martedì 27 marzo 2012

TOLENTINO, LA SETTIMANA SANTA "SUMMORUM PONTIFICUM"

PER ALCUNE POVERE FOTO CHE HO VELOCEMENTE SCATTATO SI VEDA :
http://traditiocatholica.blogspot.it/2012/04/tolentino-alcune-foto-del-triduo.html

Aggiornamenti  :
Domenica delle Palme
La benedizione delle Palme e la Processione avranno inizio alle ore 16,30 nella Chiesa Parrocchiale del Santissimo Crocifisso ( Cappuccini) per potarsi alla Chiesa del Sacro Cuore ( sacconi) per la Messa Solenne , in terzo.
Il Sabato Santo la benedizione del fuoco avrà luogo nel giardino del Convento delle Maestre Pie Venerine, davanti la Chiesa del Sacro Cuore.


Con la Domenica delle palme i fedeli entrano nella grande Settimana, che siamo soliti chiamare la « Setti­mana santa ».
Il Servo di Dio Papa  Pio XII nell' Enciclica « Mediator Dei », ha sottolineato che " in ogni azione liturgica è presente Gesù Cristo" .
 Ciò vale specialmente per i riti solenni di questi giorni, nei quali si celebrano i san­tissimi misteri della passione e morte del Salvatore.
A quel grande Papa, come del resto a tutti i cattolici a cui stava a cuore la crescita spirituale dei fedeli, era di grande sofferenza constatare che quelle solennissime funzioni  venivano  cele­brate  in chiese quasi deserte.
 Una delle prin­cipali cause dell'assenza dei fedeli  è da ricercarsi nel fatto, che, mentre durante tutto il medioevo i giorni solenni del giovedì, venerdì e sabato santo, erano riconosciuti come giorni festivi anche dall'autorità civile, purtroppo diventarono dei semplici  giorni feriali.
Attese infatti le mutate con­dizioni della vita moderna, gli stessi Romani Ponte­fici si videro costretti a ridurre sempre più i giorni festivi, limitandoli alle domeniche e alle maggiori so­lennità religiose. 
Così Urbano VIII, nel 1642, fu in­dotto a togliere dall'elenco dei giorni festivi anche i tre giorni del triduo sacro: giovedì, venerdì, sabato santo.
Da quel momento però la maggior dei fedeli, an­che volendo, non poteva più intervenire a questi sacri riti celebrati al mattino, quando, nei giorni fe­riali, tutti sono occupati nel loro lavoro professionale.
Vorrei ricordare, soprattutto ai giovani amici, che tutte le Funzioni della Settimana Santa, prima della riforma di Pio XII, si celebravano nel mattino, anchè perchè la disciplina del digiuno eucaristico era fermamente ancorata dalla mezzanotte. 
Si trattava dunque di lunghe cerimonie esclusivamene riservate al Clero.
Il popolo, privato de facto delle liturgie della settimana santa, trovava rifugio delle azioni devozionali (le  processioni, le visite ai cosiddetti "sepolcri" e le famose "Tre  Ore" del Venerdì Santo).
Il Servo di Dio Padre Pio XII, mosso e preoccupato soprat­tutto da queste ragioni di carattere pastorale, già nel 1951 aveva concesso il ripristinarsi della solenne Ve­glia pasquale del Sabato Santo; due anni dopo, il 6 gennaio 1953,  con la Costituzione « Christus Dominus » concesse che in determinati casi si potesse cele­brare la santa Messa vespertina.
Dopo diversi felici "esperimenti", molti dei quali furono fatti soprattutto in antichi monasteri benedettini europei , a seguito alle rei­terate istanze di molti Vescovi di tutto il mondo, la Sacra Congregazione dei Reti emanò il Decreto « Maxima Redemptionis nostrae Mysteria »  in data 16 novem­bre 1955.
Con questo decreto le grandi funzioni del giovedì venerdì e sabato santo vennero riportate alle ore pomeridiane, come  da princìpio e per molti secoli.
 Contemporaneamente fu riveduto e riformato tutto l'insieme dei riti della Settimana Santa .
Furono soprattutto tolte numerose ripetizioni rendendo  più snella  la Liturgia.
Nella formulazione del rito restaurato i legislatori ebbero in cuore una grande preoccupazione pastorale della Chiesa : che i cristiani, cioè, figli di Dio e membri del Corpo Mistico di Cristo, potessero partecipare attivamente ai riti sublimi della grande settimana liturgica.
Quei sacri Riti, dice, infatti, il Decreto citato, « non hanno soltanto una speciale dignità, ma possiedono anche una singolare forza ed efficacia sacramentale per alimentare la vita cristiana; né possono certo avere un compenso adeguato in quei pii esercizi di devozione, chiamati comunemente « extraliturgici », e si svolgono nelle ore pomeridiane del triduo sacro » .
Il Magistero di Papa Benedetto XVI  ha voluto confermare, nello spirito dell'ermeneutica della continuità, quanto il Suo venerabile Predecessore aveva operato .
In virtù quindi del Motu Proprio "Summorum Pontificum" e dell'Istruzione "Universae Ecclesiae" ci è dato di nutrirci della Liturgia antica romana emendata da Papa Pio XII da quelle ripetizioni che, nel corso dei secoli, ne avevano intaccato la bellezza e la soavità.
Fa piacere apprendere che, senza distinzione di sorta, tutti i gruppi che attingono la propria spiritualità dal  Motu Proprio "Summorum Pontificum" celebranno con i loro Parroci i Riti della Settimana Santa. Una bella notizia che conferma, ancora una volta, l'avanzata della Tradizione nonostante le tante difficoltà che ancora ci sono.
I "messalini" del 1956 così presentarono ai fedeli  i riti  della Domenica delle Palme dopo il "restauro" di Pio XII .
Notate l'insistenza alla preghiera per conseguire un traguardo : la  partecipazione attiva dei fedeli, secondo quanto aveva auspicato Papa Pio XI e, dopo di Lui, tutti i Suoi successori.
(Andrea Carradori)
 Messalino per i fedeli ( 1956 ) dell'Opera della Regalità di N.S.Gesù Cristo
Benedizione e distribuzione dei rami d’ulivo.
Il sacerdote e i « ministri » indossano paramenti color rosso durante le prime tre parti, in omaggio a Re Martire divino; color violaceo per la santa Messa.
La benedizione dei rami è stata notevolmente sem­plificata e liberata dalle soprastrutture venutesi ad ag­giungere nel medioevo: ad esempio sono stati tolti moli “oremus”.
 Molto significativi dal lato pasto­rale ci sembrano i seguenti particolari: i rami, chi saranno benedetti, sono collocati su una mensa in presbiterio « in modo però che siano bene in viste dei fedeli» (oppure possono essere già portati in chiesa e tenuti in mano dagli stessi fedeli duranti la benedizione).
In tal caso , l'aspersione e l'incen­sazione di essi potrà essere fatta dal sacerdote, dal­la balaustra o « percorrendo la navata del tempio »
Similmente hanno un manifesto significato pasto­rale, nella benedizione dei rami, il fatto che il celebrante è « volto verso il popolo », e la notazione ru­bricale dopo il saluto Dominus vobiscum: « e tutti ri­spondono Et cum spiritu tuo ».
La Chiesa desidera vivamente una partecipazione attiva di tutti i fedeli.
Processione in omaggio a Cristo Re
Particolarissima importanza, come si è detto, è stata data alla solenne processione in onore di Cristo Re: dove è possibile, è opportuno che essa si snodi per un buon tratto di strada e che sia una vera processione, un reale omaggio pubblico al Cristo nostra unica sal­vezza.
Le nuove rubriche, per dare importanza a questa processione, consigliano anche di fare, dove è possi­bile, la benedizione dei rami in una chiesa secondaria: e da quella recarsi processionalmente alla chiesa prin­cipale, dove sarà celebrata la S. Messa.
La croce durante la processione non è velata, anche se siamo nel tempo di passione; il popolo deve seguire attivamente, con i rami benedetti in mano, e cantando a modo di ritornello i due versetti di quello che ora le rubriche chiamano « inno a Cristo Re »; « gloria, laus et honor tibi sit, ecc. ».
Piuttosto che tacere « come muti e passivi spetta­tori », come diceva Pio XI, qualora non sia stato pos­sibile ai sacerdoti far ripetere dai fedeli i due detti versetti, le rubriche consigliano di far cantare ai fe­deli qualche canto in onore di Cristo Re, come ad es. il « Christus vincit ».
Giunti alla chiesa il sacerdote, volto verso il popolo, dice un « oremus » per invocare la benedizione e la protezione di Dio su tutti coloro che porteranno nelle loro case, nelle scuole, negli uffici e nei luoghi del loro lavoro i rami benedetti. 
E' un gesto materno della Chiesa, che vuol far comprendere al popolo cristiano,
 profondamente legato alla tradizione del ra­mo benedetto, che sarà esposto per tutto l'anno, il va­lore spirituale di questo « sacramentale ».
Segue la S. Messa: paramenti colore violaceo. 
Ha inizio la grande Settimana, in cui rivivremo i misteri più alti della nostra fede: la Passione e la Morte di Gesù.
Nella messa di questa domenica si legge il passio, cioè la narrazione dolorosa della Passione di Gestì fatta dall'evangelista Matteo. 
Essa però, secondo il nuovo rito, incomincia con il racconto dell'agonìa nel Getsemani, cioè con il suo vero inizio: similmente anche il Passio degli altri giorni della settimana santa: martedì, mercoledì e venerdì.
Durante la lettura o il canto del Passio i fedeli, com­posti e raccolti, restano in piedi e seguono sui loro messalini la commovente narrazione dei patimenti sofferti da Gesù per nostro amore. 
Sono le pagine più toccanti del vangelo, che ci fan capire a qual duro prezzo il Redentore ci ha voluto salvare.
L'immagine del Crocifisso, che vediamo spesso e nei tanti luoghi nella vita quotidiana, ci deve richiamare alla mente questo Amore infinito: la settimana santa, che abbiamo iniziata con la Domenica delle Palme, dovrà essere un periodo di tempo speciale in cui sen­tiamo in modo più intenso questi sublimi misteri: e facciamo il proposito di non esserne indegni!




