giovedì 30 maggio 2013

" Per non fare polemica "


 Riproduciamo interamente gli interventi (  30 maggio ore 11,00)  che  un Religioso ha postato a commento di un articolo apparso su Messainlatino.
Condividiamo in toto quanto il Religioso ha scritto e sappiamo di essere   in molti (numerose e-mail ,   messaggi e persino sms lo attestano) a sostenere  questa forte e chiara   esortazione che il Religioso ha provvidenzialmente  rivolto alla Redazione del caro blog Messainlatino. 
"Sentire cum Ecclesia" !  Ave Maria. 
Andrea Carradori


NON PER FARE POLEMICA

“Premesso che mi prendo personalmente la responsabilità di quanto qui andrò a scrivere; premesso ancora che parecchi confratelli la pensano come me; premesso che ringrazio chi amministra questo profilo per avermi concesso questo spazio, mi permetto di dire che in quello che scriverò in seguito non c'è la volontà di fare polemica.
La polemica è una cosa che è meglio far fare ai veri esperti della polemica, a coloro (e purtroppo sono rarissimi) che riescono a farla senza mancare di carità verso il prossimo, senza offenderlo e con la debita preparazione.
E pur tuttavia è arduo non prendere la penna, pardon la tastiera, quando ci si trova dinanzi ad atteggiamenti, come quello di alcuni (forse uno, ma è da verificare) che pubblicano sul blog Messa in Latino.
Che è pure un bel blog finché si limita ad incoraggiare determinate cose, segnalarne altre, e, perché no? anche criticare quando è il caso.
Diventa molto meno bello, invece, quando scade nel dileggio verso le somme autorità della Chiesa, talora nella calunnia, per arrivare infine a prese di posizione assurde che pretendono di giustificare, e addirittura prendersi il merito, di azioni deplorevoli da cui sarebbe venuto fuori qualcosa di buono. Ma mi rendo conto di stare parlando in modo troppo generico, e occorre andare al sodo.
Il 13 marzo del corrente anno di grazia 2013, quando dalla Loggia della Basilica di S. Pietro si affacciò in qualità di Papa il Cardinale Giorgio Mario Bergoglio, i blogger di Messa in Latino non la presero bene. 
A loro risultava, infatti, che il neo eletto Papa fosse praticamente un nemico della Messa di S. Pio V (  siamo a  conoscenza che un provvedimento restrittivo dell'allora Arcivescovo di Buenos Aires nei confronti del Celebrante del gruppo stabile   non  c'entrava nulla con la Messa Tridentina... sarei anche pronto ad approfondire questo argomento  ma mi suggeriscono che non occorre ! N.d.R. ) e di diverse altre cose cui, magari anche giustamente, si può tenere. 
Non li aiutò nel formulare un giudizio positivo (non sto qui a dire se a ragione o a torto: non m'interessa) quello che il neo eletto fece appena apparso sulla Loggia: presentarsi senza mozzetta; inchinarsi quasi a chiedere la benedizione alla gente; attribuirsi semplicemente il titolo di Vescovo di Roma (come se il Vescovo di Roma non fosse il Papa, ma sorvoliamo…).
Mi verrebbe da dire che il fatto che un Papa possa stare simpatico o antipatico non mi piace, ma ci può anche stare. 
Ma un cristiano cattolico deve ricordarsi che, simpatico o antipatico, quello è sempre il Papa e pertanto bisogna portargli il debito rispetto e qua, spiace dirlo, i summenzionati blogger hanno mancato da subito.
Erano infatti passati ancora pochi minuti dall'elezione di Papa Francesco che subito sul blog apparivano commenti caustici, fino ad arrivare alla perla di essi in un articolo che immaginava ironicamente che uno dei primi atti del nuovo Pontefice sarebbe stato quello di promulgare il nuovo Motu Proprio "Summorum Episcoporum" con cui avrebbe ordinato esattamente le cose opposte a quelle permesse da Papa Benedetto nel "Summorum Pontificorum". 
A detta di diversi che hanno letto quel post (sì, anche frati dell'Immacolata e per giunta frati occupati nell'apostolato della Messa Tridentina) quell'articolo, oltre che segnare una pesantissima caduta di stile nel blog, era anche parecchio offensivo e mancava anche parecchio di rispetto al Papa. Per chi lo volesse leggere, ed eventualmente dissentire dalle mie valutazioni, il predetto articolo è disponibile qui: [http://blog.messainlatino.it/2013/03/il-motu-proprio-del-nuovo-vescovo-di.html]

Ma, siccome al peggio non c'è mai limite, ecco che a distanza di poche ore il medesimo blog si è prodotto in un articolo anche peggiore. Tre giorni dopo, infatti, il 16 marzo, veniva pubblicato un articolo dal titolo "Maleducazione al soglio di Pietro" [lo potete leggere qui:http://blog.messainlatino.it/2013/03/maleducazione-al-soglio-di-pietro.html].
In questo articolo, Enrico, autore anche dell'articolo precedentemente citato, annuncia di aver saputo con sicurezza che Papa Francesco ha maltrattato il cerimoniere pontificio Mons. Guido Marini e lo ha immediatamente esonerato, togliendogli anche l'incarico di dirigere le cerimonie per la Messa d'Inizio del Ministero Petrino. 
A questo, ovviamente, si aggiungevano dei giudizi pesanti sul Papa.
Molto interessante, tutto questo, peccato che a distanza di pochi giorni le informazioni di questo articolo si siano rivelate palesemente false. 
Ora, anche ammettendo la buona fede di chi ha pubblicato quel post perché gli sono arrivate determinate informazioni (più difficile ammetterla per le illazioni gratuite contro Bergoglio, ma sorvoliamo anche su questo), una volta appurato che si tratta di informazioni false, vigerebbe l'obbligo morale di rimuovere quel post e anche di farne uno di scusa. 
Questo perché secondo la morale cattolica non è mai lecito divulgare il falso, e quando questo avviene, involontariamente o volontariamente che sia, occorre riparare.
E se non si ripara, sia detto per inciso, non si ha nemmeno diritto a ricevere l'Assoluzione Sacramentale e fare la Comunione.
Ora, da un blog che si dice fedele alla dottrina cattolica e promotore della tradizione, ci si sarebbe aspettato questo come minimo. 
In verità non ci sarebbero state male nemmeno delle pubbliche scuse al Papa, anche tenendo conto del fatto che ci potrebbe scappare pure una querela per diffamazione. 
Ma dal Blog non sono arrivate né le scuse, né tantomeno la rimozione di quel post, che è ancora lì (tanto si sa che la S. Sede non querela mai nessuno). 
Faccio male a pensare che probabilmente i redattori del Blog ritengano di non essere soggetti alla morale comune, ma di avere una morale per se propria? Una morale nella quale, evidentemente, non solo è permesso il dileggio al Romano Pontefice, ma non vige nemmeno l'obbligo di essere fedeli alla verità e di riparare al male commesso?
Probabilmente è così, visto che ieri si è aggiunta a questa deplorevole storia un ulteriore capitolo, probabilmente il peggiore di tutti (ma, lo confesso, mi è difficile stabilire cosa sia peggio o meno peggio qua).
Alludo al fatto che, avendo alcuni organi di stampa riportato la decisione del Papa di non cancellare il Motu Proprio "Summorum Pontificum", mentre veniva espresso un giusto compiacimento per questa decisione, dai bloggers del predetto sito (nella fattispecie, qua da Roberto) ci si attribuiva praticamente il merito di questo e, singolarmente, si attribuiva questo merito al post, da noi citato prima, nel quale si dava, falsamente, notizia del licenziamento di Mons. Marini. 
Ecco le testuali parole: «Se pur faustamente ci smentisca, siamo lieti anche per la decisione papale in merito a Mons. Marini, confermato alla guida dell'Ufficio delle Cerimonie Liturgiche del Sommo Pontificie (incarico che, tempo fa -per fonti certissime- sapevamo per terminale, ma che fortunatamente è stato confermato. Forse anche un po' per merito nostro?)». [http://blog.messainlatino.it/2013/05/il-vescovo-di-roma-bergoglio-la-messa.html]
Capiamoci un attimo: dunque da una calunnia sarebbe venuto un bene grande? 
Per carità, Dio può servirsi anche del male per raggiungere in suoi fini, ma il male resta male. 
E vantarsene, come fanno loro, è al disotto del limite della decenza. 
Certo, c'è stato un tizio, mi pare qualche secolo fa, che ha detto che "Il fine giustifica i mezzi". 
Ma quel tizio si chiamava Niccolò Macchiavelli, e non mi pare rientri tra gli autori da cui i cattolici debbono imparare la morale.

P. S.: In occasione dell'80° compleanno del nostro Ministro Generale, P. Stefano M. Manelli, il predetto blog ha dedicato una paginata intera (forse scritta dall'amico Andrea Carradori? ( Si ! Il post augurale l'ho scritto io anche su invito di diversi Sacerdoti e Fedeli tutti pervasi dai medesimi sentimenti di gratitudine alla Divina Provvidenza per aver suscitato P.Manelli ! N.d.R.). 
Non possiamo che essere grati di cotanta attenzione, come non possiamo che essere grati delle parole benevole che ci rivolgono in tante occasioni. 
Purtroppo, come ha già spiegato un mio confratello in quell'occasione, i blogger del sito in questione ci farebbero un servizio migliore se la piantassero di sparlare del Papa e fossero più rispettosi verso di lui. Perché P. Stefano M. Manelli a noi frati ha insegnato che il Papa e le Gerarchie vanno rispettati. SEMPRE! Non sappiamo che farcene dei complimenti di chi non sta col Papa!"


