giovedì 28 aprile 2016

L'odio per la Mesopotamia cattolica :Isis distrugge la chiesa dei domenicani a Mosul



L'odio per la Mesopotamia cattolica

L’Isis distrugge la chiesa dei domenicani a Mosul, 
di Giorgio Bernardelli
Nuovo oltraggio per cancellare le tracce di una lunga storia cristiana. 
Il patriarcato caldeo: «I politici iracheni, la comunità internazionale e le autorità religiose si assumano le loro responsabilità»

Ancora un simbolo della presenza cristiana fatto esplodere con la dinamite dal sedicente Stato islamico: da Mosul è giunta la notizia della distruzione della chiesa dei domenicani, la parrocchia latina della grande città del nord dell’Iraq, da quasi due anni nelle mani dei jihadisti. 
Una chiesa costruita nel XIX secolo e testimonianza della lunga storia che lega i domenicani a Mosul.

A confermare le voci che già da ieri pomeriggio circolavano è stato con una nota il patriarcato caldeo. «Abbiamo ricevuto notizia che uomini dello Stato islamico hanno fatto saltare con la dinamite la chiesa latina appartenente ai padri domenicani e situata nel centro di Mosul - si legge nel comunicato -. 
È sconvolgente quanto sta accadendo in Iraq. Condanniamo con forza questo nuovo atto che ha preso di mira una chiesa cristiana, come quelli contro le moschee e gli altri luoghi di culto».

La chiesa domenica di Mosul era l’erede di una lunghissima tradizione: l'ordine dei predicatori era infatti giunto in Mesopotamia già nel XIII secolo e aveva stabilito un suo convento anche a Mosul. 
Con la sconfitta del regno crociato ad Acri nel 1291 tutti i domenicani presenti qui subirono il martirio. Ma cinque secoli dopo papa Benedetto XIV volle ricominciare quella storia; così nel 1750 inviò di nuovo i domenicani a Mosul. 
La chiesa attuale risaliva al 1870 ed era nota soprattutto per il suo campanile con l’orologio, dono dell’imperatrice Eugenia di Francia, la moglie di Napoleone III.

Appare evidente l’intenzione del gesto dell’Isis: cancellare a Mosul persino la memoria della presenza cristiana. 
E vale la pena di sottolineare che questo nuovo episodio sia avvenuto nonostante negli ultimi mesi lo Stato islamico sia stato colpito duramente dai raid aerei in Siria e in Iraq. 
Insieme alle notizie di altre gravi violenze giunte nelle ultime settimane da Raqqa e dalla stessa Mosul, la distruzione della chiesa dei domenicani sembrerebbe dimostrare come un mero indebolimento dello Stato islamico non faccia altro che aumentarne il livello di ferocia, a danno della popolazione civile e dei simboli religiosi.

Proprio per questo il patriarcato caldeo nella sua nota rivolge un nuovo invito alle autorità irachene e alla comunità internazionale a uscire dall’indifferenza.  «I politici iracheni - si legge - cerchino una riconciliazione nazionale autentica, raggiungendo risultati tangibili per il ristabilimento dello Stato di diritto». 
Quanto alla comunità internazionale e alle autorità religiose l’invito è ad «assumersi pienamente le proprie responsabilità e a intraprendere passi seri per porre fine alle guerre e ai conflitti e creare le condizioni per una pace giusta e rispettosa della diversità e del pluralismo in Iraq e nella regione».
  

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mercoledì 27 aprile 2016

Sacerdoti uccisi dai partigiani comunisti



Sacerdoti uccisi dai partigiani comunisti

Elenco parziale dei sacerdoti uccisi dai partigiani comunisti e dimenticati dalla storiografia ufficiale.

