martedì 30 aprile 2013

CONFIDENTIAL : "RIMOZIONE FORZATA" !


I parte

Fin dal chiudersi delle porte della Cappella Sistina che ha ospitato il recente Conclave abbiamo avuto la netta percezione che taluni  potentati avrebbero accellerato i tempi della “rimozione forzata” di ogni traccia del Pontificato di Benedetto XVI .
Hanno iniziato, mentre il Conclave era in corso, con la Liturgia che noi sbrigativamente chiamiamo " benedettiana " ma che in definitiva è quella scaturita dal post-Concilio con l'aggiunta di una minima dose di " ermeneutica della continuità" ( ingrediente ormai introvabile perchè esaurito dal 28 febbraio scorso).
Non riuscivamo a credere alle nostre orecchie quando abbiamo udito “in diretta TV" le parole che il Dott. Dino Boffo, Direttore di TV 2000- l’emittente della CEI- ha sparato come proiettili (all'uranio impoverito) contro i Cerimonieri Pontifici e contro le Liturgie di  Papa Benedetto. ( Fortuna PER NOI che Papa Benedetto , lungi dall'essere "tradizionalista", nel senso stretto che intendiamo noi, NON ha mai celebrato pubblicamente la Messa nel rito antico della Chiesa ne' ecceduto sull'uso, assai sporadico, dei paramenti antichi ... Papa Benedetto XVI anche in questo è stato mite , accorto e OBBEDIENTE alle disposizioni della Segreteria di Stato Vaticana che più volte ha messo bocca pure sulla scelta dei paramenti per le celebrazioni più importanti ...)
Durante l'ultimo Conclave, leggendo certi giornali e vedendo certe " dirette TV ", abbiamo avuto l’impressione di assistere ad una specie di sommossa guidata da quella televisione ( come è più volte avvenuto in occasione di alcune manifestazioni,  più o meno violenta, dove i più violenti  erano incitati a colpire alcuni obiettivi grazie ai  “consigli” di alcune complici emittenti radiofoniche …).
Molte anime devote, consacrati e laici, si sono chieste fra le lacrime : " perché abbattere così repentinamente  l’immagine di Benedetto XVI ! Che cosa ha fatto di male ?"
Se lo è chiesto anche in una “discussione” su Facebook un pio fedele :
Ho l'impressione (a volte più di un'impressione) che in alcuni ambienti, anche di rosso addobbati, si stia operando una "rimozione forzata" della memoria del Pontefice emerito Benedetto XVI. 
E' vero che la presenza di un Papa emerito potrebbe creare qualche imbarazzo, così come è vero che un certo spirito (diciamo) di "adattamento" porta chi ieri era solito lodare, quasi a dimenticare...
Ma credo (è solo una sensazione) che ci sia una certa voglia e fretta di archiviare un tempo (seppur breve) di combattimento e di tentativi di vera riforma, con un altro più sbilanciato verso il "popolare", il dialogante, l'accoglienza dei "gusti" di una certa modernità (pur, ovviamente, restando nell'alveo di fedeltà alla tradizione e alla retta dottrina). 
Leggendo interviste, commenti, articoli si nota questo tentativo di "rimozione"...
A volte anche in ambienti di rosso addobbati (non parlo o scrivo degli ambienti laicisti che hanno esultato per la "rinuncia" di Papa Benedetto e l'elezione di Papa Francesco)si parla degli otto anni di Pontificato di Benedetto XVI come di un tempo dall'aria viziata e chiusa, rispetto all' "aria fresca" che si starebbe respirando adesso... Mah...
Non credo che sia innocente questo tentativo di saltare gli otto anni di Benedetto, per lanciare un ponte ideale tra Giovanni Paolo II, quando non Giovanni XXIII e Papa Francesco...
Così come non credo che questa riflessione sia un guardare indietro, al passato e non aprirsi alla nuova situazione...
Chi mutila ideologicamente la storia, finisce con l'essere poco fedele alla chiamata della Verità nel presente......”
Immediata la condivisione di  una sorella nella fede : “ Papa Benedetto: la mente teologica di Giovanni Paolo II....solo questo dovrebbe bastare per non proferir parola...ma portare il giusto riconoscimento e rispetto, ad un grande, immenso Papa”.
Eppure i “segnali “ della rimozione forzata dell’immagine di Benedetto XVI ci sono tutti e non solo riassumibili nella  scelta di un’iper sobrietà del vestiario liturgico di Papa Francesco , scelte che posso comprendere e che non mi stupiscono più di tanto se penso all’età e alla pastorale di Papa Francesco.
E’ vero che alcuni “silenzi” vaticani stupiscono ancor di più  :
- sulle improvvide e pericolose dichiarazioni di Mons. Piero Marini , che hanno messo in evidenza la discontinuità dai Pontificati del Beato Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI;
- sull’aggressione subita dal Primate del Belgio Mons. Andrè-Joseph Leonard;
- sulla possibilità, espressa da Padre Lombardi, portavoce della Santa Sede,  che ha ipotizzato “altre forme di unione tra due persone”;
- sull’introduzione da parte del Governo Francese, più dittatoriale che democratico, del cosiddetto “matrimonio per tutti”  : i vescovi francesi sono stati lasciati soli nella loro dignitosa ma ferma protesta.
Avendo a cuore il piccolo e povero "orticello" della Tradizione , diciamo di conoscere chi è la cellula, acerrima nemica della Tradizione e dei tradizionalisti, che produce quasi tutte le “notizie allarmanti”  attribuite d’ufficio al nuovo Pontefice con lo scopo di deprimere i fedeli legati alla tradizione ...
Facciamo “copia + incolla” del pensiero più volte espresso con ferrea chiarezza : noi non temiamo nostra Madre ( Roma) ne’ nostro Padre ( il Papa ).
Conseguentemente non crediamo alle storielle di presunti divieti imposti dal Papa ad alcuni Suoi collaboratori curiali …
No! Non ci crediamo ! Confidiamo di NON dover essere smentiti dalla cupa realtà che ci imporrebbe una seria inversione di marcia,  pur restando intatto e determinante il  postulato :  “ Cum et sub Petro”.
Con questo chiudiamo la parentesi, tutta umana e vecchia come la Chiesa, delle voci nei corridoi curiali.
Ne dobbiamo aprire un’altra purtroppo realmente accaduta.
Talvolta ritornano tra "una partita a briscola "...
Le belle e interminabili partite a briscola hanno fatto  dimenticare agli anziani canonici di occuparsi della dignità della loro bella Cattedrale per quasi sette anni : suppliva meravigliosamente  il giovane parroco assieme ai ragazzi del rinato gruppo liturgico " benedettiano ". 
Il giorno dopo l’elezione di Papa Francesco tre anziani canonici  sono ritornati in Duomo.
Il primicerio era armato di un bel mazzo di chiavi.
Dopo quasi sette anni, in cui , fra la contentezza incontenibile dei fedeli, senza spendere un euro la Cattedrale era “rinata” semplicemente perchè il parroco e i ragazzi avevano saputo prendere dalle due sagrestie per addobbarla ...
I Reverendi  Canonici hanno chiuso gli armadi che racchiudono i bellissimi paramenti offerti alla Gloria di Dio dalla fede dei maggiori …
L’effetto “Papa Francesco” ha risvegliato il torpore degli anziani Canonici che assieme al pauperismo liturgico  della loro lontana gioventù hanno ritrovato ... le chiavi degli armadi smarrite sette anni prima : niente più camici o paramenti antichi … tutto nuovamente proibito  ... sine die
Nella prima riunione dopo Pasqua  del Clero di quella Diocesi il Vescovo ha  esortato i sacerdoti a farsi “ … vedere più spesso nelle strutture diocesane organizzate per la  carità …”.
Immediata la risposta di un prete: “ Eccellenza, noi non andiamo nelle strutture diocesane preposte alla carità perché stiamo già  accanto a coloro che hanno bisogno della nostra carità spirituale e materiale” !
Meno demagogia e più autentica carità ad imitazione dei Santi fioriti in ogni epoca nella Chiesa Cattolica ! 

( fine I parte )

Andrea Carradori



sabato 27 aprile 2013

Per chi suona la campana ? L’Omelia di Papa Francesco.