( Continua QUI )

mercoledì 29 maggio 2013

Atei e mangiapreti vanno di corsa alle udienze di Papa Francesco ...

Salvo il devoto rispetto ed ossequio per il Santo Padre, che abbiamo dimostrato in corde et in scriptis fin dal primo momento della Sua elezione , avendo ricevuto un interessante commento da un Fedele ad una delle omelie mattutine di Papa Francesco lo pubblichiamo anche perchè cogliamo in esso quell'indispensabile "sentire cum Ecclesia" che ci fa essere orgogliosamente Cattolici " Una cum papa nostro". Andrea Carradori

" Ci stanno abituando alle "omelie del mattino" che il Santo Padre Francesco, o, come piace a lui, il Vescovo di Roma lancia dalla Cappella in Santa Marta nella Messa del mattino.
E' vero che qualche settimana fa Padre Lombardi si è premunito ed affrettato a dire che il Papa non vorrebbe (condizionale d'obbligo) che le sue omelie del mattino vengano pubblicate e che rimangano, per così dire, "riservate ai fedeli che il Papa ama incontrare privatamente in questa Messa", tuttavia queste stesse sono rilanciate da Radio Vaticana ogni mattina e pubblicate, a spezzoni, sull'Osservatore Romano, quindi ci è lecito parlarne.
Una di queste "note stonate" risale alla Messa del 22 maggio u.s. quando il Papa ha detto queste testuali parole riportate appunto sugli Organi ufficiali della Santa Sede: “Il Signore tutti, tutti ci ha redenti con il sangue di Cristo: tutti, non soltanto i cattolici. 
Tutti! ‘Padre, gli atei?’. Anche loro. Tutti! 
E questo sangue ci fa figli di Dio di prima categoria! 
Siamo creati figli con la somiglianza di Dio e il sangue di Cristo ci ha redenti tutti! 
E tutti noi abbiamo il dovere di fare il bene. 
E questo comandamento di fare il bene tutti credo che sia una bella strada verso la pace. 
Se noi, ciascuno per la sua parte, facciamo il bene agli altri, ci incontriamo là, facendo il bene, e facciamo lentamente, adagio, piano piano, facciamo quella cultura dell’incontro: ne abbiamo tanto bisogno. Incontrarsi facendo il bene. ‘Ma io non credo, padre, io sono ateo!’. 
Ma fai il bene: ci incontriamo là!”.
Senza dubbio che Nostro Signore Gesù Cristo è venuto per salvare tutti, non sarebbe stata necessaria la stessa Incarnazione se avesse voluto lasciarci nella condanna, perchè eravamo già condannati, e non sarebbe stata necessaria la Sua morte di Croce, quindi Gesù è venuto per salvarci.
Il problema perciò non sta in questa Redenzione valida per tutti, anche per gli atei. 
Però che il Sangue di Cristo ci fa figli di Dio "di prima categoria" allo stesso modo, anche con i non cristiani, i non cattolici, no, questo concetto rischierebbe di vanificare il Battesimo. 
E' il Battesimo infatti che ci rende "figli di Dio" in senso pieno, legittimo, figli eredi come dice l'apostolo, e gli "eredi" sono quelli di prima categoria ed anche per questo pagheranno più duramente il giudizio di Dio proprio perchè hanno ricevuto di più (la storia dei talenti ci insegna).
Occorre dunque una conversione, occorre il Battesimo, questa è la via ordinaria scelta ed impartita dal Cristo Signore, quanto alle vie straordinarie la Chiesa le ha sempre sostenute ed insignate e queste riguardano coloro che, senza colpa, non avendo conosciuto bene il Figlio di Dio non hanno potuto scegliere con tutta onoestà e libera coscienza e quiondi, se morti senza il Battesimo, saranno giudicati per altre vie che solo Dio conosce.
Quindi qual'è il compito di un Papa, di un Vescovo, di un Sacerdote, ma anche di un fedele laico?
Lo spiega Ezechiele cap. 3 - 16 Al termine di questi sette giorni mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell'uomo, ti ho posto per sentinella alla casa d'Israele. 17 Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. 18 Se io dico al malvagio: Tu morirai! e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. 19 Ma se tu ammonisci il malvagio ed egli non si allontana dalla sua malvagità e dalla sua perversa condotta, egli morirà per il suo peccato, ma tu ti sarai salvato.
20 Così, se il giusto si allontana dalla sua giustizia e commette l'iniquità, io porrò un ostacolo davanti a lui ed egli morirà; poiché tu non l'avrai avvertito, morirà per il suo peccato e le opere giuste da lui compiute non saranno più ricordate; ma della morte di lui domanderò conto a te. 21 Se tu invece avrai avvertito il giusto di non peccare ed egli non peccherà, egli vivrà, perché è stato avvertito e tu ti sarai salvato».
Non vogliamo certo insegnare al Papa la Sacra Scrittura ma una domanda si impone: chi ha ragione tra questo testo e il testo riportato dall'omelia del Papa?
Dicono le stesse cose?
E' bello parlare delle opere di Misericordia che sono, per altro, riportate nel Catechsimo, ma anche Gesù ammonisce che le opere senza la fede rischiano di non valere nulla, così come per il fedele che non operasse la misericordia, rischierebbe di frantumare la fede che dice di avere e di vivere.
Ci domandiamo: ma perchè si tenta oggi di separare le opere di bene dall'urgenza della conversione a Cristo Signore?
Perchè il Papa non parla di entrambe?
Il Papa non sta dicendo cose errate, ma certamente rischiano di essere prese in modo ambiguo ed incompleto.
Certo, è vero quel che dice il Papa: ‘Ma io non credo, padre, io sono ateo!’. Ma fai il bene: ci incontriamo là!”. -
là dove? esiste forse un Paradiso nel quale vi accederanno solo coloro che restando atei avranno compiuto opere di bene?
Facciamo il bene, certo, è importante, ma in nome di chi se l'ateo non deve avere l'urgenza e la responsabilità di convertirsi a Colui per il quale deve compiere opere di bene?
Non dice san Paolo che la fede si deve trasmettere? 
E non dice che è urgente andare, come ha comandato Gesù, e fare "discepole" le nazioni, interi popoli?
Perchè Sant'Ignazio di Loyola fondò la Compagnia di Gesù e inviò i primi missionari di cui san Francesco Saverio è l'esempio tra i più confortanti?
Forse che san Francesco d'Assisi non si preoccupò della conversione di coloro che incontrava?
Il problema non è in queste omelie seppur molto zuccherine, ma nel fatto che si tende a separare la fede dalle opere. 
Come se la fede cattolica fosse di ostacolo, come se convertirsi fosse un ostacolo alle opere ma tutti, anche il Papa, sa bene che non è così, e allora ci domandiamo: perchè è così difficile oggi coniugare la fede, ossia la conversione a Cristo Signore con la sollecitazione a compiere le opere nel Suo nome anzichè nel nome di sconosciuti, o nel proprio nome, o peggio, nel nome di altre divinità le quali ricevono molto più rispetto di quello che i Pastori dovrebbo dare (ed è la prima testimonianza) dovrebbero all'unico vero Dio come è prescritto nei Comandamenti?
Ama il prossimo come ami te stesso, ci ripetono, sì, ma perchè si omette che il primo comandamento è amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente e che solo dopo viene (o insieme inseparabilmente) quello di amare il prossimo come amiamo noi stessi, appunto, dopo che siamo stati riempiti di quell'amore di Dio, di quel "sacro timor" di Dio, uno dei sette doni dello Spirito Santo?
Non diamo risposte, ognuno esamini se stesso, come suggerisce l'Apostolo e si rammenti che Gesù nella famosa domanda "ma quando il Figlio dell'uomo tornerà sulla terra, troverà ancora la fede nell'uomo?", non dice se troverà le opere, le comunità, se troverà papi simpatici, le udienze del mercoledì affollate, le GmG e quant'altro, ma chiede una cosa sola: la fede, la fede in Lui.
E la vera fede comporta uno stile di vita che in nome di Cristo produce opere buone; senza Nostro Signore le opere sono morte, sono vanagloria, sono l'euforia sterile delle battaglie ideologiche, è lo stile di vita autenticamente cristiana, nella fede e nelle opere, che vince le crisi e ridona equilibri sociali e culturali, se si toglie l'una l'altra è destinata a fallire". 
LETTERA FIRMATA

A PROPOSITO DI UNA FOTO RIPRESA DA MESSAINLATINO
Nel pubblicare la lettera del  Fedele  di cui sopra avevo allegato una foto, che circolava su Fb, di un ecclesiastico che sopra il camice indossava una strana stola con due simboli : cristiano ed ebraico.
L'ho tolta quasi subito  dopo che l'Autore dell'Articolo ( vedere QUI ) ha gentilmente specificato ( qui ) che l'ecclesiastico  è un Pentecostale appartenente alla Comunione Anglicana. 
Tutto qui !
Andrea Carradori


martedì 28 maggio 2013

I vescovi che disprezzano il Magistero sono credibili ?


