitarre e mandolini, che gli animi sensibili e l'Eucaristia devono subire durante le Messe!!!) sono da considerare espressioni mondane??? 
Ma fatemi il sacrosanto piacere di stare zitti, giornalisti ignoranti, comari da 4 soldi. 
Il valore altissimo della Musica non solo ha scandito la storia millenaria della Santa Madre Chiesa (come quei primi Martiri che cantavano davanti a Nerone, mentre morivano...), ma è stata chiarissimamente CONFERMATA dal Concilio Ec. Vat. II e da tutti i Romani Pontefici che hanno "cinto la Tiara" dopo il Concilio. 
La Musica è PARTE INTEGRANTE della vita della CHIESA, perché espressione eloquente della perfezione della SS. Trinità, come nessun'altra forma artistica in mano all'uomo.
Perciò, cari giornalisti, le cavolate che scrivete lasciatele nell'oscurità dei vostri cassetti e della vostra piccola mente.
Leggendo queste sciocchezze, si ha davvero l'impressione che l'Occidente sia ormai arrivato al suo definitivo tramonto.
Come si può offendere una partitura di quel genere, apostrofandola come "mondana"? Meditiamo, gente. 
Meditiamo.
Stiamo alla fine e, forse, non ce ne stiamo rendendo conto.
Il problema sul quale stiamo "meditando" consiste nel tentativo, da parte di molti giornalisti, ma non solo, anche molti ecclesiastici, di tirare il Papa "per la giacca", o meglio dire per la talare... Povero Papa Francesco, ognuno lo vorrebbe secondo i propri comodi. 
Ma dobbiamo pensare al bene della Chiesa, non alle nostre idee. 
La bufala più grossa, però, è quella di incastonare la musica di Beethoven in un evento considerato mondano... Che vergogna!!!”
Un Maestro di Musica Sacra

La battaglia contro la banalità e contro la vuota retorica populista e demagogica alla Melloni è già persa caro Maestro !
Già nel lontano 1977 Carlo Belli, grande intellettuale dalla  fede limpida e forte, uno dei padri del movimento tradizionalista italiano e europeo , onde commentare uno dei tanti casi di “nuovo integralismo” che i mass media stavano imponendo alle già intorpidite menti scrisse queste parole :

« Questo tipo di ragionamento ( dittatoriale - integralista di stampo progressista-populista n.d.r.) che circola nella maggioranza bene addottrinata dagli zelanti e pubblici « persuasori », è come una fortezza chiusa. 
Non vi si penetra. 
La viziosità che lo compone soddisfa la inattaccabile pigrizia nella quale trova dolce riposo la mente dei più.
Per virtù di questo dolce riposo, il tiranno (ed è una delle conseguenze), può conseguire vittoria duratura non soltanto in politica, ma nella filosofia e persino... 
Inutile ragionarci sopra. 
Si tratta di una forza semplice e massiccia che ha nome, appunto, pigrizia; e lo sa il Potente, ossia l'Anonimo che impone la'propria volontà con gli strumenti di cui è padrone — stampa, radio, televisione, ecc. — manovrati in modo da favorire sempre più il torpore delle menti; ingenium incultu atque socordia torpescit, l'ingegno illanguisce per mancanza di cultura e per viltà. 
Di questa massima sallustiana, l'Anonimo ha sempre fatto tesoro.
Ciò non significa che si debba rispondere alla pigrizia con la pigrizia: si può, ed anzi si deve, entrare nel « parco-buoi », per dirla con poco caritatevole locuzione, e combattere lo stato letargico in cui giacciono quelle menti, fino ad aprire una breccia nel grasso che le circonda. 
Il lavoro richiede soltanto pazienza, e qualche volta riesce, perché in quei loculi mentali non vi è malizia, non vi sono prevenzioni, o calcolo, o opportunismo: soltanto torpore.
Malizia, prevenzione, calcolo, opportunismo, si riscontrano ben più frequentemente in quel tipo di uomo (o di donna), che passa per « informato », o addirittura colto; capace di servirsi abilmente della penna non meno che della parola. 
Datogli un tema, costruirà castelli verbosi a non finire: torbide, soffocanti parole, tali da ubriacare perfino chi le scrive. 
Il lettore segue perplesso quei contorcimenti della verità, quei distorti sillogismi, quel tacere ciò che andrebbe detto, il presentare rovesciate le argomentazioni più lampanti. 
S'inoltra a stento nella palude e spesso deve forzare se stesso per trattenere lo sdegno: le irrisioni non hanno nulla a che fare con la scettica eleganza; appaiono rozze, ciniche, blasfeme; la volgarità le appesantisce perché l'ironia, quando appena affiora, subito si volge in verdastro sarcasmo, colore-indice di occulto travaso biliare, ha menzogna lampeggia senza pause sulla palude; l'astio, l'acredine vi producono un tuono incessante.
Perché? Qual'è la ragione che suscita tanto insensato clamore? 
Parrebbe di poter rispondere: la cupidigia di servilismo ».( Carlo Belli, Notiziario di UNA VOCE ITALIA, Maggio-Luglio 1977, a proposito della celebre Conferenza di Mons.Marcel Lefebvre a Palazzo Pallavicini di Roma - giugno 1977 - Vedere QUI la spiegazione della frase ).