video
 L'Inno a Cristo Re

lunedì 26 marzo 2012

MONS.MARCEL LEFEBVRE E IL MAGISTERO CHE È LA "FORMA" IN ATTO DELLA TRADIZIONE: INCOMPRENSIBILE E, QUINDI , IRRECEPIBILE AL DI FUORI DI ESSO.



Gli Amici di Facebook  ieri hanno messo sulla mia bacheca una foto di Sua Eccellenza Mons. Marcel François Lefebvre  (Tourcoing, 29 novembre 1905 – Martigny, 25 marzo 1991) nell’anniversario del giorno della sua morte.
L'apprezzato gesto degli amici di Facebook   mi ha ricordato quando ebbi l’onore di baciare l’anello episcopale di Monsignore  a Trento dove il Prelato si trovava per tenere una Conferenza  alla fine degli anni ’70.
Io ero solo un ragazzino di una delle provincie più papaline, direi ancora sotto lo Stato Pontificio .   
Osai allora sfidare i dinieghi di mia madre, che si fidava solo del giudizio dei preti e partii per la lontana  Trento triste per l'atteggiamento negativo di tutti coloro che non volevano che io potessi  ascoltare di persona il "vescovo ribelle" di cui tutti scrivevano male, soprattutto nella "stampa allineata".
In quegli anni terribili Monsignore, che era stato sbrigativamente bollato come "vescovo ribelle", costituiva   effettivamemente l’antidoto contro la dilagante autodistruzione  della Chiesa Cattolica.
Le chiese stavano già chiudendo e tanti preti stavano gettavano alle ortiche la sacra veste,già  abbandonata da anni. 
L'esodo di centinaia di suore dagli ospedali, dagli asili e dalle scuole già cattoliche , i conventi e i monasteri abbandonati… sottolineò
il  crollo della civiltà cattolica :  dalla musica sacra all’architettura religiosa... 
Eppure un Vescovo, già missionario, osò sfidare il pactum sceleris, l'innaturale e perverso accoppiamento fra il progressismo cattolico e il potere mondialista ( ovviamente anti-evangelico), con la sola forza della fede , della preghiera e della tradizione dei padri.
Quello sfascio a cui ha resistito quell'umile e ispirato Vescovo cattolico era effettivamente il  frutto del Concilio Vaticano II o dell’interpretazione errata che venne data a quel la Sacrosanta assise ?
Angosciante quesito al quale non ci sono ancora delle risposte univoche.
Per merito dell'audace e sacratissima resistenza all'infame ed infernale pactum sceleris Mons. Lefebvre divenne non solo un simbolo ma una ferma colonna su cui aggrapparsi per non farsi trascinare dal forte vento di bora post conciliare.
Che il Concilio Vaticano II fu male interpretato è una realtà alla quale, purtroppo, non esiste ancora un efficace antidoto anche se
Papa Benedetto XVI  nel famoso discorso alla Curia Romana del 2005, in cui compare il  concetto dell’ermeneutica della continuità, e  con la promulgazione del Motu Proprio Summorum Pontificum  ha reso onore alla Verità .
La Messa della Chiesa di sempre non poteva rimanere "ostaggio" di qualche gruppo ma doveva continuare ad essere faro per tutta la Chiesa.
Il Papa ha sempre avuto le idee chiare sulla Liturgia.
Potete leggere per esempio di Benedetto XVI “La mia vita: autobiografia” (edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2005) il capitolo sugli anni a Regensburg. 
Il Papa  è favorevole alla riforma liturgica chiesta dal Concilio, con l’intenzione di revisionare il Messale e soprattutto di dare uno spazio maggiore alle lingue nazionali però osserva :
«Ero costernato della proibizione del vecchio Messale perché una cosa del genere non si era mai verificata in tutta la storia della liturgia». 
Il Messale di S. Pio V era soltanto «una revisione come tappa in una lunga storia di crescita ».
La riforma liturgica, avvenuta dopo il Concilio, terminato nel 1965, fu invece una costruzione nuova in tensione con la storia organicamente sviluppata. 
La liturgia non sembrava più il risultato di una crescita organica, bensì il «prodotto di un lavoro dotto e di competenza giuridica». Si creava l’impressione che le autorità ecclesiali “facessero” la liturgia.
Dove la liturgia viene sperimentata non come mistero, bensì come prodotto fatto da noi, arriva una crisi. 
Scrive ancora Benedetto XVI nella sua autobiografia: «Io sono convinto che la crisi della Chiesa d’oggi viene soprattutto dal declino della liturgia. Abbiamo bisogno di un nuovo movimento liturgico che richiami in vita l’eredità vera e propria del Vaticano II».
Per facilitare quanto il Papa chiama la futura «riforma della riforma » (liturgica), ci vuole l’esperienza concreta con l’antica liturgia capace di  sperimentare il mistero divino in una maniera forte: ecco appunto il Motu Proprio Summorum Pontificum, un bene prezioso per tutta la Chiesa.
Finalmente la liturgia antica, fonte inesauribile di grazie per l’intero Corpo Mistico che è la Chiesa, è stata sottratta a gruppi e gruppetti e soprattutto da coloro che , nel suo nome, avevano fatto una bandiera, un simbolo contro il Concilio e contro l’ecclesiologia post conciliare.
E’ rimasto però il problema del vasto movimento, preti, religiosi e laici che, soprattutto in Francia, si trova unito ai successori del grande Mons.Lefebvre .
Dobbiamo dare atto che rimanendo fortemente ancorati alla Fraternità Sacerdotale San Pio X tanti fedeli hanno mantenuto la fede cattolica trasmessa dagli Apostoli resistendo agli influssi pseudo-protestanti che hanno dilaniato il Corpo mistico di Cristo : la Chiesa Cattolica.
Ecco l’assurdo : aderendo ad un movimento autosvincolatosi dalla  disciplina canonica  i fedeli sono riusciti a mantenersi cattolici !
Per il Successore di Pietro ha teso la mano verso i successori di Mons.Lefebvre chiedendo loro di “sentire cum Ecclesia” chinando il loro ( gallicano) capo per cercare di debellare il vero nemico della Chiesa : il modernismo.
Gli scritti che “incollo” sono di giovani fedeli che sono intervenuti sul blog Messainlatino in risposta agli accesissimi “lefebvriani” ( o meglio sedevacantisti camuffati da lefebvriani ) che già incominciano a gioire per la notizia che , prima o poi verrà, del mancato accordo fra la FSSPX e la Santa Sede.
Messainlatino è divenuta bersaglio privilegiato degli irriducibili lefebvriani contrari ad ogni ipotesi di accordo fra le due parti : icona di un certo sedevacantisimo ultra sismatico che inevitabilmente infetterà prima o poi la FSSPX se rimarrà ancora lontana da Roma e dalla sana comunione ecclesiale.

