lunedì 26 novembre 2012

Mons. Guido Gallese, Vescovo di Alessandria : "Il benvenuto al Vescovo con le note della musica sacra"


" I cultori della musica sacra, dedicandosi con rinnovato slancio ad un settore di così vitale rilievo, contribuiranno alla maturazione della vita spirituale del Popolo di Dio. 
I fedeli, per parte loro, esprimendo in modo armonico e solenne la propria fede col canto, ne sperimenteranno sempre più a fondo la ricchezza e si conformeranno nell'impegno di tradurne gli impulsi nei comportamenti della vita quotidiana. 
Si potrà così raggiungere, grazie al concorde impegno di pastori d'anime, musicisti e fedeli, quello che la Costituzione Sacrosanctum Concilium qualifica come vero “fine della musica sacra”, cioè “la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli”.

Con queste parole, il 22 novembre 2003, il Santo Padre Giovanni Paolo II concludeva il suo Motu Proprio "Mosso dal vivo desiderio", dedicato alla musica sacra.

Proprio secondo queste indicazioni, la Diocesi di Alessandria ha dato il benvenuto al suo nuovo pastore, il vescovo Guido, anche attraverso il linguaggio del canto e della musica: linguaggio che è in grado di operare una esegesi del Mistero rivelato esplicando ciò che la sola parola non riesce ad esprimere.

In particolare, è da ritenersi fortemente significativa la sinergia tra diverse realtà locali, dall'Accademia Diocesana di Musica Sacra alle realtà giovanili, con una testimonianza di fattiva collaborazione perché tramite il canto, e il suono degli strumenti, il popolo di Dio sia realmente "edificato" e condotto, tramite i segni della liturgia, ad una partecipazione piena ed attiva. 
Di conseguenza, il ruolo della schola cantorum e dei musicisti costituisce un compito ministeriale, definito da quello stesso Concilio Vaticano II di cui ricorrono i 50 anni, affinché ciascun fedele possa partecipare attivamente secondo ciò che è di sua competenza. 
Il ruolo del “coro” e dell’assemblea, pertanto, non è di reciproca supplenza, in un contrasto che certamente non porta lontano, ma nello stesso equilibrio che scaturisce dalla celebrazione. 
La “partecipazione attiva” dell’assemblea si esprime pienamente in diverse forme: prendendo parte al canto, come espressione della propria identità di fede e in dialogo con gli altri ministri, ma anche nell’ascolto, come proprio di recente è stato sottolineato dal Papa Benedetto XVI. 
Con queste parole infatti si rivolgeva ai musicisti dell’Associazione Italiana Santa Cecilia: “la partecipazione attiva dell’intero Popolo di Dio alla liturgia non consiste solo nel parlare, ma anche nell’ascoltare, nell’accogliere con i sensi e con lo spirito la Parola, e questo vale anche per la musica sacra”.

Laddove, pertanto, la sensibilità artistica degli operatori è orientata verso un cammino di fede consapevole e condiviso, la bellezza dell'arte può infondere, senza ingiustificate paure, gioia e profondità ai pastori e ai fedeli della nostra chiesa diocesana, in un intelligente dialogo tra le fonti della liturgia, il concreto contesto celebrativo, e conseguentemente anche l'elevazione culturale. Elevazione culturale che non è in contrasto, ma in piena armonia con la viva preoccupazione pastorale dell'evangelizzazione nel mondo di oggi, esigenza da cui sono interpellati tanto musicisti, cantori e compositori, quanto i pastori. 
In un modello di Chiesa realmente "partecipativo", pertanto, è quanto mai necessario allontanarsi dalle piccole "certezze" e "rigidità", spesso indotte surrettiziamente da influssi ideologici, che si ritiene "esentino" dalla concreta responsabilità di un onesto confronto tanto con le fonti della Tradizione, quanto con la contemporaneità.

Solo seguendo questa strada sarà possibile superare quella fragilità culturale che, consapevolmente o no, ci inibisce dal contatto con la realtà viva, la comunità ecclesiale, la sua storia, il suo sentire... proprio in quella liturgia in cui la vita cristiana trova la "fonte" e il "culmine", e le "scelte celebrative" costituiscono una questione tutt'altro che secondaria per la sopravvivenza stessa del "fatto cristiano", specie in una società pluralista e laica".