Dal blog chiesaepostconcilio, prendo un efficace intervento di una fedele che si firma Luisa a commento della recente dichiarazione , condita dalla solita stantìa ideologia progressista-postconciliare, di S.E.R. Mons. Domenico Padovano, vescovo di Conversano e Monopoli che “ al clero della sua diocesi ha raccontato come la priorità dei vescovi della regione del Tavoliere sia stata quella di spiegare al Papa che la messa in rito antico sta creando grandi divisioni all’interno della chiesa. Messaggio sottinteso: il Summorum Pontificum va cancellato, o quanto meno fortemente limitato. Ma Francesco ha detto no
Anch’io come Luisa non riesco a spiegare il senso di una frase attribuita al Papa : “Vedete? Dicono che il mio maestro delle cerimonie papali [Mons. Guido Marini, odiatissmo sia dai Prelati Curiali che da numerosi Vescovi periferici N.d.R.] sia di stampo tradizionalista; ed in molti, dopo la mia elezione, mi hanno invitato a sollevarlo dall’incarico e sostituirlo. Ho risposto di no, proprio perché io stesso possa fare tesoro della sua preparazione tradizionale e contemporaneamente egli possa avvantaggiarsi, allo stesso modo, della mia formazione più emancipata”.

Esiste una Liturgia più “ emancipata “ ?
Esiste una Teologia più “emancipata” ?
Esiste una Chiesa più “emancipata” ?
La Fede può “emancipare” ?
Dio può “emancipare” ?

Andrea Carradori


« Quando sono i vescovi, acerrimi nemici del Motu Proprio Summorum Pontificum, a riportare le parole di Papa Bergoglio sulla Liturgia, che credibilità possono avere?

“vivere il rapporto con la liturgia con semplicità e senza sovrastrutture”.

E vlan ! uno schiaffo a Papa Benedetto !

Povere vittime ( i Vescovi pugliesi N.d.R.)  che vanno a lamentarsi dal Papa della divisione che portano i fedeli legati alla Messa nella forma straordinaria!

E un altro graffio a Benedetto XVI che l`ha liberalizzata.

La divisione non sono forse questi vescovi ribelli che hanno fatto di tutto per impedire l`applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum; che hanno sbattuto in faccia le porte ai cattolici che avevano l`ardire di domandare quel che era un loro diritto?

E non illudetevi, non crediate che quando Mons. Molfetta scrive:

"Papa Francesco, alla luce di certi fenomeni del recente passato in cui sono state registrate sul piano liturgico non poche derive, ha esortato noi vescovi, riferendoci anche alcuni esempi concreti, a vivere il rapporto con l’azione liturgica, in quanto opera di Dio, da veri credenti al di là di ogni tronfio cerimonialismo, pienamente consapevole che la ‘nobile semplicità’ di cui parla il Concilio, non è sciatteria ma Bellezza, bellezza con la ‘B’ maiuscola".

Si riferisca agli abusi liturgici commessi nelle parrocchie con la Messa nella forma ordinaria, non pensa allo scempio liturgico tollerato e incoraggiato, noooooo, pensa solo a chi si lascia andare al "tronfio cerimonialismo"!
Patetici, caricaturali, ma sono questi i Custodi della Liturgia che non solo sono stati incapaci di proteggerla dalle manipolazioni arbitrarie ma le hanno legittimate, anche con la loro presenza.

Quel che è successo a Genova, legittimato dal card. Bagnasco, è lo specchio dello stato comatoso della Chiesa, e l`Italia non sembra far eccezione.

Ancora aggiungere che Jorge Bergoglio è tutto salvo un amico del Motu Proprio Summorum Pontificum :  è vero che ha subito permesso l`applicazione del SP ma per poi snaturarlo completamente con il risultato che, a parte la FSSPX, no c`è più nessuna Messa Tridentina a Buenos Aires ( malgrado numerose , crescenti richieste anche da parte di giovani sacerdoti N.d.R.)
Mi piacerebbe sapere che cosa intende per "formazione più emancipata" grazie alla quale Mons. Marini potrebbe avvantaggiarsi! » LUISA

lunedì 27 maggio 2013

Le “azioni liturgiche” : un investimento sicuro !



L'Occidente si sta sgretolando. (*)

L'Italia è piena di metastasi che sono state prodotte soprattutto da ideologie malsane sia della sinistra come della destra borghese e liberale.
Per colpa di esse questo Occidente ha perso la sua identità perché ha rinnegato l'eredità bimillenaria culturale e spirituale greco-romana e cristiana.

E andrà sempre peggio se la gente non capisce che viene derubata non solo sul piano materiale, ma soprattutto viene derubata dei suoi usi e costumi, delle sue radici. 

Un popolo senza radici è un popolo destinato a morire, infatti l'Italia è un Paese di anziani, ci sono sempre meno nascite, il nichilismo, l'egocentrismo e la banalizzazione dell'esistenza hanno preso piede grazie alle ideologie e ai loro slogan retorici che molti portano avanti.
Ideologie pericolosissime perché agiscono in maniera nascosta e quasi indisturbata!!!

Questo è razzismo contro la propria gente, parlano di diritti umani ma disprezzano tutto quello che più umano esiste : la propria identità spirituale !
Un'autoannulamento di sé e della propria origine che non può che portare all'oscurità delle coscienze e al degrado individuale e sociale. Un disastro senza proporzioni che porterà solo alla miseria spirituale e materiale delle popolazioni già cristiane !

Ben vengano i pochi, sparuti tentativi di riportare il sacro e la spiritualità Occidentale al posto d'onore che gli spetta !

Il mondo applaude coloro che sono principalmente falsi umanitari pieni di loro stessi e indottrinati da nuove correnti dell'antievangelizzazione e disprezza chi applica una carità Evangelica fedele agli insegnamenti della Tradizione (cioé dei Santi e dei Padri della Chiesa).

Essere spontanei e umani, non significa applicare solo la sostanza senza la forma. La forma ha un valore sostanziale enorme e poi forma non significa né formalità né artifizi formalizzatori, ma significa aver capito che come una bella pianta ha bisogno di potature parziali per fare sbocciare più forti i fiori, lo stesso la liturgia va curata e non vanno recisi i fiori più belli. ( *)

Dalla Liturgia nasce tutto anche il rinnovato impulso nella carità indispensabile in questo momento di grave crisi economica procurata e gestita dai soliti potentati.
La situazione attuale mi fa pensare che nell'immediato dopo-guerra anche le piccole Diocesi erano solite allestire Messe e Concerti di Musica Sacra per Coro e Orchestra.
Abbiamo testimonianze  che alcuni Maestri , grazie a quelle dignitosissime esecuzioni poterono regalare ai figli una cena più ricca oppure alcuni  libri scolastici !
Non esiste modo migliore per rafforzare la fede e la pratica religiosa che confidare nella Liturgia e nell’arte !
Non possiamo fare a meno di pensare al grande “investimento sulla Liturgia” che Benedetto XVI ha fatto, con la garbatezza che ha caratterizzato tutti i Suoi atti, fin dal primo momento dell’assunzione alla Sede Petrina.

Riportiamo da Zenit  alcune informazioni statistiche sullo stato della Chiesa Cattolica nel 2011.

I dati statistici dell’Annuarium Statisticum Ecclesiae, riferiti all’anno 2011, permettono di evidenziare gli aspetti rilevanti della presenza e dell’azione pastorale della Chiesa Cattolica nelle 2979 circoscrizioni ecclesiastiche di tutto il mondo.

I cattolici sparsi nel pianeta sono passati, dal 2010 al 2011, da 1.196 a 1.214 milioni, con un aumento relativo dell’ 1,5% e poiché questa crescita risulta di poco superiore a quella della popolazione della Terra (1,23%), la presenza dei cattolici del mondo è risultata sostanzialmente invariata (17,5%). L’analisi territoriale delle variazioni nel biennio, mostra un aumento del 4,3% di cattolici nell’Africa, che ha invece accresciuto la sua popolazione del 2,3%. 
Anche nel continente asiatico si è registrato un aumento di cattolici superiore a quello della popolazione (2,0% contro l’ 1,2%). 
In America e in Europa si assiste ad una uguale crescita dei cattolici e della popolazione (0,3%). 
Nel 2011 il totale dei cattolici battezzati è così distribuito per continente: 16,0% in Africa, 48,8% in America, 10,9% in Asia, 23,5% in Europa e 0,8% in Oceania.

Il numero dei Vescovi nel mondo è passato, dal 2010 al 2011, da 5.104 a 5.132, con un aumento relativo dello 0,55%. L’incremento ha interessato, in particolare, l’Oceania (+4,6%) e l’Africa (+1,0%), mentre l’Asia e l’Europa si collocano di poco al di sopra della media mondiale. 
L’America non ha fatto registrare variazioni. 
A fronte di tali dinamiche differenziate, tuttavia, la distribuzione dei Vescovi per continente è rimasta sostanzialmente stabile nell’ultimo biennio considerato, con America ed Europa che, da sole, continuano a rappresentare quasi il 70 per cento del totale.

La presenza dei sacerdoti, diocesani e religiosi, nel mondo è aumentata nel tempo, passando nell’ultimo decennio dalle 405.067 unità del 31 dicembre 2001 alle 413.418 del 31 dicembre 2011 (+2,1%). 
Tale evoluzione non è stata, tuttavia, omogenea nelle diverse aree geografiche. 
La dinamica del numero dei presbiteri in Africa e in Asia risulta alquanto confortante, con un +39,5% e un +32,0% rispettivamente (e con un incremento di oltre 3.000 unità, per i due continenti, soltanto nel 2011), mentre l’America si mantiene stazionaria attorno ad una media di 122 mila unità. 
L’Europa, in controtendenza rispetto alla media mondiale, ha conosciuto nel decennio una diminuzione di oltre il 9%.