Alla domanda provocatoria di una lefebvriana-pasionaria che aveva scritto :
…"perchè se lei Carradori ogni tanto può andare alla Messa in latino lo deve a loro” un fedele ha risposto :  assieme a quella su Lefevbvre come Atanasio - degno parto di una fantasia non sorretta da istruzione sufficiente - questa è la più grande balla che continuano a propinarci i lefevristi di oggi, come se parlassero sempre a qualche sedicenne di quelli che intortano con le loro balle complottiste (e di fatto sedevacantiste). Come se qualcuno di noi non fosse presente quando queste battaglie si combattevano. Se possiamo frequentare la Messa antica lo possiamo fare NONOSTANTE i lefevristi che hanno fatto di tutto per farla emarginare e bandire! Lo possimao fare grazie al beato Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI, alla FSSP, all'IBP, ai Francescani dell'Immacolata, all'ICRSS e a tutti quelli che non hanno seguito Lefebvre nella follia finale con cui ha sprecato decenni di buone battaglie, e per cosa? Per fare vescovo un esaurito ignorantissimo come Williamson al quale basta far vedere un microfono per farlo cantare come un pappagallo, per la felicità di tutti i nemici di Cristo? Per quei quattro pavoni che erano somari in teologia da giovani e tali sono rimasti e si impancano a giudici di Benedetto XVI? "Ma mi faccia il piacere, se ne vadi", come diceva Totò  
 Prego e digiuno perchè lo scisma sia ricomposto e noi possiamo guadagnare più soldati per questa battaglia, ma conoscendo cosa pensa una parte non trascurabile dei settari econisti, non so più davvero cosa augurarmi. Non se ne può più di queste primedonne. Per loro chi non abbraccia le loro confuse teorie è eretico, persino le Messe antiche non celebrate da loro sono invalide, il Papa è modernista, "Roma" è modernista e solo loro sono al vera Chiesa. Ma siamo sicuri che li vogliamo indietro? E' già dura coi modernisti che abbiamo dentro, dobbiamo fare briscola con questi qua? No grazie, abbiamo già dato!
Un altro fedele :
“I lefevriani hanno pugnalato alle spalle il Beato Giovanni Paolo II nel 1988 facendo il piu gran regalo possibile a tutte le serpi moderniste della curia romana e nelle varie conferenze episcopali. Per colpa loro, abbiamo dovuto soffrire per altri 20 anni nel ghetto della discriminazione antitradizionale. Potevamo avere Summorum Pontificum 20 anni prima ma no, loro dovevano vestirsi da vescovi, pavoni irresponsabili. E oltretutto ci hanno inchiodato al Messale del 1962 quando si poteva avere di meglio, perchè tra l'altro nemmeno capiscono nulla di liturgia, quasi meno che di teologia.  
 Adesso, induriti da altri venti anni di superbia e libero esame modernista/luterano - e sciatte liturgie - si apprestano a pugnalare al cuore Benedetto XVI, e per noi tutti  sarà un'altra battuta d'arresto. Speriamo almeno che tanti bravi ragazzi imbrogliati dagli econisti si sveglino e ritornino a casa ad aiutarci a continuare la buona battaglia per la liturgia in comunione col Successore di Pietro.  
 Prego che non succeda, ma se deve succedere, "quello che hanno da fare lo facciano presto" (Gv. 13,27) e finiamola con questa agonia. I tanti gruppi Summorum Pontificum e Ecclesia Dei meritano ben più attenzione e supporto di queste primedonne inacidite”.

Un altro ancora :

“Caro ospite condivido il suo dolore . La volontà della Fraternità di rimanere di facto nelle scisma è un grave danno per tutta la Chiesa ma soprattutto per le loro anime perché rimane un peccato grave contro la fede e la comunione nella Santa Chiesa. Purtroppo fin dall' inizio la Fraternità voleva "convertire Roma alla Tradizione". Condivido con  lei l' effetto deplorevole che causa la mancanza di vera dottrina della Fraternità sulle prerogative del So mmo Pontifice...e dobbiamo dirlo:la loro mancanza di fede. Non esiste Tradizione senza Magistero e non esiste Magistero senza Tradizione. L' unico vero interprete della Tradizione rimane e rimarrà sempre il Sommo Pontifice  Romano anche quando non si pronunzia ex cattedra il suo insegnamento rimane normative per la retta dottrina...ancora di più quando si tratta della validità della Santa Messa che è l'espressione liturgica della fede nel Mistero della Redenzione e della sua partecipazione agli uomini. Certo fa un po' sorridere quando il Reverendo de Cacqueray parla di mancanza di cortesia verso il superiore della Fraternità...soprattutto quando ricordiamo il loro comportamento verso l'autorità dei Vescovi e le parole villane tante volte pronunziate contro il Sommo Pontefice e i fedeli cattolici. Preghiamo per loro ma secondo me non servo a gran'ché il mistero della libertà umana che si corrompe è insondabile”.