Carlo Demartini



lunedì 19 novembre 2012

ROMA-AMIENS : FEDELI GEMELLATI DALLO STESSO SFRATTO ESECUTIVO



  video

Roma, chiesa di Gesù e Maria in via del Corso dopo 30 anni di celebrazioni regolarissime  della Santa Messa nell’antico rito romano i fedeli, pochi o tanti, saranno cacciati incominciando dalla Prima Domenica di Avvento 2 dicembre dell'Anno del Signore  ( e della Fede ) 2012.
Non sappiamo dove poi quei fedeli potranno assistere al Divin Sacrificio nella forma disciplinata dal Motu Proprio "Summorum Pontificum" .
Mi pare interessante l'appello che una valorosa e devota signora ha rivolto ai fedeli romani che sono soliti frequentare la Santa Messa dei nostri padri :
“I fedeli romani domenica 2 Dicembre, giorno della prima Messa negata, a quanto ho capito, protesteranno civilmente e cattolicamente a Gesù e Maria. Io sarò con loro: sarò con loro perché mi sforzo di seguire la stessa Fede che è quella vera” .
Non mi faccio illusioni … non siamo ad Amiens, a cui si riferiscono le immagini ed il video allegati.
Ad Amiens infatti per oltre un anno i nostri Cugini francesi e Fratelli nella Fede hanno assistito in primavera e in autunno, d'estate e in inverno , con il viso e le mani flagellati dal vento glaciale , alla Santa Messa nell’antico rito  nella piazza della Cattedrale
Valorosissimi  Sacerdoti e Fedeli , degni eredi spirituali di Coloro che furono ghigliottinati, in odium contro Cristo e la Chiesa, dalla Rivoluzione ( detta)  Francese  hanno preferito offrire a Dio il loro disagio fisico  pur di assistere alla celebrazione del Divin Sacrificio festivo nella forma tradizionale. 
Anche i fratelli di Amiens avevano  ricevuto lo sfratto esecutivo dalla  LORO chiesa aimè destinata dalla Municipalità e dalla Curia a scopi profani. 
Siamo proprio cugini anche in questo : in Francia, come purtroppo anche in Italia, sono migliaia le chiese chiuse al culto per mancanza del Clero !
Nel suolo francese , dove riaffiora ancora la mefitica aria di persecuzione contro la Fede Cattolica,  il Clero ed i Fedeli rimasti autenticamente cattolici sono  anche i più “combattivi  e soprattutto missionari"  di altrove !
Dobbiamo pure prendere atto che in Francia anche coloro che NON condividono le posizioni della Fraternità San Pio X   sono stati pienamente solidali con gli sfrattati.
In Italia invece ?
Qualche giorno fa ho pubblicato sulla mia pagina di Facebook un appello alla solidarietà nei confronti dei fratelli  e dei colleghi musici, cantanti e strumentisti che sono soliti abbellire con la loro arte   la Santa Messa delle 10 a Gesù e Maria in via del Corso.
Ebbene fra i tanti “ mi piace” c'era stato   anche un commento  ( poi autocensurato - per tentare di recuperare in exstremis  la dignità che aveva perduto -  )  che per cupidigia di servilismo si era scagliato ... contro la celebrazione della Messa Tridentina… " colpevole " di aver “ turbato la serenità liturgica della Capitale”... 
Peccato per quello "schiavo" e "servo del potere" che ha frainteso il mio appello su Facebook !
La mia finalità difatti era unicamente di carattere sentimentale di  raccogliere cioè l'umana solidarietà nei confronti di coloro che dopo 30 anni sarebbero stati allontanati dalla "loro" chiesa ...
Gli spietati persecutori dei poveri cattolici non sono in grado di capire cosa sia l'umanità e il sentimento !
Non mi faccio però illusioni : quanti sono i fedeli che desiderano passare per la "porta stretta" della Liturgia antica sottoponendosi a lunghi spazi di silenziosa adorazione in ginocchio  quando quella  nella forma "ordinaria" deve   ricorrere sempre più spesso a degli escamodages umanamente efficaci ma ecclesiasticamente sterili :  il sentimentalismo, il sensazionalismo e lo "spettacolo" ?
A cosa serve colpire alle spalle quei pochi fedeli ancora rimasti miracolosamente attaccati alla Bellezza della Liturgia dei loro padri ? 
Questo proprio non lo avremmo mai immaginato soprattutto in questo Pontificato di Benedetto XVI che può passar alla Storia come il Papa che ha santamente messo a riparo il " preziosissimo seme " dell'autentica Liturgia antica.
Via !  la Messa festiva delle 10,00  (trentennale)  di Gesù e Maria !
Via ! i devoti e taciturni fedeli che puntualmente l’affollavano.
Via ! i cantori e i musici ( devotissimi volontari liturgici ).
Al  loro posto arriveranno sicuramente dei chitarristi improvvisati che faranno rimanere muto e polveroso l’antico Organo Testa già restaurato con i soldi pubblici ( Soprintendenza ).
Al posto della DEVOZIONE arriverà lo spettacolo ( con gli applausi finali al posto dell'ultimo Evangelo ... )
Ma i fedeli frattati ( NON IMPORTA SE POCHI O TANTI ) saranno presenti davanti alla porta per pregare per la Chiesa Cattolica che sta vivendo  l’Anno della Fede. 
Si accomodino i solerti a leggere ( ed a riportare come squallidi spioni ) queste poche righe scritte con  gli unici ingredienti che ci rimangono : “ LA FEDE E IL SENTIMENTO”.