Ospedaletto Euganeo (PD) : Santa Messa in rito romano antico


Il Coetus Fidelium Maria Regina Familiae annuncia che
Domenica 30 giugno 2013 - ore 11.30
presso il Santuario della Madonna del Tresto - Ospedaletto Euganeo (PD)
 sarà celebrata la SANTA MESSA in rito romano antico
da un frate Francescano dell'Immacolata 

sarà presente la Schola cantorum Scriptoria.

Per contattare il Gruppo Regina Familiae: 320.33.77.635; 349.720.17.94, coetusfidelium.euganeus@gmail.com

lunedì 24 giugno 2013

Cupidigia di servilismo

La notizia dell’improvvisa defezione di Papa Francesco al Concerto Sinfonico-Corale ospitato nell’Aula Paolo VI per l’Anno della Fede sarebbe passata nel dimenticaio se non fossero intervenuti i soliti “ volontari pseudo-pontifici del soccorso mediatico a questo papa”.
Dalle laiche colonne di ( già) prestigiosi quotidiani italiani abbiamo appreso una nuova definizione appiccicata ai Concerti di Musica Classica : EVENTI DI MONDANITA’.
Pur di non danneggiare l’immagine del Papa ( ASSENTE PER MOTIVI CERTAMENTE COLLEGATI AL SUO ALTISSIMO MINISTERO PASTORALE) gli affamati di “cupidigia di servilismo” non hanno esitato a ridurre le altissime vette dell’arte musicale, la parte migliore dell’uomo, come espressioni di frivola vanità "peraltro non insolita fra i grandi personaggi della curia".
Offese direttamente scagliate contro gli   Organizzatori dell’Anno della Fede e contro il Direttore dell’Osservatore Romano che , nell’edizione on line, del giorno precedente all’evento aveva scritto “ La Nona di Beethoven in Vaticano. Come un inconsapevole Colombo
In occasione dell'Anno della fede il Pontificio Consiglio per la Promozione della nuova evangelizzazione organizza un concerto che si tiene, alla presenza di Papa Francesco, nel pomeriggio di sabato 22 giugno, nell'aula Paolo vi in Vaticano. L'Orchestra sinfonica nazionale della Rai diretta da Juraj Valčuha e il Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretto dal maestro Ciro Visco, eseguono il capolavoro sinfonico-corale di Ludwig van Beethoven: la Sinfonia n. 9 in re minore op. 125 per soli, coro e orchestra. « È sempre un'emozione dirigere la Nona di Beethoven - dice -Juraj Valcuha ( Direttore principale dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, che ha condotto il Concerto nell’aula Paolo VI N.D.R)  ma lo è ancora di più in un luogo come il Vaticano, alla presenza di Papa Francesco. Perché è una sinfonia che parla degli uomini come fratelli, e della gioia che questa fratellanza universale porta con sé ».
Si potrebbe ( per assurdo ) anche non condividere l’amore per la Musica Classica, un atteggiamento possibile in una società civile di cui i quotidiani sono espressione,  ma non è lecito in nessun modo stravolgere la verità infognando nella gogna mediatica con le espressioni di "eventi mondani e vanitosi"  l’altissimo valore etico ed artistico dei Concerti di musica sinfonica e corale ignorando che l'Orchestra Sinfonica della RAI ed il Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia sono delle vere "eccellenze" italiane e come tale meritano di  essere valorizzate soprattutto in questo periodo di crisi morale ed economica !
Questi eccessi di servilismo rendono ridicoli anche i Quotidiani che si prestano a continui  e quanto mai strani  “lecchinaggi” nei confronti del Papa .
Ancora una volta il signor Melloni ha perso l'occasione di tacere per dimostrare concretamente di amare il Papa, Successore di Pietro, a cui temerariamente  osa attribuire  atti  : " come sempre illuminanti e predittivi di un intero sviluppo pontificale...".

Andrea Carradori

* CUPIDIGIA DI SERVILISMO : " ... Locuzione divenuta famosa, questa, da quando ebbe a pronunciarla Vittorio Emanuele Orlando in una memorabile seduta della Camera dei Deputati, nel primo dopo-guerra. Chi scrive, ricorda l'illustre personaggio, assalito letteralmente dalle sinistre, (ma anche dal centro), non appena pronunciata la frase; preso a spintoni, difeso a stento dagli uscieri, cacciato fuori dell'aula. Con quelle parole, l'Orlando intendeva denunciare un atteggiamento che già allora appariva evidente nella massa dei parlamentari: la volontà, cioè, dì conformarsi a una sola idea, purché stabilita dall'ente più forte, o supposto tale; il desiderio di immettersi prontamente nella scia comune, il piacere dì correre al sostegno del potente.
Questi propositi (e il lettore ci metterà per conto proprio l'aggettivo che meritano), non appartengono soltanto ai politici di mestiere. E' storicamente accertato che essi fanno ressa nei reconditi sentimenti dei cosidetti « intellettuali »: mettersi in fila, al comando del Potente, quale esso sia. Porre il proprio ingengo al suo servizio. Emergere in questo zelo. Possiamo supporre che ciò sia un retaggio delle età medioevali e rinascimentali: l'ossequio dovuto dall'artista e dall'uomo colto, al Prence. Perché il Prence va in ogni modo servito. Quale esso sia". ( Carlo Belli, Notiziario di UNA VOCE ITALIA, Maggio-Luglio 1977, a proposito della celebre Conferenza di Mons.Marcel Lefebvre a Palazzo Pallavicini di Roma - giugno 1977 -)