Don GIUSEPPE AMATEIS, parroco di Coassolo (Torino), ucciso a colpi d'ascia dai partigiani comunisti il 15 marzo 1944, perché aveva deplorato gli eccessi dei guerriglieri rossi.
Don GENNARO AMATO, parroco di Locri (Reggio Calabria), ucciso nell'ottobre '43 dai capi della "repubblica rossa" di Caulonia.
Don ERNESTO BANDELI, parroco di Bria, ucciso da partigiani slavi a Bria il 30 aprile 1945.
Don VITTORIO BAREL, economo del Seminario di Vittorio Veneto, ucciso il 26 ottobre 1944 da partigiani comunisti.
Don STANISLAO BARTHUS, della Congregazione di Cristo Re (Imperia), ucciso il 17 agosto 1944 perché in una predica aveva deplorato le "violenze indiscriminate dei partigiani".
Don DUILIO BASTREGHI, parroco di Cigliano e Capannone Pienza, ucciso la notte del 3 luglio 1944 da partigiani comunisti che lo avevano chiamato con un pretesto.
Don CARLO BEGHE', parroco di Novegigola (Apuania), sottoposto il 2 marzo 1945 a finta fucilazione che gli produsse una ferita mortale.
Don FRANCESCO BONIFACIO, curato di Villa Gardossi (Trieste), catturato da miliziani comunisti iugoslavi l'11 settembre 1946 e gettato in una foiba rimasta sconosciuta.
Don LUIGI BORDET, parroco di Hóne (Aosta), ucciso il 5 marzo 1946 perché aveva messo in guardia i suoi parrocchiani dalle insidie comuniste.
Don SPERINDIO BOLOGNESI, parroco di Nismozza (Reggio Emilia), ucciso da partigiani comunisti il 25 ottobre 1944.
Don CORRADO BORTOLINI, parroco di Santa Maria in Duno (Bologna), prelevato da partigiani il 1° marzo 1945 e fatto sparire.
Don RAFFAELE BORTOLINI, canonico della Pieve di Cento, ucciso da partigiani la sera del 20 giugno 1945.
Don LUIGI BOVO, parroco di Bertipaglia (Padova), ucciso il 25 settembre 1944 da un partigiano comunista.
Don MIROSLAVO BULLESCHI, parroco di Monpaderno (Diocesi di Parenzo e Pola), ucciso il 23 agosto 1947 da comunisti jugoslavi.
Don TULLIO CALCAGNO (direttore di Crociata Italica, scomunicato), fucilato dai partigiani comunisti a Milano il 29 aprile 1945.
Don SEBASTIANO CAVIGLIA, cappellano della GNR, ucciso il 27 aprile 1945 ad Asti.
Padre CRISOSTOMO CERAGIOLO, o.f.m., cappellano militare decorato al v.m., prelevato il 19 maggio 1944 da partigiani comunisti nel Convento di Montefollonico e trovato cadavere in una buca con le mani legate dietro la schiena.
Don ALDEMIRO CORSI, parroco di Grassano (Reggio E.), ucciso da partigiani comunisti la notte del 22 ottobre 1944 nella sua canonica.
Don FERRUCCIO CRECCHI, parroco di Levigliani (Lucca), fucilato all'arrivo delle truppe di colore nella zona su false accuse dei comunisti del luogo.
Don ANTONIO CURCIO, cappellano dell'11" Btg. Bersaglieri, ucciso il 7 agosto 1941 a Dugaresa da comunisti croati.
Padre SIGISMONDO DAMIANI, o.f.m., ex cappellano militare, ucciso da comunisti slavi a San Genesio di Macerata l'11 marzo 1944.
Don TEOBALDO DAPPORTO, arciprete di Castel Ferrarese (diocesi di Limola), ucciso da un comunista nel settembre 1945.
Don EDMONDO DE AMICIS, cappellano, pluridecorato della prima guerra mondiale, ucciso il 26 aprile 1945 da partigiani comunisti.
Don AURELIO DIAZ, cappellano della Sez. Sanità della Divisione "Ferrara", fucilato nelle carceri di Belgrado nel gennaio del '45 da partigiani "titini".
Don ADOLFO DOLFI, canonico della Cattedrale di Volterra, sottoposto il 28 maggio 1945 a torture che lo portarono alla morte l'8 ottobre successivo.
Don ENRICO DONATI, arciprete di Lorenzatico (Bologna), massacrato il 23 maggio 1945 sulla strada di Zenerigolo.
Don GIUSEPPE DORFMANN, fucilato nel bosco di Posina (Vicenza) il 27 aprile 1945.
Don VINCENZO D'OVIDIO, parroco di Poggio Umbricchio (Teramo), ucciso nel maggio '44 sotto accusa di filo-fascismo.