Il nuovo Papa   viene scrutato, studiato e osservato
E' normale che avvenga questo !
Intellettuali, opinionisti, vaticanisti, giornalisti, gruppi e gruppetti ecclesialmente autoreferenziali  si inventano una presunta consanguineità con il Pontefice per digerire il boccone amaro della mancata attribuzione della "paternità" ideologica .
E' normale anche questo !
In poche parole ognuno cerca di tirare dalla propria parte un lembo della leggera talare bianca ...
Si ha l'impressione  che lo stesso Papa,  decantato da alcuni miei amici "intra moenia " per la fresca simpatia che sprigiona , si diverta a farci "cervellare" per trovare una giusta interpretazione alle Sue omelie che quotidianamente pronuncia dalla Cappella della Domus Sanctae Martae.
Chissà il Papa quanto sorride pensando  al  nostro rompitesta  quando leggiamo le Sue omelie ...
Di difficilissima interpretazione è , ad esempio, quella di oggi, sabato 27 aprile.
Leggendo le frasi come :  “ patteggiare con il potere” ; comunità chiusa, sicura di se stessa, quella che cerca la sicurezza proprio nel patteggiare col potere” mi tranquillizzo : il Papa non si riferisce ai nostri poveri gruppi liturgici nati dopo il Motu Proprio “Summorum Pontificum” che non sanno neppure cosa sia il “potere” e tanto meno i soldi !
Alla frase :  “perciò si sentivano come difensori della fede e incominciarono a parlare contro gli Apostoli, a calunniareLa calunnia..” mi vien però da pensare a quella specie di autoreferenzialità da “primi della classe” che taluni  gruppi “tradizionalisti” ( con la “puzza sotto il naso” ) fanciullescamente ostentano con il serio rischio di far precipitare la bontà della ritrovata Tradizione Liturgica in una specie di sottobosco ideologico dalle non chiare ( per non dire inquietanti) connotazioni .
Un disagio più volte denunciato dai "tradizionalisti" stessi e spedito a quei Pastori che ancora si permettono di privare della loro assistenza pastorale proprio i gruppi più fedeli alla Chiesa ! 
Per un arcano volere della Provvidenza, i fedeli tradizionalisti sono gli unici ad inginocchiarsi davanti ai loro Pastori  capaci però di criticare " in nomine Christi " gli  errori clericali quando, a causa dell'infedeltà al Vangelo ed accecati dalle mode mondane, i Consacrati si dimenticano di seguire Gesù : vita, luce e verità !
" Paradossalmente - osserva un fratello tradizionalista - i novatori sono quelli prostràti al mondo dal mondo e ricevono ogni onore e riconoscimento, noi invece siamo perseguitati, e prima di tutti, dai pastori che formano questi apostoli del sorriso, aperti allo Spirito. L'apertura allo Spirito è uno slogan attraverso il quale la dottrina cattolica è stata demolita pezzetto per pezzetto. Vogliamo continuare a suonare su questo spartito?".
Ci affidiamo , come altre volte, alla trascrizione di Radio Vaticana per leggere l'omelia del Papa una, due, dieci volte.
La campana oscilla verso destra e verso sinistra; verso Nord e verso Sud ;  verso Oriente e verso Occidente.
Forse la predica è per tutti ...
Andrea Carradori

“Sembrava che questa felicità non sarebbe mai stata vinta”.  
Così il Papa commentando l’affidamento in Cristo della comunità dei discepoli, riuniti ad Antiochia per ascoltare la parola del Signore, ricordato oggi negli Atti degli Apostoli. 
Poi, la domanda di Papa Francesco sul perché la comunità dei “giudei chiusi”, “un gruppetto”, “persone buone”, furono ricolmi di gelosia nel vedere la moltitudine dei cristiani e incominciarono a perseguitare:

"Semplicemente, perché avevano il cuore chiuso, non erano aperti alla novità dello Spirito Santo. Loro credevano che tutto fosse stato detto, che tutto fosse come loro pensavano che dovesse essere e perciò si sentivano come difensori della fede e incominciarono a parlare contro gli Apostoli, a calunniare… La calunnia… 
E sono andati dalle pie donne della nobiltà, che avevano potere, gli hanno riempito la testa di idee, di cose, di cose, e le spingevano a parlare ai loro mariti perché andassero contro gli Apostoli. Questo è un atteggiamento di questo gruppo e anche di tutti i gruppi nella storia, i gruppi chiusi: patteggiare col potere, risolvere le difficoltà ma 'fra noi'… 
Come hanno fatto quelli, la mattina della Resurrezione, quando i soldati sono andati a dir loro: 'Abbiamo visto questo'… 'State zitti! Prendete…”. E con i soldi hanno coperto tutto".

“Questo è proprio l’atteggiamento di questa religiosità chiusa”, ha spiegato il Papa, “che non ha la libertà di aprirsi al Signore”:

"La loro vita comunitaria per difendere sempre la verità, perché loro credono di difendere la verità, è sempre la calunnia, il chiacchierare… 
Davvero, sono comunità chiacchierone, che parlano contro, distruggono l’altro e guardano dentro, sempre dentro, coperte col muro. 
Invece la comunità libera, con la libertà di Dio e dello Spirito Santo, andava avanti, anche nelle persecuzioni. 
E la parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. 
E’ proprio della comunità del Signore andare avanti, diffondersi, perché il bene è così: si diffonde sempre! Il bene non si corica dentro. 
Questo è un criterio, un criterio di Chiesa, anche per il nostro esame di coscienza: come sono le nostre comunità, le comunità religiose, le comunità parrocchiali? 
Sono comunità aperte allo Spirito Santo, che ci porta sempre avanti per diffondere la Parola di Dio, o sono comunità chiuse, con tutti i comandamenti precisi, che caricano sulle spalle dei fedeli tanti comandamenti, come il Signore aveva detto ai Farisei?".

“La persecuzione incomincia proprio per motivi religiosi e per la gelosia”, ha detto Papa Francesco, ma non solo “i discepoli erano pieni di gioia di Spirito Santo”, “parlano con la bellezza, aprono strade”:

"Invece la comunità chiusa, sicura di se stessa, quella che cerca la sicurezza proprio nel patteggiare col potere, nei soldi, parla con parole ingiuriose: insultano, condannano… 
E’ proprio il suo atteggiamento. 
Forse si dimenticano delle carezze della mamma, quando erano piccoli. 
Queste comunità non sanno di carezze, sanno di dovere, di fare, di chiudersi in una osservanza apparente. 
Come Gesù gli avete detto: 'Voi siete come una tomba, come un sepolcro, bianco, bellissimo, ma niente di più'. 
Pensiamo oggi alla Chiesa, tanto bella: questa Chiesa che va avanti. 
Pensiamo ai tanti fratelli che soffrono per questa libertà dello Spirito e soffrono persecuzioni, adesso, in tante parti. 
Ma questi fratelli, nella sofferenza, sono pieni di gioia e di Spirito Santo".

“Guardiamo Gesù che ci invia a evangelizzare, ad annunciare il suo nome con gioia, pieni di gioia”, ha concluso il Papa, sottolineando che non bisogna aver “paura della gioia dello Spirito”, così da non “chiuderci in noi stessi”.




venerdì 26 aprile 2013

" Liturgia cantata: origini e oblio " del M° Mattia Rossi


Liturgia cantata: origini e oblio, di Mattia Rossi

Sarebbe piuttosto banale, ancorché (per alcuni) molto utile, in questo numero dedicato alla continuità liturgica nella Tradizione, citare i passi della Sacrosanctum Concilium nei quali si afferma che la Chiesa affonda le proprie radici liturgico-musicali nel canto gregoriano. 
I Padri conciliari vollero sottolineare, attraverso l’impiego di due precisi termini – traditio e progressio –, quanto la riforma liturgica venisse compiuta nel segno della continuità con il magistero precedente («per conservare la sana tradizione», SC 23), ma senza che questo precluda a priori una qualche forma di innovazione («e aprire nondimeno la via ad un legittimo progresso», ibid.).
Il paragone evangelico col «padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie» (Mt 13, 52), si presta molto bene a raffigurare la l’idea di musica sacra che concepì il Concilio Vaticano II: un repertorio, cioè, che riconoscesse il «canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana» (SC, 116), assieme alla polifonia, ma invitando anche i compositori contemporanei alla composizione di “nuove” melodie che ben si addicano alle caratteristiche della tradizionale musica sacra (cfr. SC, 121) già indicate da Pio X.
Quest’idea della canonicità nello sviluppo – e, si noti, che la fissità, in generale, costituisce la vera garanzia che la Chiesa ci offre per camminare senza pericolo tra i binari dell’ortodossia – non va letta solamente come un doveroso recupero del gregoriano e della polifonia tout court all’interno della liturgia riformata, ma occorre sforzarsi di permeare la nostra mentalità moderna in un’ottica che tenga conto del retroterra teologico del quale, le musiche liturgiche antiche, erano pervase. 
Non basta, in breve, a cantare qua e là qualche antifona gregoriana o qualche Kyrie polifonico della tradizione: occorre riscoprire quell’immenso substrato di significati ormai andati perduti. 
Non voglio, in questa sede, ripetere i luoghi comuni sull’oblio del gregoriano e della polifonia dalla liturgia riformata, ma voglio, invece, fare due esempi di come si possa instaurare una continuità tra, la tradizione e il presente, tra il vetera e il nova.