POST SCRIPTUM di Sandro Magister – Esattamente allo scoccare del suo centesimo giorno da papa, il 22 giugno, Francesco ha compiuto un gesto che ha lasciato interdetti, questa volta, anche alcuni dei suoi più convinti estimatori.

Per un'imprecisata "incombenza urgente e improrogabile" – fatta annunciare solo all'ultimo minuto e dopo averne tenuto all'oscuro anche "L'Osservatore Romano" stampato nelle stesse ore – ha lasciata vuota la sua poltrona al centro dell'aula delle udienze, dove stava per essergli offerto, nell'occasione dell'Anno della fede, l'ascolto della Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven, poi effettivamente eseguita in sua assenza.

"Non sono un principe rinascimentale che ascolta musica invece di lavorare": questa è la frase che gli è stata messa in bocca da alcuni "papisti" di curia, inconsapevoli di recargli con ciò solo danno.

Per lo storico della Chiesa Alberto Melloni il gesto ha la grandezza di "un rintocco solenne, severo", che conferma lo stile innovativo di Francesco.

Ma in realtà, esso ha reso ancor più indecifrabile l'inizio di questo pontificato.

Lo slancio evangelizzatore di papa Francesco, il suo voler raggiungere le "periferie esistenziali" dell'umanità, avrebbe infatti un veicolo di straordinaria efficacia proprio nel grande linguaggio musicale.

Nella Nona di Beethoven questo linguaggio raggiunge vette sublimi, si fa comprensibile al di là di ogni confine di fede, diventa un "Cortile dei Gentili" di incomparabile suggestione.

All'ascolto pubblico di ogni concerto, Benedetto XVI faceva seguire sue riflessioni che toccavano nel profondo le menti e i cuori.

Un anno fa, dopo aver ascoltato nel teatro alla Scala di Milano proprio la Nona Sinfonia di Beethoven, papa Joseph Ratzinger aveva così concluso:

"Dopo questo concerto molti andranno all’adorazione eucaristica, al Dio che si è messo nelle nostre sofferenze e continua a farlo. Al Dio che soffre con noi e per noi e così ha reso gli uomini e le donne capaci di condividere la sofferenza dell’altro e di trasformarla in amore. Proprio a ciò ci sentiamo chiamati da questo concerto".


Da : http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350544

( HA COMMENTATO UN MUSICISTA SU FACEBOOK "Se si fosse trattato di un concerto pop o rock ( I PAPALINI DEL PIO SOCCORSO MEDIATICO ALLA MELLONI n.d.r. ) avrebbero detto lo stesso? Molto spesso i professori d'orchestra suonano gratis e vivono di stenti, i cantanti pop o rock invece... La musica colta non e' certo simbolo di mondanita', lusso e frivolezza. Un commento di questo tipo puo' demolire per sempre un settore gia' in crisi cronica. Basta populismo!!! " )

Anche  FAMIGLIA CRISTIANA , che non si può certamente accusare di " mondanità e di vanità" nel dare la notizia dell'evento concertistico aveva scritto : 
" Un regalo per il Papa: la "Nona" di Beethoven
È noto l'amore di Francesco per la grande musica. Oggi l'Orchestra della Rai gli renderà omaggio eseguendo il capolavoro di uno dei suoi autori preferiti ".

venerdì 21 giugno 2013

Il papato di Benedetto XVI è stato come un grande esorcismo che lui ha condotto sulla Chiesa"

" Cari amici,
qualcuno mi ha chiesto il motivo del mio silenzio su questo blog in queste ultime settimane.
Non è semplice dirlo.
In due parole, banalmente, potrei dire che sto sentendo ancora tutto lo sconvolgimento provocato dallo choc delle dimissioni di Papa Benedetto e della elezione di Papa Francesco.

Mi spiego.
Non è per il fatto di una sintonia affettiva con questo o quel Papa. Il papa è papa e basta, chiunque sia, punto.

E dunque non è per un sentire mio personale, quanto piuttosto, direi pure ecclesiologico, se non veramente perciò teologico.
Il fatto è che ho l'impressione che ci sia quasi una voglia di "normalizzazione" nell'ambito ecclesiale (ma anche in buona parte del mondo esterno alla Chiesa) quasi a voler richiudere in fretta la parentesi del pontificato di Benedetto XVI.
Come se questi non ci fosse mai stato.
Non è un problema di continuità con Francesco: che c'è, almeno nel richiamo al suo magistero.
E' come se di fatto, anche tra quelli che credevamo essere tra i più vicini a papa Benedetto, di questo papa si sia avvertito solo la sua "scomodità".