I diaconi permanenti sono in forte espansione sia a livello mondiale sia nei singoli continenti, passando complessivamente da oltre 29.000 nel 2001 a circa 41.000 unità dieci anni dopo, con una variazione superiore al 40%. Europa e America registrano sia le consistenze numericamente più significative, sia il trend evolutivo più vivace. I diaconi europei, infatti, poco più di 9.000 unità nel 2001, erano quasi 14.000 nel 2011, con un incremento di oltre il 43%. 
In America da 19.100 unità nel 2001 sono passati a più di 26.000 nel 2011. Questi due continenti, da soli, rappresentano il 97,4% della consistenza globale, con il rimanente 2,6% suddiviso tra Africa, Asia ed Oceania.

Il gruppo dei religiosi professi non sacerdoti è andato consolidandosi nel corso dell’ultimo decennio, posizionandosi a poco più di 55 mila unità nel 2011. 
In Africa e in Asia si osservano variazioni del +18,5% e del +44,9%, rispettivamente. 
Nel 2011 questi due continenti rappresentavano complessivamente una quota di oltre il 36% del totale (erano meno del 28% nel 2001). 
All’opposto, il gruppo costituito da Europa (con variazione del -18%), America (-3,6%) e Oceania (-21,9%) si è ridotto di quasi 8 punti percentuali nel corso dell’ultimo decennio.

Per le religiose professe, si osserva una dinamica fortemente decrescente con una contrazione del 10%, dal 2001 al 2011. Il numero complessivo delle religiose professe, infatti, è passato da oltre 792 mila unità nel 2001 a poco più di 713 mila dieci anni dopo. 
Il calo ha riguardato tre continenti (Europa, America e Oceania), con variazioni anche di rilievo (-22% in Europa, -21% in Oceania e -17% in America). 
In Africa e Asia, invece, l’incremento è stato decisamente sostenuto, superiore al 28% nel primo continente e al 18% nel secondo. Conseguentemente, la frazione delle religiose professe in Africa e Asia sul totale mondiale passa dal 24,4% al 33% circa, a discapito dell’Europa e dell’America, la cui incidenza si riduce complessivamente dal 74% al 66%.

I candidati al sacerdozio nel mondo, diocesani e religiosi, sono passati da 112.244 nel 2001 a 120.616 nel 2011, con un incremento del 7,5%. L’evoluzione è stata molto differente nei vari continenti. 
Mentre, infatti, Africa (+30,9%) e Asia (+29,4%) hanno mostrato dinamiche evolutive vivaci, l’Europa e l’America registrano una contrazione del 21,7% e dell’ 1,9%, rispettivamente. 
Di conseguenza, si osserva un ridimensionamento del contributo del continente europeo alla crescita potenziale del rinnovo delle compagini sacerdotali, con una quota che passa dal 23,1% al 16,8%, a fronte di un’espansione dei continenti africano e asiatico ”.

“ Investiamo! sulla Liturgia” come ci ha insegnato il grande Benedetto XVI !!!
 Il Signore ce ne darà merito nonostante le nostre imperfezioni e mancanze !
Papa Francesco, alla luce di certi fenomeni del recente passato in cui sono state registrate sul piano liturgico non poche derive, ha esortato noi vescovi, riferendoci anche alcuni esempi concreti, a vivere il rapporto con l’azione liturgica, in quanto opera di Dio, da veri credenti al di là di ogni tronfio cerimonialismo, pienamente consapevole che la ‘nobile semplicità’ di cui parla il Concilio, non è sciatteria ma Bellezza, bellezza con la ‘B’ maiuscola”.

« Domine dilexi decorem domus tuae et gloriam habitationis tuae »


Andrea Carradori

Foto : Lima, Festa del Corpus Domini 2012, Processione con il Santissimo Sacramento.

( *) Elaborazione di un bel commento di un Fedele -Anonimo - su Messainlatino

La Confraternita del Santissimo Sacramento di Moie al Raduno mondiale delle Confraternite a Roma


Moie
La Confraternita del Santissimo Sacramento di Moie, ha partecipato insieme ad altre Confraternite dei paesi limitrofi al raduno mondiale che si è svolto a Roma per l’Anno della Fede. Ieri Domenica 5 maggio si è svolta la "Giornata mondiale delle Confraternite e della Pietà Popolare" organizzata dalla Confederazione delle Confraternite delle Diocesi d'Italia. 
La manifestazione è iniziata il 3 maggio con incontri di preghiera e riflessione in varie lingue. 
I confratelli della Vallesina sono stati presenti alla giornata conclusiva per la Santa Messa in piazza San Pietro con il papa Francesco e la preghiera del Regina Coeli. 
Nel pomeriggio hanno visitato le catacombe di San Callisto e la basilica di San Giovanni in Laterano. 
L’iniziativa è partita dalla Confraternita del Santissimo Sacramento di Moie che ha scelto di prendere parte alla giornata conclusiva del raduno mondiale, un’occasione unica per conoscere altre realtà simili presenti in ogni parte del mondo e un modo per rafforzare l’appartenenza all’antichissima istituzione della confraternita. 
La Confraternita del Santissimo Sacramento di Moie di lunga tradizione aveva cessato di esistere. 
È stata ricostituita da cinque anni e i confratelli hanno ricevuto la benedizione del vescovo Gerardo Rocconi l’8 settembre del 2008. 
La Confraternita del Santissimo Sacramento è un’associazione ecclesiale che cerca di promuovere il culto verso l’Eucarestia e la Vergine Maria, di collaborare per organizzare le manifestazioni religiose pubbliche. Altro scopo della Confraternita è promuovere ed esercitare le opere di carità umana e cristiana che sono suggerite dalle circostanze. Per rispondere a queste finalità dello Statuto, la Confraternita partecipa alle celebrazioni promosse dalla Parrocchia e organizza alcuni incontri pubblici per approfondire i temi della fede. Nell’anno 2011 la Confraternita moiarola , guidata dal priore Gianni Cantarini, aveva invitato la presidente diocesana dell’Azione Cattolica, prof.ssa Alessandra Marcuccini, a tenere una conferenza pubblica sul tema “L’Eucarestia per l’uomo - l’uomo per L’Eucarestia” in preparazione al congresso eucaristico di settembre ad Ancona e in alcune città vicine. 
Le confraternite stanno vivendo un momento di grande risveglio, ne stanno nascendo di nuove e anche i giovani si iscrivono. Tra le altre iniziative della Confraternita di Moie, la relazione del 2010 sulla storia e il servizio del beato Pier Giorgio Frassati, il protettore dei confratelli: un giovane vissuto a inizio del Novecento, un testimone con le parole e con le opere della fede in Cristo. 
Nel marzo dello scorso anno era stato il vescovo Rocconi a guidare una partecipata catechesi sul culto dell’Eucarestia e su come si possono vivere le parole del vangelo sul tema della carità. Il teologo Diego Mecenero aveva tenuto, a dicembre, una relazione sul dialogo cristiano nelle famiglie di oggi. «La capacità di comunicare è in crisi - aveva spiegato Mecenero - dopo decenni di imperialismo della cultura dell’immagine, la parola soffre. 
I nostri ragazzi sono abituati alla comunicazione passiva della televisione, non riescono a raccontarsi con le parole e a dare un nome alle loro emozioni. 
Nella comunicazione, soprattutto in famiglia dove è più difficile, bisogna mettere in atto la fantasia del cuore, dobbiamo essere coerenti e onesti. È necessario poi recuperare le tradizioni come il presepe fatto in casa, le recitine, le processioni con i fiori… perché aiutano a vivere la fede e ad ancorarla alle radici della propria famiglia». 
E la confraternita cerca, curando la formazione cristiana degli associati, di non essere gruppo di folclore ma uomini di questo tempo che offrono una testimonianza di fede, di pietà popolare e di carità.

Foto : i confratelli di Moie con alcuni simpatizzanti

venerdì 24 maggio 2013

Epitaffio di P.Maggi per don Gallo : “ la pace divina non fa per te, continua a rompere le scatole !”