Don GIOVANNI ERRANI, cappellano militare della GNR, decorato al v.m., condannato a morte dal CLN di Forlì, salvato dagli americani e deceduto in seguito, a causa delle torture subite.
Don COLOMBO FASCE, parroco di Cesino (Genova), ucciso nel maggio del 1945 da partigiani comunisti.
Don GIOVANNI FAUSTI, Superiore generale dei Gesuiti in Albania, fucilato il 5 marzo 1946 perché italiano. 
Con lui furono trucidati ALTRI sacerdoti dei quali non si è mai potuto conoscere il nome.
Padre FERNANDO FERRAROTTI, o.f.m., cappellano militare reduce dalla Russia, ucciso nel giugno 1944 a Champorcher (Aosta) da partigiani comunisti.
Don GREGORIO FERRETTI, parroco di Collevecchio (Teramo), ucciso da partigiani slavi ed italiani nel maggio 1944.
Don GIOVANNI FERRUZZI, arciprete di Campanile (Imola), ucciso da partigiani il 3 aprile 1945.
Don ACHILLE FILIPPI, parroco di Maiola (Bologna), ucciso la sera del 25 luglio 1945 perché accusato di simpatie fasciste.
Don GIUSEPPE GABANA, della diocesi di Brescia, cappellano della VI Legione della Guardia di Finanza, ucciso il 3 marzo 1944 da un partigiano comunista.
Don SANTE FONTANA, parroco di Cornano (Pontremoli), ucciso dai partigiani il 16 gennaio 1945.
Don GIUSEPPE GALASSI, arciprete di S. Lorenzo in Selva (Imola), ucciso il 1° maggio 1945 perché sospetto di filo-fascismo.
Don TISO GALLETTI, parroco di Spazzate Sassatelli (Imola), ucciso il 9 maggio 1945 perché aveva criticato il comunismo.
Don DOMENICO GIANNI, cappellano militare in Jugoslavia, prelevato la sera del 21 aprile 1945 e soppresso dopo tre giorni.
Don GIOVANNI GUICCIARDI, parroco di Mocogno (Modena), ucciso il 10 giugno 1945 dopo sevizie inflittegli nella sua canonica.
Don VIRGINIO ICARDI, parroco di Squaneto (Acqui), ucciso il 4 luglio 1944 a Preto da partigiani comunisti.
Don LUIGI ILARIUCCI, parroco di Garfagnolo (Reggio Emilia), ucciso il 19 agosto 1944 da partigiani comunisti.
Don GIUSEPPE JEMMI, cappellano di Felina (Reggio Emilia), ucciso il 19 aprile 1945 perché aveva deplorato gli "eccessi inumani di quanti disonoravano il movimento partigiano".
Don SERAFINO LAVEZZARI, seminarista di Robbio (Piacenza), ucciso il 25 febbraio 1945 dai partigiani insieme alla mamma e a due fratelli.
Don LUIGI LENZINI, parroco di Crocette (Modena), ucciso da partigiani rossi la notte del 21 luglio 1945.
Don GIUSEPPE LORENZELLI, priore di Corvarola di Bagnone (Pontremoli), ucciso da partigiani il 27 febbraio 1945 dopo essere stato obbligato a scavarsi la fossa.
Don LUIGI MANFREDI, parroco di Budrio (Reggio Emilia), ucciso il 14 dicembre 1944 perché aveva deplorato gli "eccessi partigiani".
Don DANTE MATTIOLI, parroco di Coruzzo (Reggio Emilia), prelevato la notte del 1° aprile 1945 e scomparso per sempre.
Can.Don FERNANDO MERLI, mansionario della Cattedrale di Foligno, ucciso il 21 febbraio 1944 presso Assisi da jugoslavi istigati dai comunisti.
Don ANGELO MERLINI, parroco di Fiamenga (Foligno), ucciso il medesimo giorno dagli stessi, presso Foligno.
Don ARMANDO MESSURI, cappellano delle Suore della S. Famiglia in Marino, ferito a morte da partigiani comunisti e deceduto il 18 giugno 1944.
Don GIACOMO MORO, cappellano militare in Jugoslavia, fucilato dai comunisti "titini" a Micca di Montenegro.
Don ADOLFO NANNINI, parroco di Cercina (Firenze), ucciso il 30 maggio 1944 da partigiani comunisti.
Don SIMONE NARDIN, dei Benedettini Olivetani, tenente cappellano dell'Ospedale Militare "Belvedere" in Abbazia di Fiume prelevato da partigiani jugoslavi nell'aprile 1945 e fatto morire tra sevizie orrende.
Don LUIGI OBID, economo di Podsabotino e San Mauro (Gorizia), prelevato da partigiani e ucciso a San Mauro il 15 gennaio 1945.
Don ANTONIO PADOAN, parroco di Castel Vittorio (Imperia), ucciso da partigiani l'8 maggio 1944 con un colpo di pistola in bocca ed uno al cuore.