Non si tratta di croci d'oro o di scelte liturgiche diverse o di sensibilità teologiche pre o post conciliari, credo che Benedetto XVI sia stato "indigesto" un po' alla maggioranza della gente (anche vescovi e preti, anzi, forse più vescovi e preti che laici) perché invece di presentare un cristianesimo tutto zucchero e miele e buono per tutti, è andato al cuore del dramma del mondo contemporaneo: la scomparsa di Dio dall'orizzonte del cuore dell'uomo, e quindi al dovere della Chiesa di ricentrare la sua missione sull'unicum necessario, l'annuncio del vangelo. E questo comporta anche il dovere della Chiesa di convertirsi e di rinnegare il male che ne deturpa il volto e che rischia di inficiarne la testimonianza.
Benedetto ci ha riportato al "realismo cristiano" che è l'insegnamento a fondamento della fede cattolica: che significa mettere al centro l'uomo e Dio, il peccato e la grazia.
E cioè ci ha ricordato che il cristiano è nel mondo ma non del mondo.
Se il cristianesimo viene ricondotto in una cornice solamente intramondana è ridotto a filosofia, a morale, ma non è più l'evento che salva e la Chiesa non è più il Corpo di Cristo nel mondo ma solo un club (diviso tra l'altro tra chi lo vorrebbe esclusivo e chi lo pensa nazional-popolare) che pensa solo a ridurre la fame nel mondo.

Chiaramente Benedetto è stato scomodo sia per quelli che pensano solo alla fede come fuga mundi, sia per coloro che vorrebbero che la fede sia solo l'espressione dell'impegno per migliorare questo mondo.
Ma a che giova all'uomo (e alla stessa Chiesa) guadagnare il mondo intero se poi perde la sua anima?
Ecco Benedetto ci ha fatto ripensare all'anima, all'impegno per salvarla: cioè a Dio, alla voglia di contemplare il suo volto. Ché per questo noi siamo fatti.
Contro ogni tentativo di ridurre il cristianesimo ad una sorta di religione civile o ad un umanesimo senza Dio (che solo a scriverlo sembra di un'assurdità così lampante che ci si meraviglia di come alcuni non si rendano conto di questa lapalissiana evidenza).

Quello che mi meraviglia (ma poi mica tanto) dunque è come nel mondo cattolico ci sia questo tentativo di far rientrare tutto nella ordinarietà e nella "continuità" così da esorcizzare non solo lo scandalo di un pontificato tutto vissuto da papa Benedetto all'insegna della parresia, la franchezza cristiana, ma lo stesso scandalo della sua rinuncia al papato.
Così tutto è letto come se il suo pontificato fosse stato una parentesi di nostalgia ecclesiale un po' retrò e la sua rinuncia come se fosse il pensionamento di un vecchietto che finalmente arriva all'agognato riposo.

Ma il pontificato di Benedetto brillerà sempre più nel futuro (la storia è giudice equanime) come uno dei più moderni della storia, dove moderno sta correttamente per un confronto con la contemporaneità e le istanze della secolarizzazione, e perciò come un pontificato profetico (e come tutte le profezie sarà il suo svelamento nel futuro a rivelarlo in tutta la sua grandezza).
E perciò la sua stessa rinuncia al papato ha tutti i contorni di una profezia che come Chiesa forse si stenta a comprendere (o si rinuncia a comprendere) e che pure ha una sua valenza tutta da decifrare.
Stranamente ciò che la teologia ha rinunciato a comprendere (ad oggi non mi risulta che ci sia stato qualche tentativo da parte di qualche teologo di leggere teologicamente la rinuncia - e tutto il papato - di Benedetto XVI: forse troppa fretta di chiudere il caso?) è stato oggetto di riflessione da parte di pensatori laici, e non solo del giornalista cattolico Socci o dell'ateo devoto Giuliano Ferrara. Mi riferisco al laico Massimo Cacciari col suo Il potere che frena e l'altro laico Giorgio Agamben con Il mistero del male. Benedetto XVI e la fine dei tempi.

Non è questo il luogo di entrare nel merito di due scritti che da opposte visioni eppure arrivano a medesime conclusioni: che il gesto del Papa vada letto in un'ottica escatologica. Che cioè vada inquadrato nella lettura che l'Apocalisse (ma non solo, anche Paolo) fa della storia, come del luogo in cui si concentra lo scontro tra il Cristo e le potenze del Male. In ultima analisi tra il Cristo e l'anticristo. E l'anticristo, pur essendo animato dalla spirito del mondo, che è il satana, nasce sempre da un contesto ecclesiale, come se lo spirito del mondo fosse riuscito a entrare nella Chiesa e quasi a trionfarne. Non è un caso che Benedetto XVI ricordasse sempre che i veri nemici che attaccano la Chiesa nascono dal suo interno e ne provocano tutta la sua sporcizia. La pedofilia, la corruzione, l'attaccamento demoniaco al denaro e al potere nella Chiesa nascono proprio come espressione anticristica: non si possono leggere come fattori sociologici ma come espressione della lunga apostasia di parte della Chiesa dal suo Signore, e quindi da decriptare teologicamente. In ciò Benedetto, come ogni profeta, è stato incompreso ed inascoltato (o dovremmo dire volutamente equivocato?).