Padre Alberto Maggi ( dei Servi di Maria) ha  salutato la dipartita da questa terra del Confratello nel Sacerdozio don Andrea Gallo con queste parole : “Caro don Andrea, per tutta la vita sei stato sempre un gran rompiscatole, sempre sopra le righe, hai disturbato tutti, sei stato l'avvocato delle cause perse, sempre dalla parte degli sfigati, dei perdenti. Per trovarti bastava cercare tra i rifiuti della società, e tu lì eri sempre presente. Ti prego, la pace divina non fa per te, continua a rompere le scatole, specialmente a quelli che con ancora il tuo cadavere caldo hanno già cominciato a imbalsamarti profumandoti d'incenso, tentando di trasformarti in un santino in più da aggiungere alle pie cianfrusaglie religiose. Amen
La prima parte dell’epitaffio maggiano è applicabile a milioni di Sacerdoti e di Religiosi di ogni epoca che per tutta la vita hanno servito, nell’umile nascondimento , Gesù nei fratelli più bisognosi e sofferenti.
Caro Don, Caro Padre : “per tutta la vita sei stato sempre un gran rompiscatole, sempre sopra le righe, hai disturbato tutti, sei stato l'avvocato delle cause perse, sempre dalla parte degli sfigati, dei perdenti. Per trovarti bastava cercare tra i rifiuti della società, e tu lì eri sempre presente” .
La frase è anche degna corona per coloro che in ogni epoca storica hanno accettato il martirio a causa della fedeltà alla Dottrina e alla Liturgia Cattolica. Sofferenze inflitte in questi ultimi decenni dalle potenti  lobby, mafiose- clerical - laiciste (un coktail di istituzioni opposte unite in un perverso pactum sceleris ) .
Caro Padre, caro Reverendo, caro Monsignore, cara Eccellenza : “per tutta la vita sei stato sempre un gran rompiscatole, sempre sopra le righe, hai disturbato tutti, sei stato l'avvocato delle cause perse, sempre dalla parte degli sfigati, dei perdenti. Per trovarti bastava cercare tra i rifiuti della società, e tu lì eri sempre presente”.
Qualche devoto fedele ha già consegnato alla Storia i nomi degli Uomini di Chiesa morti a per la buona causa della fede e della liturgia : essi che combatterono con il Rosario in mano fino all’ ultimo respiro contro i pericoli di una chiesa che qualcuno voleva mondanizzata saranno ricordati in eterno nel Cuore Sacerdotale di Cristo Signore !
Quanto alla povertà , ad essere “rompiscatole” , a perseverare cocciutamente nella fedeltà all’ideale, contro ogni logica affaristica o carri eristica umana i tradizionalisti non sono secondi a nessuno tant’è che essi, votati preventivamente al martirio, sanno che ogni ipotesi di “carriera” o di ricevere un semplice sorriso episcopale , è bloccata “sine die” a causa delle loro scelte !
L’ultima parte dell’epitaffio di P.Maggi : “Ti prego, la pace divina non fa per te, continua a rompere le scatole…” mi inquieta un po’…
Com’ è recentemente avvenuto in occasione della morte di un grande uomo di chiesa mi preoccupano assai i “ fedeli seguaci” che come in un gioco da prestigio tirano fuori dal cappello gli scritti , ovviamente non controllabili nella loro autenticità, dei defunti …
Sull’esempio della vita semplice di don Gallo ci auguriamo che tante inutili e costose strutture curiali, vaticane o locali, cessino la loro inutile esistenza : non tanto le Diocesi italiane debbono essere ridotte, con sicuro danno della qualità della vita religiosa e delle vocazioni sacerdotali, quanto gli uffici e gli incarichi curiali debbono far posto all'esempio della feconda pastoralità dei Santi di ogni epoca !
Preghiamo infine per don Andrea Gallo perchè il Signore gli doni il riposo eterno !

Andrea Carradori



giovedì 23 maggio 2013

Una "femen" ha compreso "che il vescovo stava pregando per lei e per le sue amiche"


... intervistata a una radio francese una delle FEMEN ha dichiarato di essere rimasta sconcertata vedendo di fronte alla lora aggressività Mgr Leonard (Arcivescovo di Bruxelles, Belgio) mantenere la calma.
Sorpresa, la ragazza diceva di aver capito che il vescovo stava pregando per lei e per le sue amiche...
Il Vescovo di Bruxelles ha fortemente colpito tutte le persone del pubblico presenti all'incontro organizzato dall'Università Libera di Bruxelles (nota tralaltro per la sua ostilità contro la Chiesa.)

Costantino nell'arte medievale dell'Occidente


Lo studio delle fonti ha messo in luce come Costantino fosse un personaggio leggendario già al tempo del suo biografo, Eusebio. 
Nel Medioevo, però, oltre ad essere simbolo di potere e strumento di propaganda dell’immagine del Papa, diviene anche l’archetipo dell’ideologia imperiale, un modello imitato da Carlo Magno in poi. Se ne può trovare un esempio nel Triclinium Leonianum, a ridosso della Scala Santa, a Roma, dove sull’arco trionfale c’è una corrispondenza tra Pietro e Cristo, di cui è vicario, tra Leone III e Pietro, di cui è successore, e infine tra Carlo Magno e Costantino, evocato in un’ottica di continuazione del potere imperiale.
Restando sempre sul piano dell’arte figurativa, Gigliozzi fa notare che la vita dell’Imperatore viene sintetizzata in poche immagini chiave, riprodotte per secoli in formule iconografiche sostanzialmente fisse. 
Tra le iconografie simbolo: l’imperatore cristiano; l’imperatore che presiede il Concilio di Nicea; il santo, proprio dell’arte bizantina. Sono molto diffuse, soprattutto in Cappadocia, le immagini di Costantino e della madre Elena associate alla Santa Croce. 
I due compaiono su oggetti legati al culto della Croce, che la tradizione narra sia stata ritrovata da Elena: trittici, monete apotropaiche, reliquiari, come il famoso Trittico di Stavelot realizzato da Godefroid de Huy, alla metà del XII secolo, per l’abate Wibald.
Il cavaliere è un’altra immagine ricorrente. La versione equestre costantiniana viene abbinata spesso al tema della calcatio, cioè del cavaliere a cavallo mentre schiaccia il nemico, motivo che, in seguito, simboleggerà il tema più generico della vittoria del bene sul male.
La memoria che l’arte medievale conserva di Costantino è legata inoltre a due cicli narrativi principali: la Croce Santa, di cui già si è detto, e il mito del Battesimo dell’Imperatore da parte di Silvestro. Quest’ultima leggenda è narrata nell’Actus Silvestri, testo agiografico anonimo elaborato in un periodo di crisi dell’impero, il V secolo, segnato dalla progressiva sostituzione del potere papale a quello imperiale e dalle controversie cristologiche legate alla questione tra ariani e ortodossi.
Come ha fatto notare un dottorando dell’Università Gregoriana, don Stefano Perego, intervenuto nella discussione, accanto al Costantino della storia c’è sicuramente quello ortodosso, il “difensore della verità cristiana” di fronte agli scismi e alle eresie, quali l’arianesimo. 
C’è poi il Costantino “isoapostolo”, canonizzato dalla Chiesa orientale insieme ad Elena. 
Infine, il Costantino di Silvestro: il malato di lebbra, illuminato da un sogno prima di fare una nuova strage degli innocenti, battezzato poi da Silvestro, guarito quindi nel fisico e salvato nell’anima.
Sono questi alcuni dei molteplici volti di Costantino, molteplici come le risonanze che da lui si propagano lungo i secoli per attrarre, come magneti, gli sguardi degli studiosi di tutte le epoche.

martedì 21 maggio 2013

Il Beato Antonio da Amandola " : la chiusura dei conventi ha colpito anche lui"


Il Beato Antonio da Amandola
( Da : Santa Rita, in San Giacomo Maggiore a Bologna, Bollettino Aprile-Maggio 2013 )

E il Beato Antonio d'Amandola? 
Poverino, è stato abbandonato! 
Anzi, poveretti noi che siamo arrivati a tanto! 
Il progetto di chiusura dei conventi ha colpito anche questo importante centro di vita e di spiritualità agostiniani. 
Per qualcuno anche questa è una conquista! 
Ma per altri è una vera insipienza. Una storia che è cominciata nel 1358. 
Era il secolo dell' affermazione della grande santità di S. Nicola da Tolentino e, ad Amandola, sulle pendici dei monti Sibillini, un umile figlio di pastori e montagnoli che aveva avuto la prima istruzione dai Benedettini presenti all'Abbadia di Amandola, avvertito il fascino di Nicola da Tolentino, si fa agostiniano. 
Una lunga vita di preghiera, di silenzio e di penitenza, predicatore che frequenterà anche i conventi della Puglia (Nella chiesa di S. Agostino di Trani c'è ancora una sua immagine che ne ricorda il passaggio - in un alto rilievo - N.d.R), 12 anni a Tolentino, vicino al suo San Nicola come sacrista, e poi di nuovo in Amandola dove costruisce la chiesa, con ancora visibile l'elegante portale e lo svettante campanile, e ove muore, novantacinquenne, nel 1450. 
La sua santità emula di quella del taumaturgo di Tolentino lo rese famoso in tutte le Marche dove, quasi tutte le chiese agostiniane, ne avevano una effige venerata. 
Figura tra i primi santi pellegrini a Loreto e, recentemente, la sua immagine è stata collocata nel Santuario Mariano de l'Ambro. Anche nell'isola di Gozo-Malta c'è una sua immagine. 
Grazie a lui Amandola fu, ed è, un centro di spiritualità per tutta la zona dei monti Sibillini.
Una devozione popolare intensa e continuata fino ad oggi, come dimostrano le due affollate feste, quella invernale con la frequentata Novena e quella estiva di fine agosto.
Da qualche anno la premura dei Padri Agostiniani (specialmente del Padre Agostino Vita, col sostegno dei devoti amandolesi e l'intervento dei vari Conventi della Provincia Agostiniana Picena, gli ha dedicato una nuova e bella Cappella nella quale si conserva il suo venerato e incorrotto corpo.
La gente di Amandola, lungo le generazioni, racconta tanti fatti della loro devozione e della protezione ricevuta dal Beato (lu beatu Antoniu Santu come affettuosamente lo citano). 
Tutt'ora si fa la processione, a piedi, prima della festa estiva, al luogo che ricorda la sua casa natale sui Sibillini.
Attorno alla comunità è fiorita una ancor fervida confraternita iniziata dal B. Antonio e dedicata alla Madonna del Soccorso e a San Nicola da Tolentino.
Amandola ha dato sempre vocazioni agostiniane, negli ultimi settantanni tre confratelli e cinque monache di vita contemplativa che sono state la benedizione del Monastero Corpus Domini' di Cento (FÉ). 
Ad Amandola gli agostiniani fino a sessantanni fa vivevano l'esperienza della mendicità, andavano per le montagna tra contadini e pastori a raccogliere, grano, formaggio, lana.., e quando, quella buona gente, vedeva una tonaca agostiniana l'accoglieva dicendo: ecco lu beatu Antoniu santul 
E il P. Vita raccontava che, a volte, era accolto con la recita di una filastrocca popolare che narrava la storia del B. Antonio, dispiaciuto di non averla registrata. 
Negli anni 1889-90, nel rischio di mancanza di frati da inviare ad Amandola, intervenne direttamente il P. Generale Sebastiano Martinelli e, pur di salvare quella significativa presenza, inviò il celebre P. Nicola Concetti appena rientrato dall'Ecuador, temporaneamente occupato a Malta, e fu una scelta provvidenziale perché, nonostante che vi rimanesse per parecchio tempo solo, con il titolo di Priore (e gli amandolesi poi, anche quando i frati furono in più, li continuarono a chiamare li prio¬ri), inaugurò la più bella stagione della presenza agostinaiana ad Amandola fino ai tempi del P. Agostino Vita, anche lui molto benemerito per il convento e il culto al Beato.
Il P. Concetti, in quei tempi difficili della prima emigrazione dei marchigiani in America, aiutò molti poveri contadini ad emigrare con il de¬naro del B. Antonio raccomandandone la devozione. 
Nella seconda metà del secolo XIX il Provinciale Piceno P Luigi Mattioli, nei suoi documenti rivolti alla comunità di Amandola, parla sempre del "Santuario" di quel convento. Una storia insomma di tutto rispetto, per chi la conosce la sa anche valutare; molti di noi siamo testimoni oculari dell'inci-denza spirituale del Beato in Amandola e in tutta la zona dei Sibillini tanto che il Beato risulta il più popolare e venerato di tutti i Beati dell'Ordine. 
I tempi sono difficili e purtroppo si chiudono i conventi e alcune soluzioni, troppo affrettate, lascerebbero pretendere che chiudendo indiscriminatamente i conventi si salva l' Ordine. 
Così si è voluto chiudere anche il Convento-Santuario di Amandola. Ma nel caso di Amandola è sfuggita una cosa troppo importante. Sappiamo quanto è bello e significativo per un Ordine avere una beatificazione. Ma quando si chiude un Convento, che è anche Santuario riconosciuto, con la presenza molto venerata di un nostro riconosciuto esempio di santità, è come estromettere dall'Ordine tale testimo¬ne, come se a noi non ci interessasse più. Stando così le cose non so come potremo pretendere che il Signore ci mandi nuove vocazioni se quelle anti¬che, le meglio riuscite e che sono ancora per tutta la Chiesa un patrimonio e uno stimolo, noi le mettiamo fuori. Ci sarà il perdono di Dio e del Beato per questo grave errore? 
Noi, a Bologna, nella Chiesa di S. Giacomo Maggiore abbiamo, dal 1874, su un altare una venerata immagine del Beato; da parte nostra ci sentiamo ancor più impe-gnati a lasciare accesa questa lampada sul moggio perché faccia ancora luce. 
Abbiamo del Beato molte memorie nel nostro Archivio, tra l'altro il più antico santino a stampa. Ma oltre questo ci preme vivere e promuovere il nostro carisma onorando e riconoscendo tutti i nostri Santi e Beati che costituiscono la firma di Dio sulla nostra storia e la nostra spiritualità. ( Bollettino Agostiniano sopra citato )