1. Sono ben note a chiunque abbia un minimo di familiarità con le dispute postconciliari le posizioni di chi, per difendere - non si sa da che cosa - il Novus Ordo, assicura che la riforma liturgica fu dettata dal desiderio di restituire la liturgia agli antichi usi dei primi secoli o, addirittura, dell’età apostolica. 
Non è mio compito entrare nel merito della veridicità o meno di tali affermazioni, ma mi limito solamente a notare come, a parità di “usi primitivi”, non si segua anche la norma delle prime comunità secondo cui il celebrante canta il rito e non lo recita. 
Quanto questo “uso primitivo” (questo, sì, provato!) sia “in uso” tra i sacerdoti credo stia sotto gli occhi di quanti frequentano le nostre messe domenicali.
Musica e culto rituale, da un punto di vista storico, furono da sempre connesse: nell’antichità anche i culti pagani erano cantati (da qui il termine ‘incantesimo’, ovvero ‘in-canto’) e il cristianesimo, e prima ancora l’ebraismo, videro nel canto il miglior metodo per sacralizzare il rito. 
Questo fu chiarissimo sin da subito: da san Paolo e i primi Padri della Chiesa sino al Concilio Vaticano II. Perché, allora, chi spaccia un’indiscutibile “dogmaticità” (che non esiste) del Vaticano II in tema di liturgia (lingua, orientamento della celebrazione, architettura sacra, per esempio) non la osserva anche in tema di musica sacra?
Il principio-guida è, in semplici parole, che non si canta nella messa, ma di deve cantare la messa. 
E su questo, come dicevo, anche il Vaticano II segue la Tradizione che dalle origini, passando per il messale di Pio V, vede nel canto del celebrante la prima e pura manifestazione di sacralità rituale: l’ancora troppo dimenticato documento Musicam Sacram (Istruzione della Sacra Congregazione dei Riti sulla musica nella Sacra Liturgia) non lascia spazio a varie interpretazioni possibili: vi sono tre gradi di priorità nella scelta delle musiche che, contrariamente al pensiero comune (e all’abitudine comune), vedono “al primo posto” le parti «spettanti al sacerdote ed ai ministri, cui deve rispondere il popolo o che devono essere cantate dal sacerdote insieme con il popolo» (I, 7), come, ad esempio, il saluto del celebrante, le orazioni, il prefazio con il dialogo, le formule di congedo, etc. «Il secondo e il terzo [grado], integralmente o parzialmente, solo insieme al primo» (III, 28). Per secondo grado si intendono Kyrie, Gloria, Agnus Dei e Credo. 
Ma più interessante è il fatto che i canti processionali di ingresso, di comunione o di offertorio, i canti che noi riteniamo più “indispensabili”, rientrino solamente nel terzo grado che perciò, oltre ad essere all’ultimo posto di priorità, non possono essere eseguiti se non a completamento degli altri due gradi.
La prassi, però – inutile dirlo –, non è questa: ancora una volta si attribuisce al Vaticano II una priorità (il canto dell’assemblea) che, in realtà, questi vuole solamente in seguito all’adempimento del primo obbligo, il canto del celebrante. 
E’ solamente se il sacerdote, l’alter Christus, canta che tutti noi “formati al suo divino insegnamento, osiamo dire”.
Da un punto di vista musicale, le parti proprie del celebrante fanno parte dei cosiddetti recitativi: quei testi, cioè, che vengono proclamati su una sola nota (corda di recita) dalla quale ci si discosta con leggere inflessioni in corrispondenza dei segni di punteggiatura. 
Essi sono, storicamente, le parti più antiche del repertorio gregoriano: a prova di ciò vige il fatto che esse sono le forme musicalmente più semplici e in esse, proprio perché sono le prime a essere nate, vi è l’embrione di quello che sarà il gregoriano. 
Il loro abituale impiego liturgico è dimostrato dal fatto che, essendo le parti che più di tutte venivano cantate, proprio per la loro ‘ordinarietà’ non si sentì il bisogno di scriverle.
Una interessante particolarità, che non deve assolutamente sfuggire ai nostri occhi, è come quasi ogni recitativo preveda due possibili forme: una semplice e una solenne. 
Questo significa che il canto non era visto come un qualcosa in più, ma sostanzialmente diverso, dalla quotidianità del parlato: il canto era elemento strutturale della liturgia sempre, non solo nella festività; la liturgia era canto. 
Questo è il primario compito del canto liturgico che il Vaticano II, nell’Istruzione sopracitata, richiede espressamente prima ancora di qualsiasi supposta partecipazione assembleare. 
Ma l’oblio del volere conciliare è cosa, purtroppo, ben nota.

2. In questa seconda parte, vorrei riflettere, sempre nel segno della “continuità” tra vetera et nova, sul canto di comunione. 
Il repertorio gregoriano, maestro di precisione e di aderenza liturgico-testuale, ci insegna, riguardo al bagaglio dei canti di comunione, principalmente due cose: in primo luogo che ogni domenica ha una propria antifona la quale è dedicata a quel preciso giorno e non è interscambiabile con nessun’altra, in secondo luogo che, nella grande maggioranza dei casi, il testo del communio è un passo della pericope evangelica. 
Ecco, qui, frantumarsi un mito, quello del canto eucaristico alla comunione: il gregoriano, invece, ci insegna che al culmine della celebrazione, la meditazione conclusiva (il communio è l’ultimo canto della messa, il Graduale non prevede canti finali) deve esser condotta sulle parole di Cristo stesso ascoltate nel testo evangelico.
La mia riflessione (e, perché no?, una proposta) riguarda l’antico uso per il canto di comunione, ovvero il canto del salmo 33: “Gustate e vedete com’è buono il Signore”. 
Nella chiesa primitiva, questo salmo, veniva cantato integralmente in directum, cioè senza ritornelli (e l’uso fisso del salmo 33, di fatto, equiparava il canto di comunione ad un canto dell’Ordinarium), ma dal V sec. sentì l’esigenza di creare un semplice ritornello da intercalare al salmo .
L’antifona gregoriana «Gustate et videte quoniam suavis est Dominus: beatus vir qui sperat in eo» traduce, nella sua musica, l’implicita “eucaristicità” di questo testo. 
Il forte allargamento della prima parola, «Gustate», rimanda irrimediabilmente al senso del gusto, all’appagamento nel gustare un piatto prelibato: ritorna, qui, la profezia del cap. 25 del Libro di Isaia («Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati»,) e il «gusterete cibi succulenti», del salmo 55.
Occorre, dunque, affinché il cibo spirituale del corpo di Cristo non scada nella ritualità del pasto quotidiano gustare ogni volta e vedere la bontà del Signore. Ecco che, solo a questo punto, emerge quel valore aggiunto che ha il cristiano: è beato perché si rifugia nel Signore. 
Ed ecco che, qui, si assiste nuovamente ad un rallentamento della musica: l’andamento ritmico, finora abbastanza scorrevole, frena bruscamente su «qui». 
Il senso è esattamente quello di creare suspense sia testuale (data dall’incompletezza della frase) sia musicale; l’ascoltatore, a questo punto, raccoglie le proprie attenzioni sull’attesa di ciò che dovrà essere detto, «sperat»: è beato colui che spera in Lui! 
Ecco come il compositore gregoriano ha interpretato, in una sorta di omelia in musica, il senso del salmo 33.

La triste riduzione del Vaticano II a semplice supermercato nel quale ognuno attinge solamente allo scaffale desiderato, mentre gli altri si tralasciano indifferentemente, è un argomento al quale sempre più persone si stanno interessando: l’operato del papa Benedetto XVI, all’insegna dell’“ermeneutica della continuità”, è, in questo senso, guida ed esempio. 
E lo sia anche il canto gregoriano, straordinaria lex orandi in musica che la tradizione della Chiesa ci consegna, che, nelle sue molteplici sfaccettature e significati reconditi, ci svela parte di quell’immenso carico di concetti e rimandi teologici che troppe banali superficialità liturgiche, inconsapevolmente, eliminano.

martedì 23 aprile 2013

L’applausometro è un sussidio pastorale o uno strumento di tortura mediatica ?


Ho sempre saputo che la preghiera manifesta ottimamente  l'amore che un cattolico porta in cuore  per il Papa, Vicario di Nostro Signore Gesù Cristo sulla terra e Successore del Principe degli Apostoli.
Dopo i cinque Misteri del Santo Rosario si aggiungono infatti un Pater e tre Ave secondo le intenzioni del Sommo Pontefice”.
Alla fine della Santa Messa , celebrata del rito tradizionale della Chiesa, si canta o si recitano delle pie invocazioni per il Papa ( Oremus pro Pontifice nostro, Christus vincit o altre preci che dimostrano l’ininterrotta devozione cattolica per il “ dolce Cristo in terra “ ).
Siccome aimè la Chiesa " non deve essere antiquata" i vaticanisti ( che coltivavano già l'hobby di bersagliare i poveri e indifesi tradizionalisti ) hanno sostituito le antiche preci per il Papa con la misurazione degli applausi dei devoti fedeli.
E' apparso anche nella Chiesa  il terribile APPLAUSOMETRO , orrido istrumento   pronto ad indicare i misfatti dei poveretti che , per artrosi alle mani, non applaudono sufficientente  il Sovrano ! 
È vecchia fiaba che beatamente ancor la beve il popolo” ( U.Giordano : Andrea Chenier, Aria " Nemico della patria ").
Al poveretto calunniato non serve  essere di provata fede al Magistero, al Papato , alla Chiesa perchè l'accusatore, applausometro alle mani, lo incalza : “Oggi stesso, lo giuro a Dio, doman saresti presso il Grande Inquisitor al tribunal supremo” ( G.Verdi Don Carlos- libretto di François-Joseph Mèry e Camille Du Locle, Atto IV scena seconda ) e così ... " il meschino calunniato. Avvilito, calpestato - Sotto il pubblico flagello - Per gran sorte va a crepar " ( G.Rossini, Barbiere di Siviglia, Aria :  La calunnia è un venticello ) .