La stessa instancabile pasionaria  aveva provocato :
“Dove eravate quando la FSSPX salvava il sacerdozio, la dottrina e la S.Messa, ghettizzata da tutti, combattuta come la peste nera, mentre si abbracciavano rabbini, mussulmani, protestanti, stregoni woodoo? Oggi è facile fare i belli e buoni, i santoni della domenica, i grandi difensori della cattedra di Pietro, tanto davanti in prima fila avete lasciato combattere gli altri e voi pretendete di pigliarvi il bottino

Ecco la risposta di un cattolico : 
 
“ Cara Annarita che parla di cose che non conosce, dove era LEI, piuttosto, quando si combatteva per la liturgia e per mille altre cose? E dove è lei oggi, oltre che su internet a difendere quelle primedonne inacidite? Perchè personalmente io ero a fianco della Fraternità quando ancora studiavano, ragionavano e volevano servire la Chiesa, non pensare solo a diventare vescovi e a sputare sul papa. Personalmente - ma so di parlare per molti altri - sono stato cacciato da e discriminato in tante parrocchie e diocesi moderniste quanto qualunque lefevriano - che spesso se l'è anche cercata con atteggiamenti inutilmente provocatori su questioni secondarie dove nessuno lo ostacolava.  

 Sono 40 anni che combatto questa battaglia ma non ho mai sofferto tanto quanto dopo il 1988 PER COLPA dei lefevriani e del loro odio per chiunque preferisse il Papa a Williamson e agli altri pagliacci. Bastava essere d'accordo con IL PAPA su qualunque cosa anche non legata alla liturgia e si era subito tacciati di modernismo. Chi è stato in quell'ambiente sa che discorsi si fanno. Questa storia per la quale se non si levano osanna ai settari di Econe non  si è veri tradizionalisti deve finire. Qualunque merito abbia avuto la fraternità PRIMA dello scisma del 1988, lo abbiamo anche noi che abbiamo combattutto le stesse battaglie a fianco e persino dentro la fraternità. Dopo il 1988, noi siamo rimasti cattolici e tutto quello che abbiamo ottenuto o preservato lo dobbiamo al Signore, alla Madonna, al Papa e alla nostra fedeltà. PUNTO.   
 Qua non siamo a fare a chi ha il miglior pedigree tradizionalista (anche perchè si fidi, su questo non la cedo a nessuno): le cose o sono giuste o sono sbagliate, e quello che fanno i settari di econe è SBAGLIATO. Le piaghe della Chiesa non giustificano un tubo. 
Diano una mano invece di aiutare il demonio a stroncare il Papa e rovinare le anime”! 

Un altro fedele :

“ Mons. Fellay, per la Chiesa Cattolica, è un Vescovo che non svolge alcuna funzione legittima all'interno della Chiesa.  
Quello che leggo sopra è puro donatismo: i sacramenti sono accettabili solo ed esclusivamente se chi li amministra ne è degno ed è perfettamente cattolico in ogni atteggiamento. Ne consegue che, da 2012meno33 anni, nessun sacramento è valido. Alla faccia di un S. Francesco che baciava le mani del più indegno sacerdote perchè "quelle mani sono consacrate, possono consacrare e perdonare i peccati"! Questo non fa parte della Tradizione????”

Un lettore fa una simpatica virata con una nota canzone : 

“Cerco un centro di scismaticità permanente
che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente
che mi faccia ragionar plagiatamente.....”

Un altro fedele

“Nell'evidenziare gli errori bisogna essere equi e democratici.  
Sbaglia la FSSPX a rimuovere padre Mercury e allo stesso modo sbagliano i vescovi diocesani a relegare i sacerdotitradizionalisti in paesini di montagna.  

Diciamo che chiesa cattolica e Fraternità hanno un punto in comune in più per approfondire il dialogo

Ho avuto solo ora tempo per leggere bene il comunicato. Di seguito le reazioni "a caldo":  
1. "Monseigneur Bonfils n’avait pas le droit de se prévaloir du motu proprio pour venir administrer les sacrements dans notre chapelle.
En effet, nous sommes ces prêtres qui sans remettre en cause leur validité, excluons par principe la célébration selon les nouveaux rites. Etant donné ce principe, étant donné que nous ne reconnaissons pas la valeur et la sainteté de la messe ou des sacrements célébrés selon la forme ordinaire, il est incohérent que cet évêque vienne célébrer les confirmations chez nous au nom du motu proprio et il serait pareillement incohérent que nous acceptions de le laisser administrer ces confirmations, dans notre chapelle, toujours au nom de ce même motu proprio". Di conseguenza, se un prete, Vescovo, Cardinale o lo stesso Sommo Pontefice volesse celebrare a Econe (nel rito antico) dovrebbe chiedere ed ottenere il permesso da mons. Fellay. Il quale, per essere coerente, dovrebbe negarglielo (anche allo stesso Pontefice) perchè celebrano normalmente nel rito "nuovo"!  
2. "Par ailleurs, il est clair que Monseigneur Bonfils n’est pas favorable à la défense de la Foi. Comme des milliers d’autres évêques, il est attaché au concile Vatican II et à ses idées". Sostituiamo "mons. Bonfils" con "Benedetto XVI". Non aggiungo altro. E comunque le consiglio di guardare qui:
http://sspx.agenda.tripod.com/sitebuildercontent/sitebuilderpictures/signture.gif  
3. All'ultimo paragrafo arrivano poi delle vere delizie: "Notre acceptation de la venue de cet évêque, au seul motif d’une  célébration dans la liturgie traditionnelle, signifierait, lorsque le rite traditionnel est célébré pour une occasion, que la Fraternité ne peut plus légitimement se prévaloir de son rôle de suppléance dans la crise de l’Eglise". A me sembra tanto: se permettiamo al Vescovo (sempre sostituibile con Benedetto XVI) di venire a cresimare, perdiamo fedeli e soldi delle offerte. Lettura confermata da "Une chose est d’encourager les prêtres à célébrer selon l’ancien rite ; une toute autre de pouvoir conseiller à nos fidèles de s’y rendre": la Fraternità lega alla Santa Chiesa e a Gesù Cristo o a se stessa???  

"La liturgie ne suffit pas": questa è una vera perla: la liturgia di per sè non serve!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! E io che credevo che una sola goccia del Sangue di Nostro Signore potesse salvare il mondo intero! Evidentemente mi sbaglio....  

 Se nemmeno noi che amiamo la Tradizione siamo uniti, che insegnamento diamo agli altri? "Uniti, perchè il mondo creda!", questi litigi sono solo stupidaggini”.  

Un altro cattolico :

“1. Siamo noi i primi a dire le cose come stanno: "In semetipso talis actus fuit inoboedientia adversus Romanum Pontificem in causa quadam gravissima summique omnino ponderis pro Ecclesiae unitatis, cuius generis est episcoporum ordinatio per quam nempe sacramentaliter sustinetur apostolica successio. Quam ob rem talis inoboedientia - secum quae infert vera repudiatio Primatus Romani - actum schismaticum". E ancora: "Omnes scire debent formalem schismati adhaesionem gravem esse in Deum iniuriam atque excommunicationem prae se ferre lege Ecclesiae rite statutam". (Motu proprio Ecclesia Dei).  
Lefebvre, consacrando i Vescovi, ha compiuto un atto scismatico. Punto e basta!  

2. L'altra questione in gioco è il reale rischio di tornare al donatismo: se il tal prete, pedofilo, omosessuale, drogato e tutto quello che volete, celebra un sacramento con tutti i crismi della validità (s'intende!), quel sacramento è valido o no???  