E' come se la Chiesa non comprendesse più se stessa e a chi volesse ricondurla alla sua identità originaria opponesse un netto rifiuto.
Perché di fatto non c'è più una Chiesa ma tante chiese quante sono le teste che la pensano, siano essi vescovi, preti o laici!

Il problema si complica quando si pensa che una incomprensione del ruolo della Chiesa e del cristianesimo porta pure all'incapacità di leggere la storia del mondo o quanto meno ne provoca una lettura distorta. E al ruolo del cristiano nel mondo.
E' come se la lettura buonista del mondo che si è avuta nel postconcilio abbia provocato la rinuncia ad una lettura teologica, e quindi escatologica, della storia.
Perché un conto è dire che si aspetta il ritorno del Signore e la venuta del suo regno, un conto è dire che siamo qui sulla terra per costruire la civiltà dell'amore e rendere il mondo migliore e basta.
Perché il regno di Dio non è semplicemente questo mondo reso migliore dall'impegno degli uomini (altrimenti Dio che ci starebbe a fare?).

Una prova della rinuncia a una lettura escatologica della storia, e quindi alla incapacità di leggere teologicamente la storia stessa della Chiesa ed un evento epocale quale il pontificato e la rinuncia di Benedetto, è stata la marginalizzazione di tutta una letteratura non solo cattolica, ma anche anglicana e ortodossa, che - profeticamente - agli inizi del '900 aveva descritto con incredibile lucidità l'apostasia della Chiesa e dell'Occidente cristiano fino a preconizzare i segni della venuta dell'anticristo. Mi riferisco al Soloviev dei Tre dialoghi e il racconto dell'Anticristo (scritto nel 1900), e al romanzo (scritto nel 1903) di Robert Benson, Il padrone del mondo, in cui l'apostasia ecclesiale è introdotta dal trionfo del naturalismo, dell'animalismo, del pacifismo, dell'umanitarismo, dell'unione europea in chiave anticristiana... fino alla introduzione di un governo mondiale stile Grande Fratello ante litteram: cose che scritte un secolo fa sembrano essere la cronaca di quanto ultimamente avviene ai nostri giorni. Dove la sorte finale sarà quella del trionfo, dopo la sua durissima prova, della Catholica e del papato.

Perché si è perso questo sguardo cattolico? Perché mentre un russo ortodosso e un anglicano inglese (capofila di illustri intellettuali che dopo Newman, nel '900 si convertiranno al cattolicesimo, quali Chesterton, Green...) vedono la salvezza nella chiesa cattolica, in Pietro, i cattolici oggi hanno quasi paura di dirsi tali? Ci si dice solamente cristiani, dove cristiano sta per un ondivago sentire buonista che comprende di tutto di più ma a volte senza ormai il solo Cristo!

Benedetto XVI ha confessato che proprio i libri suddetti sono stati tra quelli che hanno contribuito alla sua formazione teologica (perché a volte un buon romanzo è meglio di un libro di teologia scolastica), così come hanno nutrito le altre grandi menti del '900, anche laiche.
Ora è come se questo filo si sia spezzato.

Non so - e mi si scusi l'ardire e non vuole essere un giudizio - se questi libri concorrono ancora alla formazione del sentire cattolico dei nostri preti e dei nostri vescovi, di chi dovrebbe cioè educare alla forma cattolica del vivere la fede cristiana.
Se sento la gioia di essermi potuto formare alla scuola di questa grande tradizione cattolica, sento oggi la pena e la solitudine di non riuscire a comunicare questo sentire cattolico con altri, seppure ecclesialmente impegnati, fossero anche preti e vescovi (e se non con loro, vuoi che ci riesca con semplici laici buoni ma imbottiti di idee "moderniste"?).

Oggi sperimento quasi quella che un grande epistemologo chiamò la "incomunicabilità dell'evidenza". Come se ci fosse una sorta di follia collettiva che impedisca di vedere ciò che pure dovremmo vedere: "magari foste ciechi..."
La rinuncia di Benedetto ci provoca e ci riporta alla lotta contro l'anticristo che ognuno di noi deve condurre.

Il papato di Benedetto è stato come un grande esorcismo che lui ha condotto sul corpo malato, indemoniato, della Chiesa: e come ogni esorcista sa, ogni scontro col nemico indebolisce le forze di chi vi lotta contro. Benedetto XVI ha esaurito le sue forze in questo combattimento contro le forze del Male che gli hanno riversato contro ogni sporcizia della Chiesa fino a fargli provare lo sconforto dell'abbandono e del tradimento. Per questo si è fatto da parte, per continuare a combattere con l'unica arma efficace che è la preghiera, e per dare l'opportunità a nuove e fresche forze di subentrare in questa lotta: non dimentichiamo che non c'è predica quotidiana in cui papa Francesco non richiami i tentativi del diavolo di stravolgere l'opera del Cristo e della Chiesa.