Quod est accusationem meam ?
Non aver applaudito lo starnuto del Sovrano ”!
La gogna è presto preparata dopo che  l’applausometro, infallibile istrumento pastorale, ha incriminato il reo colpevole di lesa maestà !
Accade così che a margine all’indissolubile verdetto mediatico contro un PROFESSIONISTA, NON TRADIZIONALISTA  –  responsabile di una Rivista Liturgica in buona parte CONTRARIA ALL’ANTICA LITURGIA – viene condotto al macello mediatico con l’accusa di essere tradizionalista ( chi ha la mia età ricorda il linciaggio politico accompagnato sempre dalla suprema accusa  : “ sei un fascista” )…
Ma cosa ha fatto di male il poveretto ?
Non ha sufficientemente applaudito il Sovrano !
Per salvare l’onore della Rivista, ACCUSATA INGIUSTAMENTE DI TRADIZIONALISMO E DI LESA MAESTA’ , il Capo-Redattore dove scrive il  condannato collaboratore a latere cerca di giustificarne la bontà ecclesiale :

Caro dott. …,
in qualità di Redattore capo della rivista “Liturgia ‘….’ ” tengo a precisare che le osservazioni del prof. … in merito alla scelta del Santo Padre di nominare gli otto cardinali, sono del tutto personali e non riflettono in alcun modo la linea editoriale della Rivista che invece intende procedere in pieno rispetto e adesione al Magistero di papa Francesco:
… Un cordiale saluto”.
Su un blog ho risposto stamane al Redattore – Capo ignorando totalmentel'accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti a Dio giorno e notte" (Ap 12,10) che raccomando cristianamente alla misericordia di Dio.
Egregio Dott….,
a mio modestissimo avviso il Suo elegante comunicato non era per nulla necessario perché chiunque conosce la Sua pregevole Rivista ne trae la considerazione che avete solo sentimenti di amore per Liturgia, “non fatta da mani d’uomo” ( se ancora si può citare Benedetto XVI di lontana memoria ) seguendo l’antico adagio del ” sentire cum Ecclesia ” !
Come cattolici esprimiamo al Papa amore, fedeltà e riconoscenza perchè Egli ci conferma nella fede.
Per sottolineare questo forte amore nei confronti del Papa stiamo anche organizzando un grande pellegrinaggio in ottobre per recarci da Pietro e pregare con Lui e per Lui !
Lo Spirito Santo ci ha anche donato l’adozione a Figli : “ non schiavi ma figli ed eredi ” – ( Rm 8,14-17 ) che ci può anche far virilmente criticare, con garbo ed educazione, le manifestazioni esterne non sostanziali alla Dottrina della Chiesa.
Poichè ora nella Chiesa ” Si respira aria fresca, è una finestra aperta alla primavera e alla speranza.” …  dopo anni di paura ... ” Lei deve stare tranquillo perchè vige la suprema legge dell’applausometro per ogni starnuto del Sovrano !
Non è Lei che si deve scusare  : altri lo debbono fare spiegando, con chiarezza, perchè continuano a peseguitare sia i fedeli legati alla tradizione liturgica dei nostri padri che coloro che  si dimenticano di applaudire ad ogni starnuto del Sovrano.
Un cordiale saluto.

Anche io ho piena fiducia in : “ Papa Francesco mi sembra “bello tosto” e ottimamente intenzionato. Ha fatto in modo da attirare su di sè l’affetto del popolo di Dio in tempi rapidissimi. E’ un pastore abituato più all’ovile che ai salotti buoni di certi cardinali. E’ stato adeguatamente istruito dal predecessore felicemente vivente (forse anche su Fatima, che Bertone e Sodano avevano relegato nel passato e Benedetto XVI nel 2010 aveva riproposto per l’immediato futuro!).
E’ abituato a gestire il suo appartamento. Penso che con molta umiltà inizierà a passare lo straccio. Lo spazzolone non gli è estraneo e nemmeno una certa ironia, che non guasta mai. E’ devoto di Maria, la donna di casa alla quale non sfugge niente e che è tanto importante per Gesù.
Il papato gode di ottime prospettive. Qualche potentato avrà limate le unghie.
Questo dovremmo chiedere a Dio con fervida preghiera, invece di preoccuparci dell’apparenza” ( da un lungo ed interessante intervento di un fedele in un blog) .

Appunto : io confido che Papa Francesco distrugga l’orrido applausometro , guarisca la mente degli  esaltati ed auto-proclamati Inquisitori restituendoli al loro naturale ruolo di giornalisti.

Secondo me , I CHIERICI TOGLIERANNO  LO STIPENDIO  allo sventurato che non ha applaudito sufficientemente lo starnuto del Sovrano, LO BUTTERANNO IN MEZZO LA STRADA E, COSA PIU' GRAVE, GLI APPICCICHERANNO L'INFAMIA DI ESSERE UN TRADIZIONALISTA ...

Andrea Carradori





domenica 21 aprile 2013

Ora escono tutti dai nidi : “ il grande problema della chiesa era solo uno, Benedetto XVI!”



Mi dispiace per le mie amiche , grandi fans - ma poco devote - di Papa Francesco perché continuano a dirmi : " Perché sei triste ? Ora la Chiesa va bene : c’è Papa Francesco ! "
Certamente come cattolico mi rallegro che la Divina Provvidenza  che ha donato alla Santa  Chiesa il Papa  , Successore dell’Apostolo e Vicario di Nostro Signore Gesù Cristo ma la mia gioia non può essere piena perché le espressioni quasi da pasionarie delle mie  amiche - fans di Papa Francesco -  trasudano diversi virus  massmediatici :   confronto artificiale ed inaccettabile fra diversi Pontificati - Giovanni Paolo II-Benedetto XVI ; valutazione superficiale mondana piuttosto che - sentire cum Ecclesia - e  soprattutto  "desiderio umano " di crearsi virtualmente un Papa a propria immagine e somiglianza per farsi dire  quello che la natura umana desidera …
Noi sappiamo bene che la quasi infinita potenza dei mass media riesce  persino ad offuscare la luce del Vangelo e del Magistero, figuriamoci la figura del mite e fin troppo buono Benedetto XVI condannato nel  1983 dai poteri " forti " ...
Non voglio addentrarmi  sulla recente intervista di S.E.R.Mons. Piero Marini, Presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali, tante volte ospite d'onore del Rinnovamento nello Spirito : ne risponderà al Papa ed al Signore Onnipotente e Misericordioso   ( vedere anche  QUI e QUI ) ma essendo io peccatore , bisognoso della misericordia di Dio  onde  salvare mia misera anima ho il diritto  di essere confermato nella fede dai Pastori che il Signore ha messo come sentinelle nella Sua Chiesa e non di essere turbato da dottrine false e peregrine  !
Ogni violazione della legge di Dio espressa dal Magistero immutabile della Chiesa è un’accusa che cade ancor più  pesantemente sulla testa dei Consacrati secondo il proprio ordine e grado.
Non a caso gli Artisti del passato  raffiguravano spesso Cardinali,  Vescovi e Chierici fra le fiamme purificatrici del Purgatorio …
Dal blog ( benedettiano) di Raffaella prendo una parte dell’editoriale di oggi scritto a commento delle incredibili parole che Mons. Piero Marini ha detto nella citata intervista.

“ Come se le nefandezze che abbiamo scoperto negli anni scorsi fossero colpa di Benedetto XVI.
Mi dispiace tanto per i vescovi, i cardinali ed i preti ma solo chi non usa il cervello puo' credere ad una cosa del genere.
Prima di tutto Benedetto XVI si e' trovato a gestire ed a risolvere problemi non creati da lui e non nati sotto il suo Pontificato. I crimini commessi dai pedofili affondano le radici nei decenni precedenti al 19 aprile 2005 ma tutti (dai prelati ai mass media) se ne sono accordi solo dopo l'elezione di Ratzinger. Comodo!
E lo Ior? Ci siamo dimenticati di Marcinkus?
E Vatileaks? Quando Gabriele ha iniziato a trafugare le carte ed a passarle a qualche amico giornalista? Nel 2011? Enno'...per sua stessa ammissione ha messo le mani nella marmellata a partire dal 2006.
Chi ha consigliato la sua assunzione? Perche'?
Forse per controllare che cosa Benedetto stava facendo? Forse per influenzare le sue scelte dopo che esse finivano sui giornali? Chissa'...
Suvvia...non abbiamo tutti l'anello al naso, il prosciutto sugli occhi ed il salame negli orecchi.
Una cosa e' certa: il mondo non ha meritato Benedetto XVI ma nemmeno la chiesa...anzi! Meno che meno questa chiesa!
R.”
La Redazione di Chiesa e post Concilio ha completato così l'osservazione ( citata ) del blog di Raffella :
" Oltre a quello che scrive Raffaella ... mi colpisce la frase: di risposta alla domanda: "Cos'ha significato per lei il cambio del Papa?". "Si respira un'aria fresca, è una finestra alla primavera e alla speranza. Finora abbiamo respirato acque putride, che mandano cattivo odore. Stavamo in una Chiesa che ha paura di tutto e problematica con la situazione dei VatiLeaks (filtraggio dei documenti della città del Vaticano) e la pedofilia. Con Francesco si parla solo di cose positive; egli mette avanti il positivo e parla di mantenere la speranza". Resta da chiedersi su cosa si fonda la speranza, così generica e sbandierata, se non si fa pulizia. Inoltre, quelle acque putride non create da chi le denunciava e voleva bonificarle, e sulle quali gli stessi media ora sorvolano, che fine hanno fatto?"

Facciamo nostre le fondate preoccupazioni espresse da Chiesa e post Concilio che ha riportato un Articolo di Galeazzi su La Stampa  secondo il quale :  "Si pensa ad una ricollocazione dell’ex maestro di cerimonie, Piero Marini come arciprete di San Pietro con il conseguente spostamento di Comastri al dicastero dei Santi". Ricordiamo tutti con raccapriccio i 'gusti' iconoclasti espressi nelle liturgie curate dall'ex cerimoniere di Giovanni Paolo II. Figure che tornano a galla..."

E le stelle stanno a guardare ...