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LA PROFANAZIONE DEL CORPO INCORROTTO AD OPERA DEI RIVOLUZIONARI FRANCESI
… nel 1785 che si fece una ricognizione canonica per coprire di nuove vesti il beato. In tale occa¬sione il corpo fu osservato e toccato con cura e venerazione in tutte le membra e il verbale ce lo descrive « pieno, carnoso, molle, cedente, contrattabile e tremulo... come in un corpo vivente ».
Ma l'incorruzione e la consistenza di quelle sacre spoglie fu sperimentata da una prova ben altrimenti macabra e drammatica in una profanazione perpetrata dai soldati francesi l'I 1 giugno 1798. Erano soldati esasperati nella lotta contro bande partigiane forse organizzate da preti ( i gloriosi Insorgenti Marchigiani !!! N.d.R.)
Concentratisi nelle alture, avevano sbaragliato i partigiani a Rustici. Questi ripararono dentro Amandola, ma anche i Francesi vi entrarono e fecero una feroce rap¬presaglia. Un gruppo di soldati del Generale Lahure si acquartierò nel convento agostiniano. 
La sera, forse anche fradici di vino, dopo aver fatto man bassa, com'eran soliti, di tutti gli oggetti di valore, spaccarono l'urna del beato, ne estrassero il corpo, lo spogliarono nudo e lo issarono faticosamente su un pulpito che era sulla sinistra; poi lo avvolsero di un manto rosso e lo insultarono sacrilegamente tra un baccano d'inferno, mentre l'organo strimpellava a tutto vapore la Marsigliese.
E' triste questa scena e mostra che nessun po¬polo ha vomitato del tutto la giungla da cui proveniamo.Ma l'abbiamo voluto ricordare per sottolineare quanto questo corpo sia ancora consistente nella sua incorruzione per un dono di Dio che vuole far risplendere la santità del beato Antonio. ( P.Federico Cruciani OSA . Il Beato Antonio da Amandola : profilo storico e di preghiera. Tolentino, 1975)

Il Responsorio per la Festa del Beato Antonio da Amandola
(La prima strofa cita il miracolo quando il frate Agostiniano fu assegnato al convento della sua patria nel 1400 – all’età di 45 anni – al suo apprestarsi tutte le campane della città suonarono da sole per festeggiare l’umilissimo e nascoso fraticello assente da Amandola da oltre dieci anni)

Antonium ab Amandula
Eja rogate populi
Quem sacra tintinnabula
Sponte sonora praedicant 

Hic vitae reddit mortuos
Hic praece fugat demones
Hic imperat languoribus
Hic fausta cuncta exibet

Antonium ab Amandula … 

Si tellus acquis indiget
Repente pluviam impetrat
Si solis radios exigit
Statim serenum promovet

Antonium ab Amandula … 

Ad hunc omnesconfugite
Qui dona coeli poscitis
Huius rogatu quilibet
Reportat quidquid flagitat

Antonium ab Amandula …
Gloria Patri et Filio Et Spiritui Sancto...

Per vedere il bel Santuario cliccare QUI

lunedì 20 maggio 2013

"Andare all’incontro con tutti, senza negoziare la nostra appartenenza" ( Papa Francesco 18-05-2013)


L’informazione “guidata”  impone sempre delle chimere, dei clichès, delle aspirazioni collettive che si insinuano nel cuore dell’uomo determinando i comportamenti sia dei singoli individui che delle masse.
Alcuni ( anziani ) chierici che non hanno fatto nulla per scongiurare le dimissioni di Benedetto XVI ( anzi …) cercano ora di fornire delle interpretazioni pittoresche tramite dei maschi e virili suggerimenti, di cui sono naturali portatori, ricorrendo alle fantasie più esasperate, alle calunnie che il Papa ha fortemente condannato : « Disinformazione, diffamazione e calunnia sono peccato... dire soltanto la metà che ci conviene», o raccontare per «rovinare la fama di una persona», o «dire cose che non sono vere»,  quindi «ammazzare il fratello» concetto che Benedetto XVI nel 2009 aveva direttamente girato alla riflessione dei Vescovi.
Per gli attivi chierici come per tutti noi – cristiani di strada lontani dalle performances vaticane - si abbatte sulle nostre coscienze l’inesauribile eloquio di Papa Francesco che determina un iper dosaggio adrenalitico, con conseguente aumento della frequenza cardiaca.
Essendo tutti peccatori abbiamo l'umana paura di sentirci coinvolti nella volontaria indefinitezza delle quotidiane battute papali tant’è che i prelati , colpiti da istantanee manifestazioni di iperidrosi, si asciugano frequentemente la fronte bagnata mentre preti e fedeli sprofondano, ma solo per qualche secondo, nel mutismo.
Quasi modo geniti infantes
E’ il nostro stesso ego, punzecchiato dalle provocazioni papali, a farci sentire bambini bisognosi di perdono .
Ci immedesimiamo negli Apostoli che l’un l’altro, durante l’ultima cena domandavano al Divin Maestro : “ sono forse io Signore?” in risposta alla terribile affermazione di Gesù : “ uno di voi mi tradirà”.
C’è la risposta concreta, alle quotidiane “provocazioni” di Papa Francesco oppure le parole del Pontefice hanno il solo scopo di scuotere le nostre coscienze per migliorarne la spiritualità?
E’ dato di assistere ad un fenomeno assai raro : la moltiplicazione ( la magia non c’entra nulla) degli sms, dei messaggi e delle email di tanti sacerdoti e fedeli che si chiedono “ A chi si riferisce il Papa ? Ce l’ha forse con noi o con il nostro gruppo ” ?
La speranza cristiana, che alberga nei nostri cuori ci dice che prima o poi il Papa dovrà lenire, in nomine caritatis, le ipertensioni dei Suoi sudditi, già duramente provati a causa dei recenti, indigeribili traumi ecclesiali stati provocati dai violenti giacobini .
Apprendiamo dalla stampa "guidata" che tal Beppe Grillo che, ignorando la storia di 2013 anni di cristianesimo, ha “scoperto”  che un Papa “è diventato qualunquista e un po' populista, - perchè -  dice di pensare agli ultimi e non alle banche” …
Noi , come credenti, continuiamo a confidare nella grazia che lo Spirito Santo effonde soprattutto sul Successore di Pietro che al pari dei Santi missionari ci esorta  : “Per annunciare il Vangelo sono necessarie due virtù: il coraggio e la pazienza. Loro [i cristiani che soffrono] sono nella Chiesa della pazienza. Loro soffrono e ci sono più martiri oggi che nei primi secoli della Chiesa; più martiri! Fratelli e sorelle nostri. Soffrono! Loro portano la fede fino al martirio. Ma il martirio non è mai una sconfitta; il martirio è il grado più alto della testimonianza che noi dobbiamo dare. 
Noi siamo in cammino verso il martirio, dei piccoli martìri: rinunciare a questo, fare questo… ma siamo in cammino. E loro, poveretti, danno la vita, ma la danno – come abbiamo sentito la situazione nel Pakistan – per amore a Gesù, testimoniando Gesù. Un cristiano deve sempre avere questo atteggiamento di mitezza, di umiltà, proprio l’atteggiamento che hanno loro, confidando in Gesù, affidandosi a Gesù. non dimenticate: niente di una Chiesa chiusa, ma una Chiesa che va fuori, che va alle periferie dell’esistenza. Che il Signore ci guidi laggiù.