“I fedeli romani domenica 2 Dicembre, giorno della prima Messa negata, a quanto ho capito, protesteranno civilmente e cattolicamente a Gesù e Maria. Io sarò con loro: sarò con loro perché mi sforzo di seguire la stessa Fede che è quella vera” .

Aggiornamenti : 

a) IL COMMENTO DI UN MIO AMICO 

"Ma non è vero che i cattolici sono tutti figli di un unico Dio,o ho sempre interpretato male io???!!! Clero ricordati sempre di questo principio o le pecore che hai in custodia se ne andranno tutte fuori dal recinto,di qualsiasi razza esse siano! Dissesto completo anche nella Chiesa, massima incomprensione ed altrettanto grande cattiveria!!!"

b) LA PROPOSTA DI GUIDO, UN LETTORE DI CHIESA E POST CONCILIO
" Attendiamo Domenica 25 Novembre ultima del calendario Liturgico, andiamo tutti nella chiesa di Gesù e Maria al Corso, ascoltiamo la Santa Messa e sentiamo i sacerdoti cosa diranno, se il problema persiste facciamo sentire le nostre proteste se il terribile pericolo è cessato, cantiamo tutti uniti un Te Deum per ringraziare Dio del grande pericolo che abbiamo tutti corso anche la Santa Chiesa." 
MI PARE UN'OTTIMA IDEA !

Andrea Carradori

martedì 13 novembre 2012

GRANDISSIMO BENEDETTO XVI !!!