Andrea Carradori

Foto : Tolentino, Basilica di San Nicola. Cappellone ciclo degli affreschi trecenteschi, attr.Pietro da Rimini o al Maestro di Tolentino, prelati e religiosi fra le fiamme del Purgatorio in attesa della necessaria purificazione.

venerdì 19 aprile 2013

Papa Francesco. L’adorazione mondana dei numeri e dei sondaggi …


Ho incontrato una mia cara amica di Roma .
Quasi piangeva di gioja perché grazie  "all’ effetto Papa – Bergoglio" alcuni suoi amici, che hanno un esercizio pubblico nei pressi del Vaticano, potevano finalmente guadagnare in maniera sufficiente per pagare un  mutuo.
Sono contento per loro e per le centinaia di negozianti e ristoratori romani che campano grazie al Vaticano.
La Grande Stampa Nazionale grazie all'effetto Papa- Bergoglio ha ritrovato una nuova energia capace di sottolineare ai Lettori le grandi tematiche ( importantissime ) dell'attuale Pontificato fra cui la recente grande rilevazione, apportatrice di speranza per l'umanità, che è  Carlos Samaria di Buenos Aires il   calzolaio di fiducia da 40 anni di Bergoglio che gli ha raccomandato di non cambiare il modello delle scarpe che ora gli portera' direttamente in Vaticano .
Gli stessi profondi giornalisti e proni vaticanisti ci dicono in continuazione che i pellegrini che si recano agli appuntamenti papali sono persino maggiori di quelli del Pontificato di Benedetto XVI.
Che quello che fa notizia ( e porta soldi), nel 90% dei casi non c'entra niente con il messaggio più profondo del papa. Due rette parallele”. Ha scritto su Facebook un giovane.
Un Sacerdote che il Signore ha dotato di particolare fede e intelligenza ha sottolineato : “Sinceramente, con tutto l'amore per il Papa e la Chiesa a cui ho dedicato la mia vita, credo che sia proprio il caso che la Sala Stampa Vaticana si decida a muoversi con appositi interventi mirati verso il mondo dell'informazione per riportare a rispettare la figura del Successore di Pietro e capo spirituale della Cattolicità alla dimensione sacra della missione di confermare nella fede e custodire la fede e l'unità della Chiesa.
Chiarendoci piuttosto il vero pensiero del Papa, specie dei concetti che esprime nelle sue prediche a braccio tutti i giorni: e le sue parole, come pure i suoi gesti originali, vengono riportati qua e là secondo le varie angolature di corrente o pensiero. Perchè di che colore vuol portare i lacci delle scarpe, o a chi ha telefonato, o per chi tifa il Papa, o addirittura della sua biografia in album di figurine, e altri business che si vanno creando sulla sua immagine, sinceramente si deve cominciare a dire che questo non è il messaggio da lasciare consegnato al mondo, non si può scadere nel lasciar diventare il Papa un personaggio fantastico e quasi da fumetto “.
Poi il Sacerdote precisa :
Nulla da dire sul Papa, ma sul tamtam mediatico che ne va, forse inconsapevolmente, strumentalizzando e sminuendo la statura della missione e dell'istituzione divina, un fiume di riserve circa gli effetti sulla crescita di fede della Chiesa. “
La conferma delle preoccupazioni del bravo prete ci viene dallo stesso Papa che nell’omelia di oggi, 19 aprile, ha detto : “Sono i grandi ideologi. La Parola di Gesù va al cuore perché è Parola d’amore, è parola bella e porta l’amore, ci fa amare. Questi tagliano la strada dell’amore: gli ideologi. E anche quella della bellezza. E si misero a discutere aspramente tra loro: ‘Come può costui darci la sua carne da mangiare?’. Tutto un problema di intelletto! E quando entra l’ideologia, nella Chiesa, quando entra l’ideologia nell’intelligenza del Vangelo, non si capisce nulla”.

Anche la ricerca dell’affare, del business economico, dello sfruttamento dell’immagine ( persino del Papa che è il Vicario di Cristo sulla terra e il Capo della Chiesa Cattolica) sono espressioni dell’ideologia citata da Papa Francesco.
Seguiamo dunque quello che il Papa ci chiede : “la Parola di Dio va accolta con umiltà perché è parola d’amore, solo così entra nel cuore e cambia la vita “ e chiudiamo la porta del nostro cuore alle ideologie e al business !

Andrea Carradori

Foto : Iniziativa romana in onore del Papa, Vescovo di Roma e Successore dell'Apostolo Pietro : " A passo di tango ".


Roma Capitale rende omaggio a Papa
Francesco con un grande evento gratuito in
piazza del Popolo tra tango, musica e canti
tradizionali argentini.

( Povera ) Santa Chiesa di Dio che cammini nel tempo ... Cristo vive nell’uomo e cammina con noi... ( a passo di tango ).

giovedì 18 aprile 2013

Grottammare : Santa Messa Tridentina 25 aprile


Nella città natale di Papa SISTO V
presso la
Chiesa di San Giovanni Battista
(Piazza Peretti - Città Alta di Grottammare)

Giovedi 25 Aprile alle ore 11:00
sarà celebrata la Santa Messa Cantata nella festa di San Marco Evangelista
con l'antico rito della Chiesa
Officerà Padre Bernardino M. Abate
dei Francescani dell'Immacolata.



Ringraziamo il Parroco Rev.do Don Giorgio per l'ospitalità, Padre Bernardino F.I. e gli amici abruzzesi dei gruppi stabili che hanno organizzato la Santa Messa.
Salutiamo con affetto e riconoscenza i componenti del gruppo  di Perugia , Associazione San Michele Arcangelo, che hanno aderito e i fedeli dei gruppi stabili marchigiani che sostengono l'iniziativa.
Estendiamo fraternamente e con affetto l'invito a tutti i nostri fratelli e sorelle di buona volontà che si identificano con la Tradizione Liturgica disciplinata dal Motu Proprio " Summorum Pontificum " e puntualmente si abbeverano alla fresca sorgente della Liturgia del rito romano antico.
Dopo la Santa Messa, celebrata in maniera significativa nella storica chiesa di San Giovanni Battista di Grottammare - città natale di Papa Sisto V - ( per chi vuole ) ci sarà il pranzo in una locanda della Città Alta.
Cerchiamo di " spargere la voce " e di trovarci in molti : sarà un bel gesto di comunione e di preghiera per la Chiesa che “senza interruzione e con voce concorde è impegnata a lodare Dio” (Cf Paolo VI Sacrificium Laudis) .
Mettiamo fin da adesso in agenda anche il pellegrinaggio internazionale " Summorum Pontificum " che faremo a Roma per la   conclusione dell'Anno della Fede .

Andrea Carradori

mercoledì 17 aprile 2013

LA FEDE TRIONFANTE E LE IDEE TRIONFALI




Dobbiamo proprio rassegnarci: ogni parola che il Santo Padre pronuncia, è sottoposta ad esame minuzioso, è piegata alle proprie esigenze, è guardata con sospetto oppure esaltata contro ogni norma di buon senso teologico ed ecclesiale. 
Fin quando si agisce in buona fede, con il desiderio sincero di crescere nella fede e di aggrapparsi alla Roccia, tutto finisce per trasformarsi in grazia. 
Quando però si veicolano le parole, fino a renderle armi improprie contro pontefici precedenti o fratelli di fede, allora bisogna fermarsi un attimo e chiedersi quale sia l’uso corretto dei termini.

Una di queste parole magiche è “trionfalismo”. 
Lo scorso 12 aprile, nell’ormai consueta, piacevole omelia quotidiana, il Papa ha detto che il trionfalismo rappresenta una tentazione per i cristiani e per la Chiesa: “È una tentazione che anche gli apostoli hanno avuto. 
Per esempio, quando Pietro dice al Signore: ma, Signore, io mai ti rinnegherò, sicuro!
Il Signore gli dice: «stai tranquillo, prima che il gallo canti, prima che ci sia il canto del gallo, per tre volte dirai contro di me". 
Questa è appunto la tentazione del «trionfalismo: credere che in un momento sia stato fatto tutto! 
No, in un momento incomincia: c’è una grazia grande, ma dobbiamo andare nel cammino della vita”.

E ancora: "Il trionfalismo non e’ del Signore". 
Il Signore e’ entrato sulla Terra umilmente: ha fatto la sua vita per 30 anni, e’ cresciuto come un bambino normale, ha avuto la prova del lavoro, anche la prova della Croce. 
Poi, alla fine, e’ risorto” (…) 
Chiediamo la grazia della perseveranza. 
E che il Signore ci salvi dalle fantasie trionfalistiche. 
Il trionfalismo non è cristiano, non è del Signore. 
Il cammino di tutti i giorni, nella presenza di Dio, quella è la strada del Signore. Andiamo per quella”.

Non riesco a comprendere come è potuto accadere che queste parole siano state riferite da alcuni analisti ad un presunto trionfalismo della fede. 
Si avrebbe, in altri termini, la contrapposizione tra una fede semplice, quotidiana, ordinaria, ed una visione di fede magniloquente, barocca, straordinaria, tutta fatta di manifestazioni ridondanti, di paramenti dorati, di turiboli fumanti. 
E’ inutile nascondersi dietro un dito: si è tirata in ballo la visione liturgica di Papa Benedetto.
Il quale, giova ricordarlo, ci è stato donato non come dottore privato o consulente teologico, bensì come legittimo Vicario di Cristo e maestro della fede. 
Benedetto ha lasciato, ma il pontificato di Benedetto rimane.
Tanto quanto quello di Paolo o di Giovanni Paolo.  ( sottolineature nostre n.d.r. )

Ora, Papa Francesco non si riferisce a questa pretestuosa e sterile contrapposizione. 
Se intendesse questo, pur mettendo da parte lo stile pastorale scelto, egli accuserebbe se stesso di trionfalismo. 
Non avrebbe senso neppure la presunta diversità di approccio con la folla, non avrebbe senso la giornata Mondiale della Gioventù, non avrebbe senso nulla del suo proporsi per quello che egli è, comunque ami definirsi. 
Nel contesto dell’omelia, il termine sembra riferirsi all’appagamento dell’esperienza di fede, alla tentazione di considerarsi arrivati, indenni al peccato e alla fragilità, degni di poter obbligare Dio ad intervenire nella propria vita sulla base delle proprie attese. 
Anche il più sprovveduto degli studenti liceali saprebbe individuare il senso del termine nell’omelia del Papa.
Come se non bastasse, qualsiasi dizionario è là a rammentare il significato esatto del termine.
Il trionfalismo è l’eccessivo rilievo dato ai propri successi. 
Infatti il Papa allude a chi diventa presuntuoso nella fede, a chi dimentica che la volontà di Dio impegna giorno dopo giorno, anche nella dimensione della croce. 
La fede, semmai, è trionfante, cioè splendidamente vittoriosa.