Andrea Carradori






giovedì 16 maggio 2013

Papa Francesco, le “sovrastrutture” e il flash mob dei ragazzi russi

video

Ieri sull’ottimo Cantuale Antonianum ho letto un articolo dedicato al “ grande pianista e compositore russo Sergei Rachmaninoff nacque nel 1873 e morì nel 1943. Il 2013 segna perciò il 140° della sua nascita e il 70° della morte”.
Il post si concludeva con un video improvvisato : “Lo scorso aprile i ragazzi del Coro Accademico dell'Università di Petrozavodsk, in gita scolastica a Barcellona, stavano visitando il Museo Nazionale d'Arte di Catalogna (da consigliare, tra l'altro, per l'incredibile collezione di affreschi staccati da chiese romaniche). Arrivati nella grande sala con la cupola (quella dove ci si può riposare su comodissimi divani mentre si guarda in alto agli affreschi...), gli attenti studenti russi si sono accorti della splendida acustica e hanno improvvisato un flash mob con l'Ave Maria di Rachmaninoff”.
Prima ancora di addentrarmi in commosse e plaudenti considerazioni educativo- musicali sull’esecuzione mi è venuta in mente una frase che il Beato Giovanni Paolo II ha rivolto nel 1980 ( c'era ancora la dittatura comunista ) ai membri del Sinodo dei Vescovi Ucraini : « fedeltà alla propria fede, all' attaccamento al proprio rito, alle antiche tradizioni, in una parola alla propria identità spirituale ».
Tra i tanti irrinunciabili motivi che abbiamo di mantenerci fedeli alla Tradizione della Chiesa è che in essa noi troviamo e viviamo appieno la nostra identità religiosa e culturale.
Troppi sono stati gli attacchi alla nostra identità spirituale da parte del mondo secolarizzato, che ha il dio-danaro come unico padrone, e all'interno della Chiesa post-conciliare  dagli irresponsabili “novatori”  camuffati da “liturgisti”.
La disgregazione dell’identità tradizionale dei cattolici, e fra cui l’enorme patrimonio culturale e artistico , non può essere valutata neppure per le istituzioni civili e laiche come “ mors tua , vita mea”!
Quanti sono stati gli appelli, inascoltati, alla gerarchia all’unisono da parte dei credenti e degli onesti operatori culturali e sociali di non voler recidere la nostra spiritualità, la cultura e l’arte proscrivendo quella Liturgia che di esse è sorgente ed alimento !
La pesante responsabilità della gerarchia cattolica, che ha obiettivamente mancato di carità nei confronti dei fedeli che si rifiutavano di buttare , come fosse un inutile fardello, ogni residuo della Tradizione nel nome dell’« aggiornamento e della pastoralità » ha provocato anche l’impressionante caduta in basso della cultura e dell’educazione giovanile.
La fedeltà ai riti e alle antiche tradizioni costituisce la nostra « identità spirituale » : l’unica difesa
di fronte alle tante insidie presenti nel mondo odierno.
In tempo di crisi economica, provocata “ad hoc” dai soliti potentati, sono sempre più numerose le istituzioni “laiche” che apertamente confidano che la “ DIGA- CHIESA” possa tenere.
Ormai i più onesti spiriti “laici” sanno che non è più tempo di pensare alla “mors tua, vita mea”… perché è in gioco la sopravvivenza di larga parte dell’umanità.
Dobbiamo esprimere la nostra « identità spirituale » nella fedeltà alla fede, alle antiche tradizioni e ai riti trasmessici dai nostri padri come stanno facendo, in larga parte, le istituzioni religiose e civili russe.
Riflettiamo : all’interno di un Museo, durante una gita scolastica il Direttore e i ragazzi del Coro Accademico dell'Università di Petrozavodsk hanno “improvvisato” l’esecuzione di un capolavoro della musica sacra ortodossa .
Non è forse la splendida proclamazione della Fede e dell' « identità spirituale » nell'arte che vale più di tanti discorsi ?
Quando le parole tacciono, diceva un vero liturgista sopravvissutto agli scempi post-conciliari, parla la Liturgia !
I giovani russi hanno cantato la fede e l'eccelsa tradizione musicale legata alla Liturgia ! 
Non vogliamo neppure ipotizzare cosa avrebbero eseguito i nostri ragazzi, anche se allievi di un Conservatorio Statale di Musica … ( ammesso che fossero riusciti nell’intento : “No, cantiamo questo. No, cantiamo quello…) …
Papa Francesco pochi giorni fa ai Vescovi pugliesi ha detto : “che è importante che noi viviamo il rapporto con la liturgia e con la fede con semplicità e senza sovrastrutture”.
Per molti fedeli le “sovrastrutture” sono le costose kermesse che la Gerarchia impunemente propone ai giovani nelle Agorà, nei Congressi d’ogni tipo, nelle GMG facendoli ingozzare di banalità e di cretinerie “alla moda” con la vana speranza di poterli tenere uniti attorno alla Croce.
Cari Vescovi, cari “esperti” di comunicazioni sociali e di “nuova evangelizzazione” guardate e riguardate il video girato a Barcellona : non è forse  una mirabile testimonianza di fede ?

Andrea Carradori







martedì 14 maggio 2013

Il Pontificato di Papa Francesco consacrato alla Vergine di Fatima


Il Cardinale Patriarca di Lisbona, José Policarpo, ha consacrato ieri a Fatima il Pontificato di Papa Francesco alla Vergine Maria, secondo quanto richiesto dallo stesso Pontefice. 
Lo riferisce l’agenzia cattolica portoghese Ecclesia. 
All’avvenimento, nel 96.mo anniversario delle apparizioni della Madonna ai tre pastorelli, hanno preso parte quasi 300 mila fedeli. In un messaggio letto, nell’occasione, dal vescovo di Leiria-Fatima, mons. Antonio Marto, Papa Francesco ha espresso “la sua gratitudine per l’iniziativa e il suo profondo riconoscimento per l’esaudimento del suo desiderio”. 
Il Papa si è unito in preghiera con tutti i pellegrini di Fatima, “impartendo di tutto cuore la sua benedizione apostolica”. (A.G.)

© Copyright Radio Vaticana

lunedì 13 maggio 2013

La “nuit de la mode 2013” e “crucifixion de la foi”.