Una cosa che vorrebbero farci dimenticare: che la maggior parte dei miracoli di Cristo sono stati esorcismi.
il diavolo ha ingannato tanti col far credere che lui non esiste. Ma il suo gioco è stato scoperto.
Questi sono i suoi colpi di coda, i più pericolosi, prima della sconfitta finale, perciò non possiamo più essere ingenui.
Questo è il tempo dell'Armagheddon ".

Pubblicato da Padre Ignazio La China


mercoledì 19 giugno 2013

Messer Lutero : è proprio necessario dargli soddisfazione ?

Dal cassetto dei miei ricordi adolescenziali prendo un Articolo di UNA VOCE del Maggio-Agosto 1974 ( notiziario 20-21 ) .
E’ incredibile la mia vita : pensavo che tali tematiche fossero state definitivamente archiviate grazie alla ritrovata "ermeneutica della continuità" e al “sentire cum Ecclesia” ed invece … le ho dovute ripescare 39 anni dopo ... perché esse sono purtroppo assai attuali !
E' vero, come mi fa notare un Teologo, a contatto, per motivi residenziali, con il mondo protestante che la Chiesa Cattolica post conciliare " Più che Lutero si è spinta verso Zwingli e in alcuni casi pure verso il pentecostalismo. Naturalmente i protestantizzatori post conciliari hanno preso dalle liturgie protestanti il peggio del peggio.  
La cosa migliore , la musica,  essendo troppo difficile per le loro menti sapeva troppo di vetus: volete mettere un corale o composizione d'Organo di Schutz, Buxtehude, Bach,Telemann con l'eleganza e la raffinatezza di Spoladore, di Giombini o le messe di requiem a suon di  Bella Ciao, John Lennon, Ligabue, Enrico Petrillio, Paul Simon, Bob Dylan?..."  
L'articolo del 1974 citando genericamente Lutero critica tutto il variegato e composito mondo della riforma protestante.
Fra poche ore, 20 giugno, ne leggeremo delle belle … prepariamoci ...
Andrea Carradori

E’ PROPRIO NECESSARIO DARE SODDISFAZIONE A MESSER LUTERO ?

UNA VOCE  Maggio-Agosto 1974 ( notiziario 20-21)  

« E' notorio che fra le ragioni addotte per giustificare la riforma liturgica vi è l'ecumenismo, il desiderio cioè di facilitare l'unione e l'incontro di tutti i cristiani; altrettanto notoria è l'attiva presenza di « esperti » protestanti nelle commissioni che elaborarono la riforma. 
Non è male quindi, nel valutare il sacrificio che della Messa è stato fatto sull'altare dell'ecumenismo, rammentare le parole di Lutero, cariche di un forsennato odio contro la concezione cattolica della Messa e contro il Canone romano.
Queste parole assumono poi un estremo e gravissimo rilievo se si pone mente ad alcuni fatti quale la stupefacente affermazione del « Messale dei fedeli per il 1973 » (testo in uso nei Paesi di lingua francese, pubblicato con l'Imprimatur di Mons. R. Boudon vescovo di Mende e presidente della commissione liturgica francofona) che nella Messa « si tratta semplicemente di fare memoria dell'unico sacrificio già compiuto », proposizione francamente luterana e formalmente condannata dal Concilio di Trento. 
In questa prospettiva appare pure sinistramente significativo l'abbandono del Canone romano, tanto odiato da Lutero, invalso ormai nella pratica liturgica benché esso sia com-preso, con piena parità di diritto, anche nei messali riformati.