Se le cose stanno così, è veramente da stolti riferire il trionfalismo alle manifestazioni della fede. Il singolo cristiano o gruppi di cristiani possono fare esperienza del trionfalismo. 
Non la Chiesa in se stessa, soprattutto quando celebra il mistero della vittoria di Cristo. 
E’ così straordinario il Suo trionfo, che non dovremmo esitare ad affermarlo, ad esaltarlo, a celebrarlo nell’autenticità, così da renderne plasmata la nostra disposizione davanti a Dio. 
Torna alla mente quel che Benedetto XVI disse nella sua visita all’Abbazia di Heligenkreuz, il 9 settembre 2007: “La bellezza di una tale disposizione interiore si esprimerà nella bellezza della liturgia al punto che là dove insieme cantiamo, lodiamo, esaltiamo ed adoriamo Dio, si rende presente sulla terra un pezzetto di cielo. 
Non è davvero temerario se in una liturgia totalmente centrata su Dio, nei riti e nei canti, si vede un’immagine dell’eternità. 
Altrimenti, come avrebbero potuto i nostri antenati centinaia di anni fa costruire un edificio sacro così solenne come questo? 
Già la sola architettura qui attrae in alto i nostri sensi verso “quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, le cose che Dio ha preparato per coloro che lo amano”.

Sbaglia pertanto chi considera opposto al trionfalismo lo stile povero e semplice del Papa. 
Francesco è il primo dei trionfalisti, se trionfalismo significa tutto questo. 
Solo che non significa questo.
Trionfalismo significa pensare di poter trovare un pezzetto di cielo nella propria esperienza di chiesa e non in tutta la Chiesa.
Il mio gruppo fa questo e quest’altro! 
Mi basta. 
Il mio catechista mi dice questo! 
Chi sono io per dubitare della sua parola? 
Il Papa dice questo e quest’ altro! Sì,ma sta parlando ai Congolesi. 
Le norme prescrivono questo? 
Ma Cristo ci ha liberati dalla legge!
Trionfalismo è l’essere persuasi del proprio pensiero e non di quello della Chiesa. 
Trionfalismo è dipendere da idee varie e peregrine piuttosto che dal pensiero definito o espresso dal Magistero. 
Trionfalismo è l’aver elevato a sistema di comprensione della fede l’archeologismo liturgico. Trionfalismo è il far finta che la Chiesa non parli. 
Trionfalismo è dare ai fedeli le ultime trovate di qualche illuminato teologo. Trionfalismo è sostituire se stessi allo Spirito Santo, quando non si ha l’umiltà di sottoporre ogni ispirazione al giudizio della Chiesa. 
Trionfalismo è inventarsi metodi pastorali per canonizzare le proprie idee. Trionfalismo è strumentalizzare le parole della fede. 
Trionfalismo, insomma, è rendere trionfanti le proprie idee e non la croce di Cristo. 
Trionfalismo è -per usare il pensiero di Léon Bloy ripreso da Papa Francesco- pregare il diavolo perché non si prega più Cristo, perché non si confessa più Cristo. 
Oppure, per restare con il Papa, non camminare, non edificare, non confessare; non annunciare, non testimoniare,non adorare. 
Se si preferisce, resta valido l’ammonimento di Papa Benedetto nei riguardi di quei cattolici che non mancano di esaltare il loro modo di pensare la fede: “La parola “fede adulta” negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. 
Lo s’intende spesso nel senso dell’atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere – una fede “fai da te”, quindi. 
E lo si presenta come “coraggio” di esprimersi contro il magistero della Chiesa. In realtà, tuttavia, non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso.
Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo “schema” del mondo contemporaneo” (28 giugno 2009).
Trionfalismo è cercare l’applauso del mondo. 
A cominciare, assai spesso, da quel piccolo mondo che è rappresentato dalla parrocchia, dal movimento, dall’associazione, dalla facoltà, dalla rivista. 
A cominciare da ciò che ci rende cristiani: la celebrazione del trionfo di Cristo. 
Applaudiamo noi stessi, ma pensiamo che siano malati di trionfalismo coloro che si inginocchiano ancora davanti a Colui che ha vinto il mondo.

don Antonio Ucciardo

lunedì 15 aprile 2013

LETTERA AD UN “TRADIZIONISTA” (o, se più vi piace, ad un “tradizionalista”) CIOE’ A ME STESSO.