3. Se qualche Vescovo ha qualcosa contro un altro Vescovo (tanto più se, almeno ufficialmente, è ancora in una posizione illegittima), si rivolge direttamente ai suoi superiori.  

4. C'era sempre una possibile variante: il Vescovo celebra, il prete predica. In tal modo si sarebbe superato qualsiasi pericolo”.

Infine la saggia, semplice ed esaustiva conclusione di un fedele :

La Fraternità San Pio X ha bisogno di Roma per essere fino in fondo cattolica, ma soprattutto noi abbiamo bisogno di un ritorno alla sana Tradizione teologica e liturgica. Doni che la Fraternità, se canonicamente inserita nella Chiesa, può portare con abbondanza.  
Andrea Carradori 

 

sabato 24 marzo 2012

MOIE: NUTRITA PRESENZA DI FEDELI ALLA CATECHESI DEL VESCOVO MONS.ROCCONI ORGANIZZATA DALLA CONFRATERNITA DEL SS.MO SACRAMENTO


Moie Tra le tante iniziative per prepararsi a celebrare degnamente la Pasqua la Confraternita del SS.mo Sacramento di Moie, in collaborazione con l’Azione Cattolica, ha organizzato presso i locali della chiesa Cristo Redentore ,in Moie, mercoledì 21 marzo ,alle ore 21,relatore il vescovo , Mons.  Gerardo Rocconi un conferenza sul tema “Il Vangelo della carità nella vita di tutti i giorni”. L’argomento ha evidenziato un problema sempre vivo nell’esperienza di fede del cristiano: la necessità ,cioè’, di tradurre in esperienza di vita quotidiana, il messaggio evangelico che è e rimane l’eredità  del ministero pubblico di Gesù e della natura stessa dell’Incarnazione del Verbo. La Conferenza è stata un modo per riflettere concretamente su temi che riguardano tutti noi, dal momento che tutti siamo chiamati a testimoniare la nostra fede e a darne testimonianza. Dopo l’incontro e’ avvenuta l’adorazione eucaristica in chiesa Cristo Redentore fino alle 24: in questo modo e’ iniziata nella parrocchia di Moie l’adorazione solenne delle “Quarant’ ore”. La Confraternita del Santissimo Sacramento di Moie è stata ufficialmente ricostituita l’8 settembre del 2008,nel giorno della festa patronale dedicata a Maria Santissima, Madre di Misericordia. Nel corso della Messa presieduta dal vescovo diocesano Mons. Gerardo Rocconi i Confratelli moiaroli hanno ricevuto la solenne benedizione ed hanno indossato l’abito caratteristico costituito dalla tunica bianca, dal mantello  azzurro e dalla medaglia distintiva. I confratelli si erano preparati a vivere questo momento con un incontro in parrocchia guidato da Alberto Fiorani, presidente del Coordinamento regionale delle Confraternite.

Fonte: Confraternita del SS. Sacramento Moie

Foto : un momento dell'affollata catechesi del Vescovo di Jesi S.E.R.Mons.Gerardo Rocconi.

giovedì 22 marzo 2012

TOLENTINO, PADRE LANG PER LA FESTA DI SAN GIUSEPPE, MESSA SOLENNE

















Tolentino, lunedì 19 marzo 2012, Festa di San Giuseppe
Chiesa del Sacro Cuore, Centro Storico,
il Rev.do P.Uve Michael Lang, Oratoriano di San Filippo Neri, della Congregazione per il Culto Divino e Consultore dell’Ufficio Liturgico delle celebrazioni del Sommo Pontefice, ha celebrato la Messa Solenne alle ore 18,30.
Diacono don Martin, Diocesi di Oslo.
Suddiacono Fra' Maurizio F.I.
Cerimoniere : Riccardo Eria
Cantori del Coro Gregoriano dei Francescani dell’Immacolata, Sassoferrato
Ministranti : Michele, Enrico, Dawid, Andrea
( ho scattato queste foto con il telefonino quando non ero impegnato nel servizio liturgico, purtroppo la giornata feriale ha impedito ai ministranti di intervenire numerosi …  quindi  ho dovuto servire…)