E' una domanda curiosa e insolita che ogni cattolico deve porsi. 
Poiché nessuno di noi ignora che parecchi protestanti hanno partecipato alla fabbrica della nuova messa, e poiché i luterani hanno ammesso la possibilità di utilizzare anch'essi la nuova liturgia, vuol dire dunque che essa risponde in pieno alla loro fede.
Ciò sembra altresì voler dire che messer Lutero sarebbe soddisfatto di questa messa e che, se tornasse fra i vivi, l'utilizzerebbe. 
Allora, su che cosa di tanto importante abbiamo mollato, noi, che Lutero ne sarebbe soddisfatto?...
Ce lo dice lui stesso. 
Prima nel suo Contra Enricum Regem Angliae (Werke, t. X, sez. II):
« Quando avremo fatto crollare la Messa, penso che avremo fatto crollare tutto il Papato. Perché è sulla Messa, come su roccia, che il Papato intero si appoggia, con le sue dottrine e diocesi, con i suoi monasteri e ministeri e collegi e altari, cioè con tutto il suo ventre ».
E in seguito, nella sua predica sulla prima Domenica d'Avvento ( Werke, t. XV, p. 774):
« Io sostengo che tutti i lupanari, gli omicidi, gli stupri, gli assassinii e gli adultèri messi insieme, sono meno cattivi di quell'abominio che è la Messa papista.
« Dichiariamo in primo luogo che non è mai stata nostra intenzione abolire totalmente il culto di Dio, ma soltanto purgare quello in uso di tutte le aggiunte con cui è stato insozzato: parlo di quell'abominevole Canone, che è una silloge di lacune fangose; si è fatto della Messa un sacrificio; si sono aggiunti degli offertori. 
La Messa non è un sacrificio o l'azione del sacrificatore. 
Consideriamola come sacramento o come testamento. 
Chiamiamola benedizione, eucarestia, o mensa del Signore, o Cena del Signore, o memoria del Signore. La si chiami in qualsiasi altro modo, a patto che non la si sporchi col nome di ' sacrificio ' o di ' azione ' ».
Ecco, è molto semplice. 
Ma come son giunti, tutti questi signori che si sono tolta la talare, a non pronunciare più, a non pronunciare mai, né la parola ' Messa ' né la parola ' sacrifìcio ', che vanno fin troppo insieme congiunte e che paiono bruciare sulle loro labbra?... 
Eccoli, ora, tutti fieri e contenti di avere a disposizione una serie di designazioni. 
Ne traggono l'illusione di una felice libertà: la libertà di poter infine abbagliarci con i loro sproloqui. Che gioia essersi liberati della Santa Obbedienza! 
Ah, poter inventare « pasti » e brindisi, banchetti e canti, gesti e danze!
Ma che pena constatare che i protestanti non hanno nemmeno tentato di profittare delle nostre vigliaccherie per venire a noi da veri fratelli! 
Se noi l'ignoriamo, essi però sanno che messer Lutero non sarebbe ancora soddisfatto, perché quella Roma che per lui era la Rossa Prostituta, egli la voleva morta e sepolta.
Fintanto che ci sarà un cattolico sulla terra, messer Lutero non sarà soddisfatto.
Avviso ai ciechi: quando un cieco conduce un altro cieco, cadono entrambi nella fossa dei serpenti.
Marie Carré 
(da Lumière, n. 122, Juillet 1974) »

Immagine allegata . Uno dei tanti episodi della riforma luterana : i protestanti che uccidono Sacerdoti, Religiosi e Religiose cattolici catturati in un Monastero.

Maria Mater Ecclesiae , ora pro nobis !

martedì 18 giugno 2013

«La via verso la santità è aperta a tutti» ( San Massimiliano M. Kolbe )

La santità si raggiunge compiendo scrupolosamente la propria missione. Ogni uomo nasce con le capacità proporzionate alla missione a lui affidata e, per tutto il corso della sua vita, l'ambiente e le circostanze, tutto contribuisce a rendergli possibile e facile il conseguimento dello scopo. E in tale conseguimento dello scopo consiste appunto tutta la perfezione dell'uomo; e con quanta maggiore precisione uno realizza il proprio compito, quanto più scrupolosamente compie la propria missione, tanto più è grande e santo agli occhi di Dio ( San Massimiliano M. Kolbe )


«La via verso la santità è aperta a tutti». (SK 1004)
«Per natura l’uomo tende al proprio perfezionamento non soltanto fisico e intellettuale, ma anche morale; perciò nella storia dell’umanità ci incontriamo ovunque in persone che sono considerate superiori non soltanto rispetto alla gente comune, ma anche a individui dotti e queste persone vengono chiamate : santi»….”Falsa è pure l’idea, abbastanza diffusa, che i santi non siano stati simili a noi. Anch’essi erano soggetti alle tentazioni, anch’essi cadevano e si rialzavano, anch’essi si sentivano oppressi dalla tristezza, indeboliti e paralizzati dallo scoraggiamento. Tuttavia, memori delle parole del Salvatore: «Senza di me non potete far nulla” [Gv 15,5], e di quelle di san Paolo: “ Tutto posso in colui che mi dà forza” [Fil 4,13], non confidavano in se stessi, ma, ponendo tutta la loro fiducia in Dio, dopo ogni caduta si umiliavano, si pentivano sinceramente, purificavano l’anima nel sacramento della penitenza e poi si mettevano all’opera con un fervore ancora maggiore”. Allorché s. Scolastica chiese al fratello s. Benedetto che cosa fosse necessario per raggiungere la santità, ottenne questa risposta: «Bisogna volere» ( San Massimiliano M. Kolbe )

domenica 16 giugno 2013

L'ABOMINIO !


Sapendo di essere letti e osservati siamo soliti moderare frasi e parole di commento alle "malefatte" di una parte della chiesa ( mondanizzata e lontana dalla sospirata semplicità evangelica ) con la nobile speranza di salvare, almeno nelle nostre vallate, la devozione  dei nostri padri :  santo antidoto contro il modernismo corruttore delle anime e della società .
Ben conosciamo  purtroppo la feroce  repressione e le rappresaglie del Potere progressista,  ancora  egemone nelle diocesi e nelle conferenze episcopali.
Se avessimo l'ardire di tentare di usare la nostra "campagnola" diplomazia per approntare una sia pur minima "giustificazione" dell'atto di pubblico culto ritratto in questa foto, ne scaturirebbe un' ulteriore offesa e bestemmia contro la Trinità Santissima e Beata :  il gesto cultuale in onore di alcune divinità pagane per le mani consacrate di un Cardinale, Vescovo e Sacerdote di Cristo Signore   è abominio a Dio  come tale non può e non deve essere accettato da un Cattolico e da un Cristiano !