DISCORSO DEL SANTO PADRE ai 5000 cantori in pellegrinaggio a Roma organizzato dall’Associazione Italiana Santa Cecilia sabato 10 novembre 2012.
Cari fratelli e sorelle! 
Con grande gioia vi accolgo, in occasione del pellegrinaggio organizzato dall’Associazione Italiana Santa Cecilia, alla quale va anzitutto il mio plauso, con il saluto cordiale al Presidente, che ringrazio per le cortesi parole, e a tutti i collaboratori. 
Con affetto saluto voi, appartenenti a numerose Scholae Cantorum di ogni parte d’Italia! 
Sono molto lieto di incontrarvi, e anche di sapere - come è stato ricordato - che domani parteciperete nella Basilica di San Pietro alla celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Arciprete Angelo Comastri, offrendo naturalmente il servizio della lode con il canto. 
Questo vostro convegno si colloca intenzionalmente nella ricorrenza del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II. 
E con piacere ho visto che l’Associazione Santa Cecilia ha inteso così riproporre alla vostra attenzione l’insegnamento della Costituzione conciliare sulla liturgia, in particolare là dove – nel capitolo sesto – tratta della musica sacra. In tale ricorrenza, come sapete bene, ho voluto per tutta la Chiesa uno speciale Anno della fede, al fine di promuovere l’approfondimento della fede in tutti i battezzati e il comune impegno per la nuova evangelizzazione. 
Perciò, incontrandovi, vorrei sottolineare brevemente come la musica sacra può, anzitutto, favorire la fede e, inoltre, cooperare alla nuova evangelizzazione. 
Circa la fede, viene spontaneo pensare alla vicenda personale di Sant’Agostino - uno dei grandi Padri della Chiesa, vissuto tra il IV e il V secolo dopo Cristo - alla cui conversione contribuì certamente e in modo rilevante l’ascolto del canto dei salmi e degli inni, nelle liturgie presiedute da Sant’Ambrogio. 
Se infatti sempre la fede nasce dall’ascolto della Parola di Dio – un ascolto naturalmente non solo dei sensi, ma che dai sensi passa alla mente ed al cuore – non c’è dubbio che la musica e soprattutto il canto può conferire alla recita dei salmi e dei cantici biblici maggiore forza comunicativa. 
Tra i carismi di Sant’Ambrogio vi era proprio quello di una spiccata sensibilità e capacità musicale, ed egli, una volta ordinato Vescovo di Milano, mise questo dono al servizio della fede e dell’evangelizzazione. 
La testimonianza di Agostino al riguardo è molto significativa. Nel decimo libro delle Confessioni egli scrive: «Quando mi tornano alla mente le lacrime che canti di chiesa mi strapparono ai primordi nella mia fede riconquistata, e alla commozione che ancor oggi suscita in me non il canto, ma le parole cantate, se cantate con voce limpida e la modulazione più conveniente, riconosco di nuovo la grande utilità di questa pratica» (33, 50). 
L’esperienza degli inni ambrosiani fu talmente forte, che Agostino li portò impressi nella memoria e li citò spesso nelle sue opere; anzi, scrisse un’opera proprio sulla musica, il De Musica. 
Egli afferma di non approvare, durante le liturgie cantate, la ricerca del mero piacere sensibile, ma riconosce che la musica e il canto ben fatti possono aiutare ad accogliere la Parola di Dio e a provare una salutare commozione. 
Questa testimonianza di Sant’Agostino ci aiuta a comprendere il fatto che la Costituzione Sacrosanctum Concilium, in linea con la tradizione della Chiesa, insegni che «il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne» (n. 112). Perché «necessaria ed integrante»? 
Non certo per motivi estetici, ma perché coopera a nutrire ed esprimere la fede, e quindi alla gloria di Dio e alla santificazione dei fedeli, che sono il fine della musica sacra (cfr ibid.). 
Proprio per questo vorrei ringraziarvi per il prezioso servizio che prestate: la musica che eseguite non è un accessorio o un abbellimento della liturgia, ma è essa stessa liturgia. 
Voi aiutate l’intera Assemblea a lodare Dio, a far scendere nel profondo del cuore la sua Parola: con il canto voi pregate e fate pregare, e partecipate al canto e alla preghiera della liturgia che abbraccia l’intera creazione nel glorificare il Creatore. 
Il secondo aspetto che propongo alla vostra riflessione è il rapporto tra il canto sacro e la nuova evangelizzazione. 
La Costituzione conciliare sulla liturgia ricorda l’importanza della musica sacra nella missione ad gentes ed esorta a valorizzare le tradizioni musicali dei popoli (cfr n. 119). 
Ma anche nei Paesi di antica evangelizzazione, come l’Italia, la musica sacra può avere e di fatto ha un compito rilevante, per favorire la riscoperta di Dio, un rinnovato accostamento al messaggio cristiano e ai misteri della fede. 
Pensiamo alla celebre esperienza di Paul Claudel, che si convertì ascoltando il canto del Magnificat durante i Vespri di Natale nella Cattedrale di Notre-Dame a Parigi: «In quel momento – egli scrive – capitò l’evento che domina tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti. 
Credetti con una forza di adesione così grande, con un tale innalzamento di tutto il mio essere, con una convinzione così potente, in una certezza che non lasciava posto a nessuna specie di dubbio che, dopo di allora, nessun ragionamento, nessuna circostanza della mia vita agitata hanno potuto scuotere la mia fede né toccarla». 
Ma, senza scomodare personaggi illustri, pensiamo a quante persone sono state toccate nel profondo dell’animo ascoltando musica sacra; e ancora di più a quanti si sono sentiti nuovamente attirati verso Dio dalla bellezza della musica liturgica come Claudel. 
E qui, cari amici, voi avete un ruolo importante: impegnatevi a migliorare la qualità del canto liturgico, senza aver timore di recuperare e valorizzare la grande tradizione musicale della Chiesa, che nel gregoriano e nella polifonia ha due delle espressioni più alte, come afferma lo stesso Vaticano II (cfr Sacrosanctum Concilium, 116). 
E vorrei sottolineare che la partecipazione attiva dell’intero Popolo di Dio alla liturgia non consiste solo nel parlare, ma anche nell’ascoltare, nell’accogliere con i sensi e con lo spirito la Parola, e questo vale anche per la musica liturgica. 
Voi, che avete il dono del canto, potete far cantare il cuore di tante persone nelle celebrazioni liturgiche. Cari amici, auguro che in Italia la musica liturgica tenda sempre più in alto, per lodare degnamente il Signore e per mostrare come la Chiesa sia il luogo in cui la bellezza è di casa. 
Grazie ancora a tutti per questo incontro! 
© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana


venerdì 9 novembre 2012

PELLEGRINAGGIO STRAORDINARIO "UNA CUM PAPA NOSTRO". UN COMMENTO ( da Chiesa e post concilio )


Prendiamo da Chiesa e post concilio :

« La messa del 3 ha finalmente ottenuto il risultato auspicato dai promotori dell'iniziativa (cioè rendersi presenti in piazza pubblica), però il messaggio ricevuto dal pontefice non si allontana dalla linea che sembra sempre più confermata, cioè la realizzazione di una chiesa plurale e tollerante verso tutti con riserva di accettare la suprema divinità conciliare. Mi fa pensare alla chiesa della riconciliazione di Taizé, edificata al di sopra della cappella cattolica e ortodossa. 
Una scommessa riuscita, che finisce però in una certa perplessità ».

Da parte del gruppo degli organizzatori - peraltro non identificativo in assoluto dell'intera Tradizione - è stato un tentativo maldestro e peggio riuscito (dal punto di vista del messaggio ricevuto dalla Curia).
Però notevole, e commovente, la risposta del gran numero di persone affluite da tutto il mondo... 
Un divario enorme tra lo spirito dei pellegrini e quello dei cosiddetti Pastori.

E forse di riuscito c'è il fatto di vedere che ci sono molte persone motivate e capaci anche di mobilitarsi. E' successo con un'organizzazione frammentata e frammentaria, figuriamoci cosa potrebbe venir fuori da qualcosa di più ampiamente voluto e condiviso.  ( Sottolineature nostre N.d.R.)

Quanto alla dogmatizzazione del dio-concilio mi pare che il problema si vada sempre più polarizzando e ho l'impressione che tutti i nostri sforzi facciano solo dei gran buchi nell'acqua. Ma è solo lo stato d'animo del momento, non è certo motivo di resa!

In ogni caso la "scommessa riuscita" è fonte più che di perplessità - in ordine alla visione di una Chiesa-pluralista (non più UNA) - di disorientamento e sconcerto e più ancora (Mons. Gheradini parla di "Passio Ecclesiae").

Ho l'impressione che, almeno al momento, non ci sia soluzione dal punto di vista umano. 
Solo che non possono mancare né il nostro impegno né le nostre buone volontà, Deo adiuvante ».