Da tempo mi rifiuto di partecipare a manifestazioni  che si tengono all’interno delle cossiddette “chiese sconsacrate” o “ex chiese” o “chiese-auditorium”.
Qualche anno fa rimproverai un mio carissimo amico, grande storico e critico d’arte che, per spirito di goliardica provocazione, allestendo la mostra di un pittore contemporaneo  in una stupenda “ex” chiesa settecentesca aveva posto sullo splendido altare monumentale, dotato  del baldacchino per l’esposizione del Santissimo Sacramento,  una grossa tela raffigurante una donna totalmente ignuda.
Nella Regione Marche abbiamo diverse “ex”chiese adibite a "auditorium" rimaste praticamente integre non soltanto nella quadreria originale ma perchè conserva addirittura tutti i supporti di culto. 
Paradossalmente spesso le "ex" chiese sono le uniche a non aver  subito le devastazioni e i saccheggi moderni/modernisti  che nel nome dell’innocente concilio Vaticano II si sono perpetrati degli ultimi decenni  a danno della fede, della devozione popolare e del patrimonio artistico nazionale.
Allego alcune  foto di una serata di moda che se non  fosse avvenuta all’interno di un’integra “ex” chiesa avrebbe ricevuto  il mio sincero applauso perchè  dalle immagini è evidente che la sfilata delle modelle è stata ottimamente improntata alla sobrietà e alla discrezione ! 
Insomma avrei detto agli organizzatori e alle modelle : bravi !
Mi è impossibile tuttavia applaudire ... a causa della “location” … le belle, eleganti e dignitosissime modelle sono comparse dagli scanni del coro ligneo dei Francescani e attraverso il presbiterio davanti all'Altar Maggiore hanno raggiunto la navata centrale della bella Chiesa di San Francesco d’Assisi a Castelfidardo, Arcidiocesi di Ancona-Osimo.
Non ho visto una rispettosa copertura dell’Altar Maggiore su cui spicca il meraviglioso Tabernacolo... guardando le foto pare  che almeno la grande pala centrale dell’ Immacolata Concezione con San Francesco e San Bonaventura opera del'artista  romano Masucci fosse stata nascosta ...
Ancora una volta la sensibilità dei credenti è stata ferita.
Siamo troppo bigotti se ricordiamo che su quell’Altare per secoli, quotidianamente è stato celebrato il Santo Sacrificio della Santa Messa ?
Siamo troppo sentimentali se evidenziamo che negli scanni del coro per secoli i religiosi francescani hanno cantato, da mane a sera, le lodi all’Altissimo Signore ?
Siamo troppo legalisti se nutriamo dei dubbi che sia stata rimossa la "pietra sacra", con le Reliquie dei Santi, che l'allora  Vescovo di Recanati pose sulla mensa dell'Altare quando lo consacrò "in aeternum" ?
La responsabilità dell'attuale disaffezione verso il Sacro, che ha portato un’inevitabile devianza della mente e del cuore nei credenti, è da ricercarsi in primis in coloro che hanno  responsabilità pastorali  e di culto.
Qualcuno replicherà che la chiesa di San Francesco, appartenente al Comune di Castelfidardo, è disgiunta dalla giuristizione ecclesiastica.
Questo è parzialmente vero .
La Chiesa in oggetto è stata indemaniata nel 1861 dallo Stato unitario, come migliaia di altri consimili edifici di culto appartenenti agli  Ordini Religiosi, ma è rimasta regolarmente officiata  oltre il Sacrosanto Concilio Vaticano II, di cui si festeggia quest’anno il 50° dell’inizio.
Purtroppo da decenni si è smarrito lo slancio di fede che ha fatto edificare le chiese, le cattedrali, i monasteri, gli ospizi, gli asili, le scuole ecc ecc con il conseguente abbandono del frutto della devozione e dello zelo dei fedeli specie di quelli più poveri.
Se i consacrati , che hanno certamente un’infinità di problematiche da sbrigare, si disinteressano della sorte dei simboli della fede … figuriamoci i laici…
Viceversa i nostri amati fratelli delle Chiese Orientali rabbrividiscono solo all’idea di un sacrilegio a danno degli edifici e delle cose sacre ivi racchiuse.
Non parliamo poi dell’assoluta coerenza dei nostri Fratelli Maggiori Ebrei di cui ammiriamo anche le iniziative della European Jewish Development Fund , una delle più importanti organizzazioni ebraiche europee, che sta investendo capitali per riacquistare alcune antiche ex sinagoghe che nel tempo avevano subito il  cambio di destinazione d’uso per riportarle al culto.
Questo si chiama zelo e dedizione per uno scopo religioso !
Perché i nostri miopi Pastori non osservano  l'eroico operato dei  nostri Fratelli Ortodossi scampati, grazie alla ferrea fedeltà ai simboli della fede contenuti nella Liturgia, alla terribile e crudelissima persecuzione comunista ?
Nell’Anno della Fede, così fortemente contrassegnato da inquietanti segnali interni alla Chiesa Cattolica, la sfilata di moda ( anche se educatamente professionale ) sui gradini del presbiterio di una chiesa attiva nel culto fino a pochi decenni fa, di Castelfidardo mi mancava proprio ... e nessuno può dire, senza mentire alla propria coscienza, che stiamo esagerando ...
Anche a causa dei chierici dormienti ora la fede sembra crocifissa assieme al buon gusto della nostra gente.
Noi però sappiamo che dopo la crocifissione c’è la gloria della risurrezione .
Confidiamo per questo nella Divina Provvidenza e  nell’ardore pastorale di Papa Francesco affinchè i “ diritti di Dio” siano rispettati almeno nella stessa misura con cui si cerca di esaltare quelli dell’uomo .
Andrea Carradori


Foto da Facebook 
Lo riscrivo .
Dalle foto che ho visto la sfilata mi pare ammirevole anche per l'assenza di elementi di vistosa volgarità che non si addice alla nostra gente soprattutto in tempo di crisi economica !
In un altro locale questa iniziativa sarebbe stata perfetta !

sabato 11 maggio 2013

Papa Francesco e Fatima : la Consacrazione



« AGI CdV 10 maggio - 
Il patriarca dei Copti in Egitto è chiamato "Papa", esattamente come il vescovo di Roma nel mondo intero. 
E in questi giorni, Sua Santità Tawadros II, successore del recentemente scomparso Papa Shenouda III, si trova in Vaticano dove ha pregato nella Cappella Redemptoris Mater insieme a Papa Francesco, il quale - anche se aveva indossato la stola per la benedizione comune - alla fine di una breve liturgia ha lasciato che fosse il solo patriarca a benedire, mentre egli stesso come tutti i presenti si è fatto il segno della croce. Un gesto di umiltà molto significativo ».
La liturgia romana ha attinto molto da quella copta :  se tornasse adesso a fare altrettanto non potrei che rallegrarmene ... visti i tempi così perigliosamente stracarichi di populismo carismatico e protestante...
I  simboli liturgici e devozionali che vengono dall'Oriente giovano anche all'ecclesiologia cattolica per riportare il cuore e la mente  alla vera contemplazione di Colui che ci ha donato la salvezza e la vita eterna !
Anche il Ven.Paolo VI, nel suo primiero entusiasmo ecumenico, per riportare all’unità le pecorelle smarrite , aveva fatto davanti alle telecamere dei significativi “gesti d’umiltà” che purtroppo nel tempo non si confermarono “profetici” .
" L'ultimo Paolo VI" cercò invano di correggere il "giovane Paolo VI"  per il bene di quel che rimaneva della Chiesa Cattolica, ridotta ai minimi termini, ma l'antica disciplina cattolica era stata divelta ed i significativi gesti d'umiltà paolini rimasero relegati a quel periodo storico  in cui si cantava :  " C’è un grande prato verde dove nascono speranze ...Quello è il grande prato dell’amore ..."
Tirar fuori dagli impolverati armadi gli attrezzi ideologici degli anni '60 fa sorridere amaramente tutti coloro che hanno subito e vissuto quel periodo di dittatura ideologica e culturale.
Tutti ormai  sanno perfettamente che anche questa patetica ed inutile rievocazione storico-intellettuale ( che ormai piace solo agli ultra settantenni uomini di chiesa) si dissolverà presto perchè la Chiesa ha bisogno di ritrovare la propria identità dottrinale nella ferma adesione al Santo Vangelo di Nostro Signore !
A commento di questa recente notizia vaticana copio quanto ha scritto Mic, Redattore del Blog Chiesa e post concilio:
" C’è una domanda (una delle tante..) alle quali non riesco a trovare una risposta.
Qualche giorno fa dicevo ad un amico che in Vaticano vive un uomo scelto dal Conclave come Capo Supremo di Santa Romana Chiesa. 
Veste di bianco: ma rifugge i simboli esterni del Sommo Pontefice (nella cornice e nell’abbigliamento, ai quali eravamo abituati da secoli), non si autodefinisce Papa e vive in un albergo… (a poche centinaia di metri, invece, c’è un vecchio sacerdote, anch’egli vestito di bianco, non più Sommo Pontefice ma che continua a farsi chiamare Papa -seppur emerito - e che vive in un monastero).
L’attuale Vescovo di Roma ha l’abitudine di esternare quotidianamente con un linguaggio che a volte sembra ricercare volutamente l’attenzione dei media (Dio non è spray, le suore non devono essere zitelle, la chiesa non deve essere una ONG); a volte, invece, risulta impreciso a causa di una buona ma non perfetta conoscenza dell’italiano. 
In entrambi i casi si è di fronte a testi scritti di proprio pugno ed evidentemente non rivisti (non solo nei contenuti, ma neppure nella forma) da parte dei collaboratori più diretti.
La domanda è la seguente:  l’understatement (scusate l’anglismo) con il quale Bergoglio porta avanti il proprio ministero è effettivamente voluto? 
Cioè l’affrontare il terribile compito di essere Vicario di Cristo in terra nei modi sopra descritti, nasce da una visione post-conciliare del papato o da una non chiara percezione di ciò che significa essere Sommo Pontefice? 
E’ possibile in altri termini che l’aver vissuto la propria vita alla “periferia del mondo” sia all’origine di questo modo di fare “sciatto” che caratterizza le prime settimane del suo pontificato? 
Fino a che punto Francesco si rende conto che essere Papa è qualcosa di più di essere Vescovo di una grande diocesi? 
Fino a che punto si rende conto di ciò che dice (e soprattutto, almeno sino ad oggi, ciò che non dice) ha una portata planetaria, che trascende quella di una diocesi? 
Fino a che punto un uomo che è stato sempre lontano dal centro della cattolicità, vivendo – se mi passa il termine - una cattolicità periferica, è all’altezza del compito per il quale è stato chiamato?
Quali che siano le motivazioni, in assenza di una rapida “raddrizzata”, rischiamo la definitiva distruzione di quanto resta della gloriosa tradizione della Chiesa e di quelle forme che nel corso dei secoli sono state codificate per trasmettere il messaggio di Cristo. 
Forme plasmate per esaltare nel modo umanamente più elevato ciò che dovevano esplicare e che – a differenza di quanto avvenuto negli ultimi cinquant’anni – sono state capaci di convincere l’anima e il cuore di generazioni e generazioni, indipendentemente dalla cultura, dall’etnia, dalla lingua.
Qui poi si apre, naturalmente, il secondo grande e più importante capitolo della questione. 
Saprà o vorrà Francesco confermare il messaggio eterno della nostra Chiesa, in linea con la tradizione? 
Al momento brancoliamo ancora nel buio. 
Ma, a dir la verità, non si intravvedono segnali che inducano all’ottimismo".
Ci pensi la Santità di Nostro Signore Papa Francesco , Successore dell’Apostolo Pietro, a rimettere la speranza nei nostri cuori affranti( ma non piagati ) a causa dei recenti “fatti ecclesiali” che rimangono ancora immersi nella fitta nebbia dei misteri vaticani !
Ci pensi il Vicario di N.S.G.C. sulla terra ad indurci al sano ottimismo dei nostri Santi !
L’imminente Consacrazione del Pontificato di Papa Francesco alla Santa Vergine Maria il 13 maggio prossimo, festa della Madonna di Fatima, sarà il primo passo della rinnovata speranza cattolica tanto invocata dalle anime autenticamente pie e devote.
Andrea Carradori