sabato 17 marzo 2012

IL DEBITO E L'ANTICRISTO


Forse qualcuno sarà rimasto sconcertato dal mio ultimo articolo su questo sito quando ho affermato che all'Italia converrebbe ripudiare il debito sovrano per quanto riguarda la parte estera. 
Si sarà chiesto: come può un cattolico osservante come lo scrivente suggerire un atto cosi poco morale ? sarebbe una giustissima osservazione a cui però va risposto semplicemente con un'altra domanda: sarebbe un atto morale gettare nella miseria un intero popolo per pagare un debito che in gran parte (quello vecchio) è già stato pagato 4/5 volte per soddisfare alcuni strozzini mondiali ?
Quest’ultimi hanno una grande paura che i debitori smettano di onorare il debito pubblico e cioè che i governi arrivino a capire che non ha senso imporre sacrifici estremi per decenni al loro popolo, unicamente per pagare i creditori, tanto più che questo frena la crescita del nostro Paese e di mezza Europa.
Si tratta di prendere coscienza che una riduzione massiccia dei debiti sovrani è inevitabile, che non c’è altra soluzione, dati i livelli d’indebitamento raggiunti e i veti della Germania alla BCE di stampare moneta (se lo si fosse permesso alla BCE la speculazione si sarebbe fermata di colpo) . E che nessuna austerità e rigore otterrà mai il risultato di onorare il debito. Non solo per la Grecia, ma anche per Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda ed anche Francia.
Oggi però non solo Monti, ma anche la nostra comunità politica, sottomessa com'è al potere della finanza globale , non è neanche sfiorata dalla tentazione di ripudiare il debito sovrano. Anzi il Sistema abolisce la democrazia (Monti in Italia, Papademos in Grecia).
Per ovviare a questi pericoli i grandi creditori stanno obbligando i governi ad aderire al "Meccanismo di Stabilità Europea", il famigerato ESM, (che teoricamente sarebbe un fondo salva-stati) dove per Statuto gli Stati indebitati devono sottoporsi al super-governo sacrificandogli la sovranità, dandogli il diritto di ingerirsi del loro bilancio, di tagliare le spese, di svendere i loro patrimoni e naturalmente non essere più in grado di rifiutarsi di pagare.
Sarebbe oltremodo consigliabile non entrare nell'ESM, non ultimo perchè all'Italia spetterebbe il 18% delle azioni con un esborso di 130 miliardi di Euro che non ha (conterebbe poco dal momento che la maggioranza di fatto l'avrebbe la Germania e la Francia con il 47%) e poi perchè il taglio delle spese e la vendita delle proprietà statali può farla benissimo da sola, conservarvando soprattutto la propria indipendenza. Ma come ho detto l'ultima volta di tutto parla Monti meno che di tagliare la spesa pubblica e di vendere il patrimonio statale.
A differenza della Grecia che ha versato lacrime e sangue nei tagli alla spesa (raccolgono erbe selvatiche sui monti, segano di notte gli alberi nei parchi per riscaldarsi, la disoccupazione dilaga, i suicidi aumentati del 22% ecc) al contrario in Italia ci sarebbe solamente da tagliare il "grasso che cola": la corruzione dell'amministrazione pubblica che ci costa 60 miliardi di euro l'anno.
La Spesa Pubblica in Italia nel 1970 era il 29% del Pil, oggi è al 54%, quando tutti gli economisti sono concordi nel dire che il livello fisiologico di spesa per un paese dovrebbe essere il 40%. Infatti la Francia è al 40%, la Svizzera al 30%.
Monti dovrebbe occuparsi, tanto per fare alcuni esempi, oltre che delle liberalizzazioni dei privati (tassisti, notai, farmacisti,avvocati ecc.), della competitività della Sicilia dove un deputato regionale percepisce 22 mila euro mensili netti, la pensione di tre mila euro sempre mensili a 50 anni dopo una legislatura e se non viene rieletto, udite, udite, si concede al "povero trombato" 90 mila euro per il "reinserimento nella vita civile" come se fosse un carcerato.
Si dovrebbe occupare del mezzo milione di euro l'anno per le auto-blù a Brindisi o a Potenza dove per due auto-blù sono stati assunti 95 addetti o per i 500 mila che in Italia campano di politica, ossia di parassitismo pubblico, senza poi contare i milioni di dipendenti pubblici, un certo numero dei quali sono sicuramente parassiti.
Perchè non stroncare con le cattive questo costo sicuramente non competitivo ? Su più di 800 miliardi di spesa pubblica attuale si potrebbe benissimo, senza che l'efficienza ne risenta, tagliare 150/200 miliardi che servirebbero a diminuire le tasse, oramai insostenibili, a finanziare la ripresa, ed anche a diminuire il debito.
Nel medesimo tempo Monti dovrebbe cominciare a vendere le proprietà statali. In uno studio molto recente fatto dal prof. Edoardo Reviglio (presentato in 19 slides in un seminario tenutosi al Tesoro il 30 settembre 2011) le proprietà dello Stato italiano sono quantificate in 1.815 miliardi di euro, quasi quanto il nostro debito.
Sarebbe sufficiente dismettere parte delle proprietà immobiliari (420 miliardi), delle partecipazioni (132), della cassa disponibile (276), dei crediti e delle anticipazioni attive (240), delle concessioni (78), delle infrastrutture (386), delle risorse naturali (176), dei beni culturali (37), dei beni mobili (70). La somma di quanto sopra è 1.815 miliardi di euro.
Basterebbe venderne un quarto e il nostro debito si attesterebbe intorno al 90% (oggi siamo al 120%). Perchè Monti non procede per questa via invece di taglieggiare gli italiani facendo dell’Italia uno Stato di polizia fiscale ?
Perché non vende invece i beni dello Stato che sono pessimamente amministrati (costi altissimi per la loro manutenzione) ?
Questo di vendere è stato un invito fatto pervenire pure dal Fmi (Fondo monetario internazionale) al governo italiano, per cui lo Stato non deve fare l'indiano, non può far finta di non aver capito in un momento cosi cruciale: deve vendere !!!
Sembra assurdo che tutto ciò non avvenga, ma l'assurdità scompare quando si prende atto della seguente verità: col governo Monti oltre che il Bilderberg e la Goldman Sachs hanno preso il potere le Caste pubbliche, i parassiti pubblici come corpo sociale, per mantenere i loro innumerevoli privilegi.
Il governo dei "tecnici" è stato voluto dal primo membro della Casta: il presidente Napolitano la cui corte costa 12 volte di più della monarchia britannica. I nuovi ministri sono quasi tutti prof. universitari, dipendenti pubblici che in tutta la loro vita non si sono mai cimentati col "mercato".
Questo governo è sostenuto dalla casta dei parlamentari destra e sinistra uniti, i quali sono preoccupati se dovesse esserci il voto a breve, di non essere rieletti e quindi perdere lo stipendio da parassiti di 15 mila euro al mese.
Non parliamo poi dei sindacati, che per lo più difendono i dipendenti pubblici (negli ultimi anni aumenti del 15% sugli stipendi) avendo abbandonato gli operai (negli stessi anni aumento del salario del 4%). Una spiegazione c'è: i dipendenti pubblici sono un blocco che con le loro famiglie, rappresenta 10 milioni di elettori.
Gente per lo più questa che i soldi dallo Stato li prende (e tanti) e che per questo è contraria alla popolazione che allo Stato i soldi li dà, perchè a suo giudizio non ne dà mai abbastanza.
Qui non si tratta di destra o sinistra, qui in realtà, detta in modo esemplificatorio, c'è una lotta sui generis - sfruttatori contro sfruttati - di cui però la popolazione generale, i produttori, quelli che aumentano la ricchezza del paese non si rendono conto, essendo divisi su falsi problemi intenti a combattere in ordine sparso, mentre gli sfruttatori agiscono come blocco sociale unitario per mantenere i loro privilegi.
Questo è il motivo per cui abbiamo il governo tecnico: hanno preso il potere per scongiurare la loro epurazione e lo si vede dai provvedimenti che prendono: l'ipertassazione invece del taglio agli sprechi. La fantomatica lotta all'evasione fiscale (che più di tanto non dà e non è sufficiente certo a fare una politica di riduzione delle tasse) anzichè alla corruzione e allo spreco pubblico. Oggi invece si pone l'accento sulla lotta all'evasione (anno 2011 recuperati 12 miliardi) che è diventato un mantra, ma non si fa niente sugli sprechi (150/200 milardi).