giovedì 8 novembre 2012

RICHARD WILLIAMSON ESPULSO DALLA FSSPX : LA RIFLESSIONE DI MARCO BONGI


In questo clima arroventato di polemiche, spesso sterili e preconcette, appare davvero difficile tentare un'analisi equilibrata della recente esclusione di mons. Richard Williamson dalla FSSPX.
Chi parla di più, e in un certo senso ciò è comprensibile, sono i sostenitori del vescovo inglese il quale tuttavia, al di là dei suoi "fedelissimi", non moltissimi in verità, può comunque contare su una diffusa simpatia anche fra i "lefebvriani" comuni, soprattutto laici, che ne hanno sempre ammirato il coraggio, la determinazione e, ancor di più, la capacità di rivolgersi direttamente ai fedeli, senza eccessive mediazioni ecclesiastiche.
Per valutare tuttavia la fondatezza delle proteste di tutti costoro occorre dare una risposta, chiara e non semplicemente allusiva, ad una semplice domanda: La Fraternità San Pio X, dal 2000 in avanti, ha modificato la propria posizione dottrinale?
Solo se la risposta fosse positiva e dimostrata avrebbe un senso paragonare mons. Williamson a mons. Lefebvre, come lui stesso fa: il fondatore, in altre parole, sarebbe stato scomunicato perchè rifiutava di obbedire ad ordini contrari alla Fede di sempre, così oggi Williamson sarebbe escluso perchè si oppone al possibile accordo con la Roma modernista.
Questa similitudine mi pare francamente azzardata o comunque priva di fondamento almeno fino a quando non si dimostrerà inequivocabilmente il mutamento dottrinale degli attuali dirigenti della FSSPX.
E in effetti, se si scandagliano attentamente le prese di posizione dei "Williamsoniani", si nota facilmente che le "prove" da loro portate in tal senso appaiono davvero fragili ed inconsistenti: l'aver accettato un invito a pranzo da parte di un Cardinale nel 2000..., l'affermazione, slegata dal contesto, che il Concilio Vaticano II sarebbe buono al 95%, l'essere andati a Roma a discutere conla CDF, poche citazioni, stiracchiate per i capelli, di "portavoci" o sacrestani di qualche cappella..., quasi nulla, in verità, se si prescinde dal legittimo e cattolicissimo desiderio di giungere, prima o poi, ma senza alcun compromesso sulla Fede, al riconoscimento canonico a cui la FSSPX ha indubbiamente diritto.

Ciò che probabilmente è cambiato ultimamente, in taluni esponenti della Fraternità, è lo stile comunicativo. Tale mutamento di linguaggio, se effettivamente c'è stato, è però sicuramente un bene ed anzi potrà solo produrre effetti positivi nella battaglia della Tradizione..
In altre parole: un uomo o una donna che,senza magari aver vissuto l'epoca del Concilio e frequenti, in assoluta buona fede, la propria Parrocchia, come potrebbe reagire sentendosi apostrofare, come purtroppo ancora avviene su molti sitio periodici sedicenti "tradizionalisti" con epiteti del tipo: "assassino della Fede", "membro della cricca vaticansecondista", "seguace del conciliabolo massonico" ecc. ecc.? Fuggirebbe inorridito, e a ragione, rifiutandosi anche di approfondire le vere motivazioni che stanno alla base dell'attuale situazione.
Senza contare, e su questo punto mi sono già pronunciato con chiarezza più volte, che non è cattolico, e non lo sarà mai in nessuna occasione, rivolgersi al Pontefice, di cui si riconosce l'autorità, con espressioni irrispettose, irridenti, insolenti, sarcastiche, ironicamente amare e addirittura offensive. Tutti costoro, se intendono proseguire lungo questa strada, debbono almeno avere il coraggio di dichiararsi apertamente "sedevacantisti", con tutto ciò che questa decisione comporta.

I comportamenti di mons. Williamson, che, in questa prospettiva, potremmo invece eufemisticamente definire "esuberanti" e sicuramente imprudenti, sono davvero innumerevoli. Non mi sembra il caso di tornare sulle improvvide dichiarazioni del 2008 ma coloro che accusano mons. Fellay di voler distruggere la FSSPX dovrebbero ricordare che la medesima ha rischiato serissimamente di essere soppressa in tutta la Germania. E per cosa? Per questioni storico-politiche assolutamente avulse dalla Fede.
Molti ricordano inoltre una famosa omelia, pronunciata da mons. Williamson a Saint Nicholas du Chardonnet, nella quale assumeva le difese, forse per puro spirito di contraddizione, dell'abbè Laguerie finito poi, come tutti sanno, nell'accordismo pratico del Istituto Buon Pastore.
Un altro episodio ci può illuminare circa l'atteggiamento altalenante di mons. Williamson. Oggi, vedi Commenti Eleison n. 277, egli invita i sacerdoti a "volare basso" ed a mantenersi all'interno della FSSPX. Non più che qualche mese fa invece, nel corso di un viaggio in Asia, su invito del Superiore di tale distretto che, giustamente a mio parere, cercava di "recuperare" l'apostolato episcopale di mons. Williamson, il presule invitava apertamente alcuni sacerdoti a lasciare la Fraternità. Quelli che improvvidamente lo hanno ascoltato si trovano oggi soli, cornuti e mazziati mentre il loro "mentore" invita i confratelli a "volare basso".
E' legittimo dunque sospettare che..., in fondo questa vicenda non nasconda nulla di dottrinale ma solo, o soprattutto, astii personali, piccoli risentimenti e ripicche che sempre, anche purtroppo prima del Concilio, hanno condizionato l'operato di non pochi uomini di Chiesa.
A conferma di ciò vorrei ancora ricordare come lo stesso abbè de Caqueray, superiore del distretto di Francia e non certo accusabile di "accordismo", da moltissimi anni non invitava più mons. Williamson sul territorio di sua competenza. Ne temeva probabilmente proprio l'imprudenza e la capacità di creare confusione laddove invece era quanto mai necessario l'ordine e il buon senso.
E' verissimo quindi che, come dice il nostro Vescovo, il bene della Verità è più importante di quello dell'unità. E' altrettanto vero tuttavia che l'unità è di gran lunga più importante dei contrasti personali e delle beghe di sacrestia.