Caro fratello nella Fede,
quando la sera del recente 13 marzo, si presentò per la prima volta, sulla loggia della basilica di san Pietro, Jorge Mario Bergoglio, annunciato come “Papa Francesco”, in semplice abito piano e senza le insegne del suo ufficio (oggi si chiamerebbe “servizio”, ma è la stessa cosa), salutando con un borghese “ buona sera ” i milioni di persone che attendevano la sua apparizione, e definendosi come “vescovo di Roma” (lo so che il vescovo di Roma, in quanto successore del principe degli apostoli, è il Sommo Pontefice della Chiesa universale e Vicario di Gesù Cristo, ma oggi questa verità di Fede, o almeno questa conoscenza, non è così pacificamente accettata), sentii come una fitta dolorosa nel mio stomaco. 
E dire che l’attesa era stata commovente, come mai. 
Avevo partecipato, undicenne, alla prima benedizione del beato Giovanni XXIII; mosso dalla curiosità consapevole dei quindicenni, vidi l’appena eletto servo di Dio Paolo VI, presentarsi come Papa sulla “loggia” più famosa del mondo. 
Con più partecipe trepidazione vissi l’elezione di Giovanni Paolo I
Con gioia ascoltai l’allora diventato desueto “sia lodato Gesù Cristo”, pronunciato dal neo sommo Pontefice Giovanni Paolo II, che con la sua simpatia mandò subito in visibilio la piazza. 
Finalmente il 5 aprile del 2005, mi sembrò un vero “miracolo” l’elezione di Benedetto XVI, considerato persino nel mio moderatissimo e conformista ambiente conventuale, “troppo conservatore”.
Eppure mai avevo sentito la folla accorsa in piazza san Pietro all’annuncio della “fumata bianca”, così coinvolta, trepidante, gioiosa, esprimente più la Fede che la pur legittima curiosità, come la sera del 13 marzo c.a. 
Anch’io, virtualmente presente attraverso l’alta definizione, che i moderni televisori ormai ci consentono, ero contagiato da tanto spontaneo entusiasmo, mai ricordato nelle altre attese dei Sommi Pontefici neo eletti; e mi consolavo al sentire questa ritrovata entusiastica attenzione e, in qualche caso “devozione”, verso la figura del Papa.
Eppure a Papa Bergoglio bastarono pochi minuti, per istallare dentro di me il timore e l’amarezza di un profondo disincanto. 
La realtà superava ancora una volta la fantasia più progressista (“mellonista”, per gli addetti ai lavori) che , da decenni ormai, auspicava un papa di nome Francesco (1) per sovvertire le vetuste istituzioni ecclesiastiche e trasformare finalmente la monarchica e gerarchica “Una e Santa”, in una democrazia a direzione collegiale, nella quale il vescovo romano non avrebbe fatto altro che “presiedere” la Chiesa, non con un potere “ordinario, supremo, pieno e immediato, di magistero, governo e giurisdizione”, ma in una non precisata, anche se di origine patristica, “carità”.
Nella stessa manciata di minuti, “Papa Bergoglio”, aveva distrutto quel poco che Benedetto XVI aveva, in otto anni di governo, umilmente e timidamente costruito a livello di segni e di contenuti . . .( da ultimo, dopo aver dato mille spiegazioni, “aveva osato” indossare, “persino” l’esclusivo fanone).
E qui chiariamo per l’ennesima volta , e con malcelato nervosismo, che il nostro problema non riguarda tiare, rocchetti, mozzette, scarpe rosse e fanoni (i famosi “pizzi e merletti”, a cui tanta importanza danno i progressisti: perché altrimenti si inviperiscono così rancorosamente quando ne parlano ?); ma , caso mai, ciò che questi, sempre inadeguati segni ,“indicano” e significano, cioè i supremi poteri di Pietro, o altri misteri sacramentali, che esistono comunque, anche se non manifestati con simboli esterni, o addirittura non creduti dal Titolare - o dai titolari - (2).
E, tanto per sottolineare, La nostra battaglia è per la Fede, per la difesa dei suoi ”dogmi”, a cominciare da quello della Trinità Santissima, della Incarnazione, della Redenzione vicaria, dell’unicità della Chiesa visibile e della sua necessità ad appartenevi per essere salvati, del Santo Sacrificio della Messa, della Presenza Reale di Nostro Signore nella santissima Eucaristia, dall’impegno morale che scaturisce coerentemente da queste realtà ecc. ecc. ecc. Tutte verità “sostanziali”, per le quali, ci è stato insegnato (almeno a quelli di noi che sono più vecchi), dobbiamo essere pronti a dare la vita.
Questa è la battaglia dei tradizionisti. 
Se poi qualcuno di noi si ferma al dito ( i famosi “pizzi e merletti”? Ma che palla!) che indica la luna (la sostanza) invece di guardare la luna . . . pazienza! 
Gli sciocchi esistono ovunque!
E dunque ritorniamo a bomba. 
L’esordio di questo papato (anche se è prematuro ogni giudizio che non sia, come questo mio, epidermico) non è tale da rendere tranquilli noi tradizionisti (ma è un etichetta che uso per comodità, mi piacerebbe, ove fosse possibile utilizzare solo il termine “cattolici”).
Da circa cinquant’anni ci (= mi ) sembra di vivere in una “nazione” (fuori metafora: la Chiesa Cattolica) occupata prepotentemente dal nemico ( = gli ecclesiastici modernisti, che siano o no consapevoli di essere portatori di questo virus). 
Ma il Sovrano di questa nazione (il Papa), anche se abbastanza “umiliato” nell’obbedienza e riverenza a lui dovute e nell’abolizione di troppe, sue, venerabili insegne, era riconoscibile come tale. 
Alla sua suprema e inappellabile potestà potevamo “immediatamente” rivolgerci, e dalle sue insindacabili leggi e decisioni essere confortati (vedi motu proprio “Summorum Pontificum”).
Adesso “sembra” (ho scritto “sembra”) che anche questa certezza si stia “obnubilando(3) e che vassalli, valvassini e valvassori possano (ho scritto “possano”) essere chiamati dal Sovrano a compiti non solo di consiglio, ma di governo collegiale. 
E sappiamo in quale considerazione la stragrande maggioranza dei cardinali, vescovi e teologi, tengano la Tradizione! 
L’applicazione del motu proprio “Summorum Pontificum” docet. 
Per non entrare nell’argomento “ribellione” (da parte del potere mediatico , e non mediatico, mondialista) e “silenziosa sedizione”, quando non di apostasia, da parte del potere mediatico e non mediatico clericalista, alle decisioni “restauratrici”, mitissime, e , spesso, appena suggerite (come la riscacralizzazione della liturgia, la centralità della croce nella celebrazione della Messa e la ricezione della comunione in ginocchio e sulla lingua) di Benedetto XVI.
Che fare allora ?  
Anzitutto mantenere la calma. 
ll Papa è il Papa. 
E Francesco è il Papa! 
Legittimo duecentosessantaseiesimo successore dell’apostolo Pietro. 
Anche quando sbagliasse, “se” (ho scritto “se”), sbagliasse. 
E questo con buona pace dei conservatoristi conciliaristi alla Introvigne o alla padre Cavalcoli. 
Il Papa ”può” ( ho scritto “può”), quando intenzionalmente non vuole servirsi della sua prerogativa di infallibilità, oppure non insegna dottrine infallibili per magistero ordinario, errare. 
E tuttavia, Lui, e lui solo, è sempre in grado di - per dirla con il grande teologo francescano san Bonaventura - “reparare universa”, perfino nel caso che “omnia destructa fuisset(4)
I veri cattolici hanno lo stomaco forte: hanno digerito Stefano VI (5). Figuriamoci.
Poi, se qualcuno lo ritenesse necessario, nell’incertezza morale e dottrinale che regna nelle file del cattolicesimo, può (ho scritto “può”) a mio fallibilissimo parere, passare alla “resistenza”, a combattere la buona battaglia della fede, nell’”illegalità apparente”, come ogni buon partigiano, rifugiandosi per es. sulle montagne della Svizzera. 
Alludo ai così detti “lefebvriani”, i quali , sempre a mio fallibilissimo parere, non sono né eretici, né scismatici, né scomunicati. 
Al massimo potrebbero essere rubricati come “disobbedienti” e “non canonicamente riconosciuti”. Ma essi rispondono, con ragioni molto probabili, sempre a mio fallibilissimo parere, che sono solo “apparentemente” disobbedienti. 
Certo, per la validità dei sacramenti, la loro giurisdizione è solo presumibilmente “supplita”. 
Ma se per la Chiesa è supplita la giurisdizione dei, certamente scismatici ed eretici, cristiani “ortodossi”, dai quali è canonicamente lecito, in determinati casi, ricevere l’assoluzione sacramentale e anche l’eucaristia, non vedo dove, anche in questo delicatissimo caso, stia il problema. 
Finalmente: i “resistenti” lefebvriani, guidano senza patente, e quindi “illegalmente”, ma guidano bene; molti di noi (intendo soprattutto sacerdoti) guidano legittimamente con la patente, ma non guidano bene (parlo anche per me). 
Chi arriverà con più sicurezza al traguardo ( = salvezza eterna) ?
Ma c’è anche un’altra opzione. 
Quella di coloro che, come il sottoscritto, non hanno il “fisico”, o sono impediti da altri inderogabili impegni, o addirittura dalla loro coscienza ( che non sopporta una separazione, o disobbedienza anche soltanto “apparente”, dal Sommo Pontefice), di passare alla “resistenza attiva” sulle montagne. 
Costoro possono passare alla ghandiana “resistenza passiva”; secondo le direttive del Lerinense. Continuando cioè a credere nel loro intimo le verità sempre, ovunque e da tutti credute e insegnate dalla Chiesa, e sinteticamente contenute, per es., nei mirabili catechismi di san Pio X, negli atti del Magistero Dogmatico, ordinario e straordinario, nei libri liturgici antichi e negli scritti dei santi. 
E, quando sarà loro possibile, trasmettere ed insegnare questa immutabile Dottrina. 
Se sono sacerdoti (come il sottoscritto) e non potranno ricorrere al “Summorum Pontificum”, perché obbligati dalla legittima obbedienza a celebrare con il “novus ordo” bugninino-paolino, faranno questo con la retta intenzione di rendere sacramentalmente presente il Sacrificio della Croce, adeguandosi alle rubriche interpretate tradizionalisticamente (eliminando, per es., le facoltative preghiere dei fedeli, gli abbracci di pace, mettendo la croce al centro dell’altare, ecc.). Quest’ultima scelta, anche se non comporterà la stessa persecuzione riservata ai “partigiani”, non sarà agevole. 
Coloro che lo faranno, laici e sacerdoti; conosceranno il fiele della solitudine e dell’emarginazione . . . Ma per amore della Verità che è il Signore Gesù Cristo, la persecuzione, in qualunque forma si manifesti, non è che una forma di beatitudine.
E per finire una “provocazione”. 
Se il prossimo Giovedì Santo, Papa Francesco, invece di andare, applauditissimo dal mondo (chissà perché), a lavare i piedi agli ospiti, poniamo, di una comunità di ex tossicodipendenti, si recasse invece a lavarli, ad es., agli ospiti di un istituto sedevacantista (quelli si, che sono “lebbrosi”: per il mondo, per la Chiesa, e per gli stessi tradizionalisti!) con la speranza di farli desistere dalla loro superba cocciutaggine. 
Allora sì che applaudirei anch’io, e mi inchinerei , vinto e commosso, a tanta inedita, sublime e vera umiltà-umiliazione.
Pace e bene. Padre ... ( Omesso da noi N.d.R. ) o. f. m. cap.
14 aprile 2013.

Note
(1) La figura di San Francesco, grazie alla universale simpatia che suscita ovunque, è la più deformata, distorta e strumentalizzata dal moderno e modernistico clericalismo. 
Egli fu, secondo i suoi biografi, “tutto cattolico e apostolico” e “viva immagine di Gesù Crocifisso”. “Restauratore”, perché povero (soprattutto di “potere”) e umilmente sottomesso obbedientemente, alla “Chiesa Romana”. Rifiutò per umiltà il sacerdozio; figuriamoci se avrebbe osato accettare il sommo pontificato, sia pure con le migliori intenzioni riformistico-pauperistiche. 
Mai, nome di pontefice, fu più stridente con la suprema carica di Capo della Chiesa , che quello del poverello di Assisi.
(2) Il Papa, dal momento che accetta canonicamente l’elezione, analogamente al semplice sacerdote dopo la sua ordinazione, è Papa, con tutto quello che comporta. 
Anche se non volesse (o non potesse, per ragioni di forza maggiore) esercitare i suoi poteri. 
Tanto più quindi se non volesse portare le insegne del suo rango. Tutti capiranno che il problema di cui trattiamo, non è questo.
(3) Il vocabolo “obnubilazione” per indicare lo stato di molte verità della Fede nei nostri giorni, l’ho rubato dall’opera di Romano Amerio: “Iota unum” Ed. Lindau 2009, nella quale sostiene e dimostra egregiamente, come la Fede, in virtù della promessa del Suo Divino Fondatore, non verrà mai meno nella Chiesa Cattolica. In soldoni: a nessun Papa o concilio lo Spirito santo permetterà di “dogmatizzare” un errore o “sdogmatizzare” una verità. Non di meno essa può essere, per colpa dei cristiani di ogni grado, “obnubilata”, rendendo più difficile l’accesso alla Salvezza. L’opera dei Vescovi , e soprattutto del Vescovo dei Vescovi, sostenuta dalla virtù dei fedeli, può “ripareggiare” in ogni momento, quello che sembrava nascosto o “obnubilato”.
(4) Citazione presa dal libro di Brunero Gherardini: “Concilio Ecumenico Vaticano II, Un discorso da fare”, Casa Mariana Ed. 2009, pag. 257.
(5) Il nome di Stefano VI (896 – 897) è legato a una delle pagine più nere della bi millenaria storia del papato. La fazione che ne aveva sostenuto l’elezione, ottenne la convocazione di un sinodo per giudicare, da morto, il suo predecessore Papa Formoso. 
Il cadavere del quale, riesumato e rivestito dei sacri paramenti, fu posto su un trono per essere sottoposto a giudizio da un sinodo presieduto da Stefano VI . Papa Formoso, condannato come colpevole, fu scomunicato, spogliato delle vesti papali, gli furono tagliate le tre dita della mano destra benedicente, trascinato per strada e gettato nel Tevere. Fu riabilitato e sepolto in San Pietro, dopo il ritrovamento miracoloso del suo corpo, dal successore di Stefano VI, Papa Teodoro II, il pontificato del quale durò appena 20 giorni (dicembre 879), cfr. Battista Mondin, Dizionario Enciclopedico dei Papi, Città Nuova Ed. 1995, pag. 122. 
Queste pagine oscure della storia del Pontificato Romano i cui titolari (anche se, va detto, la maggioranza di essi brillò per santità e anche per martirio), si macchiarono anche di delitti e commisero errori, mai però nel loro insegnamento inequivocabilmente “dogmatico” sulla Fede e sulla morale, dovrebbero confortare coloro, che al di là delle difficili contingenze storiche, sanno vedere la Provvidenza alla guida della storia della Chiesa. 
Chi può dire che l’insofferente (alla disciplina), e anche, dicono, autoritario, Francesco, sia la mano che il Signore ha preparato per far quella pulizia da molti invocata, nella Sua Chiesa ?