La mano pesante contro i tassisti, i notai, i pensionati, i commercianti, i coltivatori e la mano molto leggera contro il Senato che si è tagliato 3.6 milioni di euro su 700 milioni all'anno che ci costa (- 0.5% della spesa. Per le famiglie, i pensionati e i privati i tagli sono del 10/15%.
Per mantenere l'articolo 18 sono scesi in sciopero non i lavoratori del privato, ma i dipendenti pubblici, (anzitutto di bus e metropolitane) ossia coloro che hanno il privilegio del posto fisso e i salari del 15% superiori ai pari grado dei privati: l'articolo 18 garantisce l'illicenziabilità dei fancazzisti, e alla peggio l'obbligo di reintegro del fancazzista licenziato per ordine della Casta giudiziaria.
L'austerità e l'ipertassazione mostruosa del settore privato provoca recessione e impossibilità di servire il debito pubblico, ma alla Casta non importa. Non è possibile che questa verità sfugga ai piani alti dell’ESM e della BCE. Lo sanno benissimo. Per questo è più chiaro che il loro scopo non è il risanamento delle economie, la competitività da aumentare, bensi la presa del potere da parte dei poteri forti.
Essi approfittano della ricorrente crisi della democrazia, del discredito in cui sono caduti i governi e i parlamenti per loro colpa, per apparire come salvatori tecnici, per il loro colpo di Stato.
Sta avvenendo quello che avvenne nel 1929-1933 in Germania: grande disoccupazione e una immane inflazione e lo sbocco fu che prese il potere Hitler. Probabilmente sanno che siamo giunti di nuovo allo stesso punto. Sanno che con la crisi della democrazia è propizio l’emergere dell’uomo forte che li sbatte fuori dai profitti, imponendo il controllo di Stato sui mercati.
Allora hanno anticipato i tempi: va bene abolire la democrazia purchè siamo “noi” a farlo.
Questo non è altro che un sogno ricorrente dei grandi poteri finanziari mondiali che oggi si sta realizzando con l’aiuto della globalizzazione: fare un governo mondiale con loro al potere.
E’ da tempo che è noto che si vuole instaurare un nuovo ordine mondiale da parte di una controchiesa massonica che ricalca in tutto e per tutto, nel segreto, le liturgie cattoliche, in quantochè la cattolica è l'ultimo ostacolo da abbattere per la totale conquista del potere.
Più di due secoli fa, nel 1773, Amschel Mayer Rothschild convocò a Francoforte dodici grandi esponenti del mondo finanziario, economico e scientifico per coinvolgerli in un piano di dominio mondiale.
L’anno seguente forniva i supporti per la fondazione degli “Illuminati di Baviera” per cui è lecito pensare che Rothschild desse un autentico impulso alla fondazione della moderna controchiesa.
Il numero tredici rappresenta i dodoci Apostoli riuniti con Gesù, a cui si oppongono i dodici apostoli diabolici riuniti intorno all’anticristo (la logica e la tradizione designano la famiglia Rothschild quale stirpe dell’anticristo).
I dodici sodali oggi sarebbero: gli Astor, i Bundy, i Collins, i Du Pont, i Freeman, i Kennedy (che poi tradirono), i Li, gli Onassis, i Reynold, i Rockefeller, i Russel, i Van Duyns.
Si può concludere che tutte le massonerie (comprese quelle orientali come i Fratelli musulmani) obbediscano direttamente o indirettamente, agli "illuminati" e quindi consapevolmente o inconsapevolmente sataniste.
Come i fedeli cristiani che hanno costituito opere caritative, assistenziali e culturali, per servire i fratelli e il bene comune, anche nel campo avverso non sono da meno. Infatti si sono prodigati, tramite analoghi organismi, a promuovere per il "nostro bene" la cultura malthusiana che prevede l'eliminazione del 90% della popolazione mondiale, l'eliminazione della famiglia tradizionale, rimpiazzandola con quella omosessuale e con i ritrovati dell'eugenetica, a concentrare in pochissime mani fidate un sistema di controllo totalitario e poliziesco.
Tutto questo è da tempo portato avanti dalla Commissione Trilaterale, dal Club di Roma, dalla fondazione Planned Parenthood, dal club Bilderberg.
Questa rivoluzione antropolica attualmente in evoluzione ci porterà da una cultura cristiana basata sulla compassione e aiuto agli ultimi ad una dittatura tecnocratica disumanizzante.
Per lorsignori è imperativo distruggere la chiesa cattolica per assoggettare il mondo alla nuova religione diabolica e per realizzare i primi propositi satanici: adorazione per sé e odio per Dio.
Esiste un documento intitolato il “Programma della massoneria per la distruzione della Chiesa in 33 punti”, venuto alla luce in concomitanza con il Concilio Vaticano II, che è dedicato ai massoni infiltrati nella gerarchia ecclesiastica. Il documento è incentrato sull’odio verso Dio e la sua Chiesa che si vuol demolire passo per passo fino ad inneggiare alla guida di Satana sulla Chiesa riformata.
Sappiamo cosa sia successo dopo l’ultimo Concilio: per la prima volta nella storia i nemici della Chiesa si annidano pure al suo interno. Molto di quello che è stato introdotto nella chiesa del post-concilio (dottrine moderniste, fantasiosi aggiornamenti, innovazioni liturgiche) è opera del demonio.
In effetti abbiamo un chiesa riformata che non riconosce più la Tradizione e non ubbidisce più al Magistero, cioè al Papa.
A questo punto allora una domanda si impone: stiamo veramente vivendo gli ultimi tempi ? quelli dell’Anticristo ? Non lo so, certo che gli indizi sono molti, ne cito alcuni. Paolo VI, di fronte alle eresie dei teologi cattolici che mettevano in discussione le verità di fede e all’abbandono dell’abito talare di oltre duecentomila religiosi negli anni '70, chiedeva al suo amico Jean Guitton: "Siamo prossimi alla fine ?...Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico è che all'interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico e può avvenire che questo pensiero non cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia”.
Benedetto XVI parlando dell’anticristo cita il filosofo Kant: "se il Cristianesimo un giorno dovesse arrivare a non essere più degno di amore (...) allora il pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di una opposizione contro di esso; e l'anticristo (...) inaugurerebbe il suo, pur breve, regime (fondato presumibilmente sulla paura e sull'egoismo). In seguito, però, poichè il Cristianesimo, pur essendo stato destinato ad essere la religione universale, di fatto non sarebbe stato aiutato dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto l'aspetto morale, la fine (perversa) di tutte le cose".
Oggi infatti l'anticristianesimo è diventato la nuova fede dell' Occidente. Può darsi pure che tra non tanto tempo questa nuova fede avrà anche il suo messia: l'anticristo...
Di non poco conto (argomento che pochi citano) il ritorno degli Ebrei sulla terra degli antichi padri, la Palestina.
Un grande studioso di profezie certo Padre Gulleton, nel 1941 (sette anni prima del ritorno) scriveva testualmente:
"E' stato predetto in maniera molto chiara che gli Ebrei sono destinati a ritornare in Palestina verso la fine del mondo. Secondo la scrittura Dio non ha ripudiato gli Ebrei per sempre e nemmeno, nelle sue intenzioni, che la loro dispersione doveva essere definitiva. Egli promise loro che negli ultimi tempi della storia del mondo i figli di Israele, sparsi in tutto il mondo sarebbero ritornati in Palestina".
Per convincersi di ciò basterebbe leggere tutti i profeti dell'A.T. (tutti ne parlano) a cui non è stata data molta importanza, pensando come disse l'allora cardinale Ratzinger (a proposito del ritorno degli Ebrei sulla terra dei padri), che "molte profezie dell Antico Testamento che erano dirette al popolo ebraico sono state interpretate da noi cristiani in senso spirituale, essendo noi cristiani tendenti ad impadronirci della Bibbia, rendendola estranea al popolo ebraico".
Per concludere diamo la parola all'apostolo delle genti, S.Paolo:
“devi sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio, attaccati più ai piaceri che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore” (S.Paolo, 2Timoteo 3,1-5).
Non possiamo certo dire di non essere stati avvertiti in anticipo.
F.V.