Ciò detto e ribadito però mi chiedo: l'allontanamento del Vescovo inglese era davvero l'unica soluzione praticabile? Era proprio necessario, in questo momento delicato, dare in pasto, ai modernisti ed ai mass-media, un boccone così "prelibato" come la divisione fra i Vescovi ordinati nel 1988 da mons. Lefebvre?
Certo nessuno di noi può conoscere la vicenda nelle sue reali proporzioni; il Superiore Generale avrà avuto a disposizione elementi di giudizio più approfonditi dei nostri. Penso comunque che sia legittimo, per un fedele, chiedersi se, vista la spiritualità, il clima di preghiera e la possibilità di discutere tranquillamente "guardandosi negli occhi" instauratesi nel Capitolo Generale, non sia stato un errore strategico privare mons. Williamson di questa opportunità di confronto con i confratelli.
Forse si aveva il timore della possibile divulgazione di segreti? Forse si paventava un eccessivo condizionamento sui capitolanti?
Probabilmente non lo sapremo mai. Sta di fatto però che il Capitolo ha contribuito non poco a rasserenare e ricompattare la Fraternità ed anche altri suoi esponenti di rillievo hanno potuto fugare molti dei dubbi che li attanagliavano prima. Perchè a mons. Williamson non è stata data questa possibilità?

E infine..., anche se proprio non si intravvedeva alcuna concreta possibilità di soluzione, perchè non è stata seguita la strada che, il medesimo mons. Williamson, con l'innegabile senso dell'umorismo, tutto inglese, che lo contraddistingue, ha indicato nel suo commento "Eleison" n. 276?

" Se il problema fosse stato la persona, non ci sarebbero state serie conseguenze. Si tratta infatti di un 72enne ("più o meno rimbambito") con ancora non tanti anni di attività davanti a sé.
Egli avrebbe potuto essere tranquillamente ignorato o ulteriormente screditato se necessario, lasciato a sbraitare e a farneticare nel suo isolato ritiro".

Questa è stata, in fin dei conti, la via seguita almeno da cinque o sei anni a questa parte. Era proprio necessario cambiare rotta oggi?
Al termine di queste mie semplici considerazioni, del tutto personali, mi permetto quindi, al di là di ogni umana speranza, di invitare gli amici alla preghiera affinchè, al termine di questo periodo travagliato, i quattro Vescovi della FSSPX possano, sia pur avendo idee diverse su alcuni fatti contingenti, almeno festeggiare insieme, il 29 giugno 2013, il Giubileo della loro ordinazione episcopale. Sarebbe almeno un segno di rispetto di fronte alla memoria di mons. Marcel Lefebvre.


Marco BONGI

martedì 6 novembre 2012

IL PELLEGRINAGGIO “UNA CUM PAPA NOSTRO” ROMA 3 NOVEMBRE 2012 : NIENTE SARA’ PIU’ COME PRIMA !!!