Rispettare la religiosità di altri popoli e cooperare con loro per prevenire povertà, disuguaglianze sociali, guerre e conflitti non significa riconoscerne la validità dei culti pagani e dei falsi idoli.
Solo Dio è il Signore e il Suo unico figlio Gesù Cristo il nostro Salvatore !!!
A causa di questa nostra netta e chiarissima posizione il Potere, novatore e modernista, farà del tutto per toglierci le Messe nel rito della Chiesa di sempre ???
Può darsi ma il nostro cuore non può vacillare neppure di fronte a questa prospettiva spaventosa per la nostra spiritualità : sarà Dio, giusto Giudice, a ridarci, quando ce la meriteremo,  la Liturgia dei nostri padri che i nemici di Cristo e della Santa Religione Cattolica perfidamente ci tolsero !

DIGNARE ME LAUDARE TE VIRGO SACRATA DA MIHI VIRTUTE CONTRA HOSTES TUOS !


Fa che le mie labbra impure non siano troppo indegne ...dammi forza contro i Tuoi e i miei nemici.



Sua Eminenza Rev.ma il Signor Cardinale Jean-Louis Pierre Tauran, Cardinale Proto-diacono di Santa Romana Chiesa, che dopo l'ultimo Conclave ha dato l'annuncio dell'elezione del nuovo Papa Francesco,  viene ritratto nella foto nell'atto di   concelebrare con il ministro sikh in un rituale dedicato alle loro divinità.

Andrea Carradori 

( Chissà cosa ne pensa P.Lombardi di questa concelebrazione cultuale in onore degli idoli sikh ...)




sabato 15 giugno 2013

Papa Francesco e l'Arcivescovo Anglicano Justin Welby

Papa Francesco e l'Arcivescovo di Canterbury Justin Welby, Primate della Comunione Anglicana, 14 giugno 2013.
Dietro al Papa spuntano due mani allargate !

Postiamo  il commento di un Teologo : 

Se lo diciamo agli Anglicani perchè dovremmo tacerlo ai Cattolici ?

"Dalla preghiera si rinnoverà giorno per giorno l’impegno a camminare verso l’unità, che potrà trovare espressione nella collaborazione in diversi ambiti della vita quotidiana. Tra essi, particolare significato riveste la testimonianza del riferimento a Dio e della promozione dei valori cristiani, di fronte ad una società che sembra talora mettere in discussione alcune delle basi stesse della convivenza, quali il rispetto verso la sacralità della vita umana, o la solidità dell’istituto della famiglia fondata sul matrimonio, valore che Lei ha avuto modo di richiamare recentemente"

Papa Francesco al Primate della Comunione Anglicana, 14 giugno 2013.


" Singolare che sia stato il primate anglicano a citare Benedetto XVI, nominato di striscio da Francesco per citare l'Ordinariato (Anglicanorum Coetibus), ma solo per dire « sono certo che ciò permetterà di meglio conoscere e apprezzare nel mondo cattolico le tradizioni spirituali, liturgiche e pastorali che costituiscono il patrimonio anglicano ». 
Capito? 
La citazione di Benedetto del primate Anglicano: « la nostra "meta è così grande da giustificare la fatica del cammino" (Benedetto XVI, Spe salvi, n. 1) ». 
Aggiungo ancora: Dice tra l'altro Francesco a Welby: « La storia delle relazioni tra la Chiesa d’Inghilterra e la Chiesa di Roma è lunga e complessa, non priva di momenti dolorosi ».

Dopo aver osservato la spoglia sobrietà di Papa Francesco un mio amico anglicano ha " profetizzato :  " - Il Papa - Condizionerà anche noi ... Benedetto XVI , ad esempio, era riuscito a far crescere la qualità anche della nostra preghiera liturgica. Il vero ecumenismo nella bellezza liturgica ".
Ovvio che, volenti o nolenti, tutti gli sguardi sono rivolti verso la sede petrina.
Effettivamente guardando il filmato dell'ultima fastosa  liturgia in occasione del 60° dell'Incoronazione della Regina Elisabetta d'Inghilterra dobbiamo notare lo spostamento verso un cerimoniale più " sentimental-popolar-populista-carismatico" ... di cui pare che in questo tempo di crisi il popolo abbia bisogno ... 
Questo presunto "desiderio" della gente pare che venga più dalle strategie di marketing dei mass media che dallo Spirito Santo ... che comunque prima o poi rimetterà tutte le cose al posto giusto ...
Abbiamo visto nella citata cerimonia di festa per il 60 di regno della Sovrana del Regno Unito  l'offerta dell'olio  con relativa processione di eterogenee categorie di sudditi.  
Bella copia delle invenzioni post conciliari cattoliche sentimental - popolar-populiste ... ma perfettamente ... inutile !
Per fortuna nelle liturgie ufficiali anglicane rimane talmente alto il curatissimo servizio musicale, impareggiabile e inimitabile, che anche la scarna preghiera viene ad essere nobilitata ed elevata " ad coelestia desideria ".
La Chiesa Anglicana ancora una volta attraverso la Musica Sacra riesce a catturare le nostre attenzioni e la nostra incondizionata ammirazione !