Piedino “francescano”. Autenticamente francescano.
“. . . Se il Prelato dovesse comandare al suddito qualcosa contro la sua anima, pur non obbedendogli, tuttavia non lo abbandoni. E se per questo dovrà sostenere persecuzione da parte di alcuni, li ami di più per amore di Dio. Infatti chi sostiene la persecuzione piuttosto che volersi separare dai suoi fratelli rimane veramente nella perfetta obbedienza. . .” (San Francesco d’Assisi, Ammonizioni, Fonti Francescane. 149).

sabato 13 aprile 2013

La resistenza del 1969. E la Tradizione non crollò !


Negli anni '60/70 si abbatterono violentemente contro Chiesa Cattolica alcuni forti " tsunami " :   pauperismo,  marxismo ,  razionalismo illuminista, relativismo,  protestantesimo,  sensazionalismo “ carismatico “ e “ pentecostale “    .
Le anime semplici e   devote soffrirono molto  a causa del tradimento repentino dei chierici che  si misero ad inneggiare all'effimero, alla demagoia e al più bieco pupulismo.
Tutto doveva essere “ nuovo “,  “ moderno “ e “ al passo con i tempi “.
Schierarsi contro la “ mondanità “ invocando la tradizione dei nostri padri nella fede significava la morte civile ( non parliamo poi di quella religiosa… ).
Gli tsunami fecero vacillare il millenario edificio ecclesiale : le anime  furono disorientate perchè fu perduta la bussola della fede. 
Ha scritto un lucido intellettuale cattolico che ha vissuto quei tremendi sconvolgimenti epocali : “ Un'altra considerazione, basata sul buonsenso, concesso all'ultima massaja, ma negato al primo chierico, e' che, a furia di archeologismi, del tipo " ma gli apostoli non avevano il somaro", "Pietro non aveva il mantello"," le prime eucarestie erano semplici agapi fraterne ", non capiscono questi signori ( i chierici disobbedienti e comandoni n.d.r. ) che inculcano anche all'ultimo degli idioti il seguente logismo: se proprio bisogna tornare alla prisca purezza evangelica senza niente di più, ricordino pure che ,in epoca apostolica (primi secoli) non esistevano ne' IOR, ne' Propaganda Fidei, ne' Guardia Svizzera, ne' Vaticano...”
Sorella persecuzione “ che in tanti si augurano faccia presto visita ai poveri  gruppi legati alla Tradizione troverà ora dei resistenti e preparati Cattolici che abbracciando la Croce e il Vangelo di Cristo sapranno difendere il piccolo gregge dagli assalti dei lupi rapaci.
" Sorella persecuzione " non si scatenerà contro i gruppi tradizionalisti a causa della nostra fedeltà all'antica Liturgia  ... sappiamo bene infatti che ai chierici infedeli e mondani non importa in che modo preghiamo... il loro interesse nei nostri confronti infatti è uno solo : NOI non dobbiamo  interferire sui loro " piani pastorali " che- in realtà - sono delle commistioni con il Potere - economico e mondialista ...
Confidiamo sempre e fortemente in Colui che lo Spirito Santo ha posto a capo della comunità dei credenti in Cristo e ci conferma nella verità e nella carità.
Si ! Ne siamo certi  questo, prima o poi il nuovo tsunami   di vuota demagogia  finirà assieme ai disosauri che lo hanno provocato per compiacere ai loro amici che ne traggono profitto.
Siamo sicuri che il Buon Pastore ritornerà a guidare le pecore del Suo gregge dopo ave scacciato tutti coloro che, fingendosi pastori, le facevano sbranare dai lupi rapaci.

Ad edificazione dei nostri lettori pubblichiamo il secondo appello che i mitici Fondatori di UNA VOCE Italia , l’associazione ecclesiale internazionale per la salvaguardia e la valorizzazione della Liturgia Latino-Gregoriana, rivolse ai Cattolici nel lontano 1969.
In chiusura la considerazione di uno dei Padri del Movimento Tradizionale dell’epoca.
Buona lettura e buona preghiera per la Chiesa e per la salvezza delle nostre anime.
A.C.


Nuovo appello ( A.D.1969 n.d.r.)
Per la terza volta ripetiamo :
tra poco tempo la Chiesa Cattolica Romana avrà perso TUTTI I SUOI MILLENARI LIBRI CANONICI.
Giorno dopo giorno essi vengono abusivamente inviati al macero e sostituiti con libri « riformati », la maggior parte diversissimi tra loro e che vengono, a loro volta, continuamente sostituiti. Non si tratta soltanto dei Messali latini, notoriamente introvabili, ma di tutti i sacri libri liturgici tradizionali, che è URGENTE salvare, se vo¬gliamo salvare per i nostri figli l'autentico rito cattolico e, in esso, l'autentica dottrina della Chiesa.
Ciascuno di noi s'impegni dunque senza indugiare oltre a procurarsi uno o più:
Messali
Breviari ( editi prima
Rituali del 1964
e, se possibile, Pontificali e Martirologi
Ciò è possibile rivolgendosi, con perseveranza e diplomazia, a:
conventi
parrocchie
librerie cattoliche (fondi di magazzino)
librai d'occasione
Questi libri dovranno essere conservati religiosamente sia nelle chiese, cappelle e comunità di UNA VOCE, sia nelle famiglie stesse: sulle quali, via via che il clero se ne disabitua, ricadono sempre nuove « supplenze » nella preservazione della preghiera tradizionale. 
Il Breviario, intendiamo dire, rigettato da tanta parte del clero, verrà letto, come già accade, da un sempre maggior numero di laici.
Il Rituale tradizionale verrà usato dai sacerdoti sempre più di frequente nelle case private.
UNA VOCE diede, nel numero unico del gennaio-febbraio 1968, varie indicazioni utili in proposito ed è sempre a disposizione per darne altre. Ricorda ai Soci che è in grado di fornire un certo numero di Messali latino-italiani al prezzo speciale di L. 2800 l'uno, e che sarà lieta di favorirli nella ricerca di Breviari e Rituali.
Alcuni dei nostri Amici (tra i quali persino dei non cattolici) si sono dedicati anche al recupero dei vasi sacri che si trovano ormai, per terra, tra le scarpe vecchie, in qualunque mercato delle pulci. Pissidi, patene, calici. 
E poi palle, pianete, stole, manipoli, borse da corporale. 
E Crocifìssi, e reliquiari con reliquie insigni, perfettamente conservate e sigillate. ( sottolineatura nostra n.d.r.) 
E i meravigliosi ostensori, che si possono vedere con un ritratto di attricetta od un barometro al posto dell'Ostia Santa. ( sottolineatura nostra n.d.r.)
Sì, perché anche tutto questo si consente, dalle Autorità Religiose e dalle Questure, in un paese cattolico concordatario.
Invitiamo dunque anche i nostri Soci all'opera di recupero: potranno dotare chiese povere (tutte le chiese di UNA VOCE, per esempio, che sono le più povere ( anche allora !!! n.d.r.).
O conservare quegli oggetti splendidi e benedetti nelle loro case, in attesa di tempi diversi.

« Il disastro è tale che non può essere imputato al solo accecamento. 
Il cieco più cieco avrebbe almeno inciampato sulle rovine che non poteva vedere, sì sarebbe accorto che demoliva credendo di costruire e avrebbe smesso da un pezzo di demolire. 
Il disastro, l'immenso disastro spirituale, è dunque stato provocato scientemente, deliberatamente, da chiaroveggenti che si proponevano di perpetrarlo, che si propongono di consumarlo. 
È IMPOSSIBILE che i veri operatori siano ciechi, perché è IMPOSSIBILE ingannarsi fino a questo punto. 
Se, dicendo che si vogliono riempire i seminari, si impiegano sistemi che li vuotano senza cambiare sistemi quando si constata che li si vuotano, vuol dire che effettivamente si voleva vuotarli e che si mente affermando di volerli riempire. 
Se, dicendo che si vogliono formare dei cristiani eroici, si impiegano sistemi che li smidollano senza cambiare sistemi quando ci si accorge di smidollarli, vuol dire che effettivamente si vogliono smidollare e che si mente affermando dì volerli formare eroici. 
E così di tutto ».
Canonico Victor-Alain Berto 
Itinéraires (aprile 1969)