venerdì 16 marzo 2012

LA MESSA TRIDENTINA SFONDA ANCHE TRA I NEOCATECUMENALI ! NONOSTANTE L'AGGUERRITA, DISPERATA RESISTENZA DELLE ANZIANE MILIZIE MODERNISTE.


Dall'ottimo Cordialiter, il Blog sulla Tradizione Cattolica :

"Continua inarrestabile la forte avanzata della liturgia tradizionale che ormai dilaga dappertutto, nonostante l'agguerrita ma disperata resistenza delle anziane milizie moderniste.
So che alcune persone legate al movimento neocatecumenale, da qualche tempo simpatizzano per la liturgia antica! In effetti è difficile resistere alla sacralità del rito tradizionale, alla melodiosità del canto gregoriano, alla nobiltà del latino e al forte richiamo dell'aspetto sacrificale della Messa. Sappiamo che i neocatecumenali hanno delle usanze liturgiche diverse dalle nostre (ad esempio, noi ci comunichiamo in ginocchio), però non sono meravigliato che la Messa di San Pio V abbia sfondato anche nei loro ambienti, poiché la liturgia tradizionale è come una potente calamita. Del resto, nessuna persona sinceramente cattolica può in coscienza disprezzare e perseguitare la Messa che ha santificato innumerevoli generazioni di fedeli. Preghiamo per la “pace liturgica”.
Speriamo che l'amore per la Messa antica possa contagiare sempre più persone, anche tra i gruppi neocatecumenali. Chissà se nel giro dei prossimi trent'anni i seguaci di Kiko saranno passati in blocco all'antico Missale Romanum. :-)"

giovedì 15 marzo 2012

QUANDO ALCUNI FEDELI DELLA FRATERNITA' SAN PIO X AFFRANTI PER LA CRESIMA CONFERITA AD AJACCIO DAL VESCOVO DIOCESANO, INVITATO DA UN SACERDOTE DELLA FSSPX, NON RAGIONANO PIU’





C'è una tradizione, con la t minuscola, tutta umana , con  idee rissose e spesso violente, che   non c'entra nulla con la Santa Religione Cattolica e tantomeno con la Santa Liturgia.
C'è, invece, la Tradizione, la Santa Tradizione,   la vera Tradizione, la Tradizione vivente, come disse il Beato Giovanni Paolo II, è quella  incardinata nella Chiesa Cattolica attraverso la perfetta ed  inscindibile unione con il Successore di Pietro.
C'è una pasionaria nel nord Italia che è disperata perché un Vescovo Cattolico, Amministratore Apostolico di Ajaccio, invitato dal Sacerdote della FSSPX, ha osato conferire il Sacramento della Santa Cresima con i libri liturgici pre-conciliari  a dei ragazzi di una comunità della Fraternità San Pio X.
Questa  donna, affranta, ha abbracciato la tastiera del computer e si è messa a scrivere su  Messainlatino, sul post dedicato alla vicenda accaduta in Corsica.
Con la mente sconvolta la pasionaria  ha iniziato a mettere in dubbio, addirittura la validità del Sacramento per difetto di materia ( ipotizzando che il Crisma potrebbe essere stato confezionato con un olio diverso da quello d'oliva).
Ecco le parole che la teologa-fai-da-te ha osato scrivere  sul post di Messainlatino :
Lei dice che il Papa può decidere di cambiare olio per il Crisma, ma non mi pare l'abbia attualmente fatto, pertanto le sue sono chiacchiere a vanvera, la materia rimane quella e se un vescovo usa l'olio di colza invece di soldato di Dio il ragazzino diventa un trattore ecologico.
Io non ho detto che le Cresime sopra citate siano invalide, ci mancherebbe, ma se ci sono dubbi di ortodossia non si può nemmeno essere leggeri”
“Comunque l'ortodossia non è un optional, se valutiamo che certi vescovi non usano nemmeno più l'olio d'oliva per il Crisma(forse nel loro Paese non lo producono?). Come diceva mio nonno : "mei star dla part dal furmanton!" (cioe stare dalla parte più sicura.
Ecco la saggia risposta un Lettore :
"In ogni caso, non è nemmeno di ordine secondario la differenza tra la farina usata per confezionare il Pane Eucaristico e l'Olio per il Crisma, dato il Sacramento diverso (..l'olio NON transustanzia) e le motivazioni addotte per la scelta dell'olio d'oliva (si legga S. Tommaso d'Aquino.. il fatto che ai suoi tempi prendesse posizione a favore dell'olio d'oliva, significa che pratiche difformi eran più che diffuse..).
“ Se certa gente prima di gridare allo scandalo e cercare da che parte stare (..cioè, i falchi della "dottrina pura", che danno più peso a un par di olive piuttosto che all'istituzione divina del Ministero Petrino) sapesse che il Papa AVEVA e HA il potere, DI DIRITTO DIVINO, di stabilire che "...possa essere usato in futuro, secondo le circostanze, anche un olio di altro tipo, che tuttavia sia stato ricavato da piante, in quanto più somigliante all'olio d'oliva...". Il tutto affermato e decretato facendo espressamente uso della propria Autorità Apostolica.
Ma poi ovvio, la prima … che passa per il salotto, forte del formenton del nonno, dell'autorità apostolica del Papa può tranquillamente fare a meno”.
Vediamo come la Tradizione ha indicato di confezionare il Sacro Crisma :
581. Che cosa è il sacro Crisma?
Il sacro Crisma è olio mischiato con balsamo, che il Vescovo ha consacrato il giovedì santo.
582. Che cosa significano l’ olio e il balsamo in questo sacramento?
In questo sacramento, l’olio che si espande e fortifica, significa la grazia abbondante, che si sparge nell’ anima del cristiano per confermarlo nella fede: e il balsamo, che è odoroso e difende dalla corruzione, significa che il cristiano fortificato da questa grazia, è atto a dare buon odore di cristiane virtù e a preservarsi dalla corruzione dei vizi.

Dopo il Concilio Vaticano II nel 1970  il Servo di Dio Papa Paolo VI , in virtù del Diritto Divino, di cui il Romano Pontefice è investito, ha ordinato che il Sacro Crisma, l’Olio degli Infermi e l’Olio dei Catecumeni, possono essere anche confezionati  con altri oli vegetali , nelle località dove non crescono le piante di olivo :
“Dato, poi, che l'olio d'oliva, quale fino ad ora era prescritto per la validità del sacramento, in alcune regioni manca del tutto o può essere difficile procurarlo, abbiamo stabilito, su richiesta di numerosi vescovi, che possa essere usato in futuro, secondo le circostanze, anche un olio di altro tipo, che tuttavia sia stato ricavato da piante, in quanto più somigliante all'olio d'oliva”.
La cosa sarebbe stata “normale” in altri tempi della storia della Chiesa, ad esempio durante i Pontificati di San Pio X , di Pio XI o di Pio XII ... ma nel clima arroventato , sospettoso e  pervaso da  perenne sfiducia nei confronti del Magistero, c’è chi si appiglia alla validità della consacrazione del Sacro Crisma per non accettare il gesto squisitamente ecclesiale di un Sacerdote e di un’intera comunità di cattolici che han fatto cresimare i loro figli dal ... loro Vescovo diocesano anche se i cresimandi avevano frequentato il catechismo nella Fraternità San Pio X.
La stessa teologa-fai-da-te al fine di rigettare quel bel gesto di comunione in sacris, che sicuramente porterà dei buoni frutti nel tempo, ha persino cercato di adombrare l’idea che quell’anziano Vescovo fosse stato infetto di "modernismo" …quindi non idoneo a conferire il Sacramento della Cresima… 
Risum teneatis !
Di fronte a queste assurde enormità sorge urgente la preghiera che quei gruppi di cui noi abbiamo ammirato il grande zelo pastorale possano al più presto accettare la Disciplina Canonica e così la piena comunione ecclesiale al fine di rigettare le pericolosissime idee, maleodoranti di eresie vecchie e nuove, a cui sono esposti per la lontananza da Roma fonte della vera Tradizione vivente.
Maria, Mater Ecclesiae, conduci i Sacerdoti e i fedeli della Fraternità San Pio X sulla strada di Roma dal Successore di Pietro !


AGGIORNAMENTO
Si legga quanto ha scritto l'ottimo CANTUALE ANTONIANUM circa il comunicato della Sala Stampa Vaticana di oggi 16 marzo 2012 alfine di accellerare una buona volta gli eccessivi tentennamenti  della Fraternità San Pio X  che non vuole dare delle risposte alla mano tesa, da troppo tempo, del Papa, Successore di Pietro, pronto a riaccogliere nella piena comunione con Roma quei figlioli un po' troppo gallicani ...