Finalmente il gran giorno è arrivato !
Dopo tanti affanni e tante dolorose spaccature evidenziate su alcuni siti web amici e fratelli, che si sono inevitabilmente riversati anche   nei nostri cuori, siamo partiti in tanti alla volta di Roma !
Abbiamo tutti assai pregato, durante i viaggi d’andata e soprattutto di ritorno, per rendere grazie al Signore per quanto ci ha dato in questi cinque anni di santo rinnovamento spirituale attraverso il Motu Proprio Summorum Pontificum !
Siamo contenti perché abbiamo potuto pregare “una cum Papa nostro” davanti alla Cattedra del Principe degli Apostoli !
Abbiamo dimostrato una grande maturità confidando solo nel Signore Onnipotente e nella forza della preghiera !
Il Tactus della Prima Domenica di Quaresima riassume mirabilmente il nostro confidare totalmente nella potenza di Colui che disponde tutte le cose in modo mirabile . 
Nulla deve temere l'uomo che si affida nel Signore : " poiché tu dai successo a tutte le nostre imprese "

Qui habitat in adjutorio Altissimi: in
protectione Dei caeli commorabitur.
Dicet Domino: Susceptor meus es tu, et
refugium meum: Deus meus, sperabo
in eum.
Quoniam ipse liberavit me
de laqueo venantium: et a verbo
aspero.
Scapulis suis obumbrabit
tibi: et sub pennis ejus sperabis.
Scuto circumdabit te veritas ejus: non
timebis a timore nocturno.
A sagitta volante per diem, a negotio
perambulante in tenebris: a ruina et
daemonia meridiano.
Cadent a latere tuo mille, et decem millia a dextris tuis:
tibi autem non appropinquabit.
Quoniam angelis suis mandavit de te:
ut custodiant te in omnibus viis tuis.
In manibus portabunt te: ne unquam
offendas ad lapidem pedem tuum.
Super aspidem et basiliscum
ambulabis: et conculcabis leonem et
draconem.
Quoniam in me speravit,
liberabo: protegam eum, quoniam
cognovit nomen meum.
Invocabit me, et ego exaudiam eum: cum ipso
sum in tribulatione.
Eripiam eum et glorificabo: longitudine dierum
adimplebo eum, et ostendam illi
salutare meum.

Dopo il Pellegrinaggio romano niente sarà come prima !

Abbiamo dimostrato di essere uniti attorno alla Cattedra di Pietro seguendo il Magistero immutabile della Chiesa !
Abbiamo dimostrato, attraverso la nostra unità fraterna, di poter cambiare anche alcuni clichè stereotipati della liturgia tradizionale e conseguentemente dell'immagine dei cattolici legati alle espressioni di preghiera dei nostri padri.
Il  canto dei pellegrini, forte e motivato, ha riempito, quando è stato possibile farlo, l’interno della Basilica di San Pietro !
La preghiera, che si è fatta canto, è stata la traduzione fedele della nostra  fede e del nostro amore verso l’Ideale liturgico della Chiesa di sempre !
A questa ondata incontenibile di migliaia di voci è stato simpaticamente contrapposto un gruppetto di bravi cantori microfonati quasi un' inutile e traballante diga incapace di  contenere il canto dei fedeli che qualcuno , in modo  "intellettualistico", aveva giudicato "inappropriato" per una Basilica romana ...
Alla fine si è ricorso alla "soluzione di compromesso all'italiana" : alcune insignificanti strofette polifoniche, a voci pari e ... tanti ... assoli come in una messa nuziale !
Avremo modo di riflettere con calma su questo incredibile scivolone per premunirci affinchè, in un prossimo futuro in occasione di un ventilato nuovo Pellegrinaggio durante l' Anno della Fede, questo non avvenga più  !
Le “messe” in stile polifonico o con l'accompagnamento d’Organo sono auspicabili in circostanze specifiche ma non nei pellegrinaggi ( come alcuni raduni internazionali promossi dall’Associazione Internazionale Una Voce, a cui ho avuto modo di partecipare, hanno sempre insegnato).

Tuttavia “…è giusto per ora lasciare spazio alle emozioni vissute da chi ha partecipato al Pellegrinaggio, lasciato passare un pò di tempo, verrà comunque l`ora del bilancio, non fosse che per rispetto verso chi è andato a Roma".

Christus vincit! Christus regnat! Christus imperat!
Ipsi soli imperium,
laus et iubilatio
per saecula saeculorum.
Amen.
Christus vincit! Christus regnat! Christus imperat!
Tempora bona veniant! Pax Christi veniat!
Redemptis sanguine Christi.
Feliciter! Feliciter! Feliciter!
Regnum Christi veniat!
Deo Gratias!
Amen.

Andrea Carradori, con animo lieto e riconoscente.


Per l'utilizzo delle foto ringrazio l'amica Gloria Cristina Molinari.