Don ATTILIO PAVESE, parroco di Alpe Gorreto (Tortona), ucciso il 6 dicembre 1944 da partigiani dei quali era cappellano, perché confortava alcuni prigionieri tedeschi condannati a morte.
Don FRANCESCO PELLIZZARI, parroco di Tagliolo (Acqui), chiamato nella notte del 10 maggio 1945 e fatto sparire per sempre.
Don POMPEO PERAI, parroco dei SS. Pietro e Paolo di Città della Pieve, ucciso per rappresaglia partigiana il 16 giugno 1944.
Don ENRICO PERCIVALLE, parroco di Varriana (Tortona), prelevato da partigiani e ucciso a colpi di pugnale il 14 febbraio 1944.
Don VITTORIO PERKAN, parroco di Elsane (Fiume), ucciso il 9 maggio 1945 da partigiani mentre celebrava un funerale.
Don ALADINO PETRI, pievano di Caprona (Pisa), ucciso il 27 giugno 1944 perché ritenuto filo-fascista.
Don NAZARENO PETTINELLI, parroco di Santa Lucia di Ostra di Senigallia, fucilato per rappresaglia partigiana l'il luglio 1944.
Don UMBERTO PESSINA, parroco di San Martino di Correggio, ucciso il 18 giugno 1946 da partigiani comunisti.
Seminarista GIUSEPPE PIERAMI, studente di teologia della diocesi di Apuania, ucciso il 2 novembre 1944 sulla Linea Gotica da partigiani comunisti.
Don LADISLAO PISACANE, vicario di Circhina (Gorizia), ucciso da partigiani slavi il 5 febbraio 1945 con altre dodici persone.
Don ANTONIO PISK, curato di Canale d'Isonzo (Gorizia), prelevato da partigiani slavi il 28 ottobre 1944 e fatto sparire per sempre.
Don NICOLA POLIDORI, della diocesi di Nocera e Gualdo, fucilato il 9 giugno 1944 a Sefro da partigiani comunisti.
Don GIUSEPPE PRECI, parroco di Montaldo (Modena), ucciso il 24 maggio 1945 dopo che era stato chiamato ad assistere un morente.
Don GIUSEPPE RASORI, parroco di San Martino in Casola (Bologna), ucciso la notte sul 2 luglio 1945 nella sua canonica sotto accusa di simpatie fasciste.
Don ALFONSO REGGIANI, parroco di Amola di Piano (Bologna), ucciso da marxisti la sera del 5 dicembre 1945.
Seminarista (Beato)ROLANDO RIVI, di Reggio Emilia, di sedici anni, ucciso il 10 aprile 1945 da partigiani comunisti solo perchè indossava la tonaca.
Don GIUSEPPE ROCCO, parroco a Santa Maria, diocesi di S. Sepolcro, ucciso da slavi il 4 maggio 1945.
Padre ANGELICO ROMITI, o.f.m., cappellano degli allievi ufficiali della Scuola di Fontanellato, decorato al v.m., ucciso la sera del 7 maggio 1945 da partigiani comunisti.
Don LEANDRO SANGIORGI, salesiano, cappellano militare decorato al v.m., fucilato a Sordevolo Biellese il 30 aprile 1945.
Don ALESSANDRO SANGUANINI, della Congregazione della Missione, fucilato a Ranziano (Gorizia) il 12 ottobre 1944 da partigiani slavi per i suoi sentimenti di italianità.
Don LODOVICO SLUGA, vicario di Circhina (Gorizia), ucciso insieme al confratello don Pisacane il 5 febbraio 1944.
Don LUIGI SOLARO, di Torino, ucciso il 4 aprile 1945 perché congiunto del Federale di Torino Giuseppe Solaro, anch'egli soppresso. 
Don EMILIO SPINELLI, parroco di Campogialli (Arezzo), fucilato il 6 maggio 1944 dai partigiani sotto accusa di filo-fascismo.
 Padre EUGENIO SQUIZZATO, o.f.m., cappellano partigiano, ucciso dai suoi il 16 aprile 1944 fra Corio e Lanzo Torinese perché, impressionato dalle crudeltà che essi commettevano, voleva abbandonare la formazione.
Don ERNESTO TALE', parroco di Castelluccio Formiche (Modena), ucciso insieme alla sorella l'11 dicembre 1944 perché sospettato di filo-fascismo.
Don GIUSEPPE TAROZZI, parroco di Riolo (Bologna), prelevato la notte sul 26 maggio 1945 e fatto sparire.
Don ANGELO TATICCHIO, parroco di Villa di Rovigno (Pola), ucciso da partigiani iugoslavi nell'ottobre 1943 perché "aiutava troppo gli italiani".
Don CARLO TERENZIANI, prevosto di Ventoso (Reggio Emilia), fucilato la sera del 29 aprile 1945 perché ex cappellano della Milizia.
Don ALBERTO TERILLI, arciprete di Esperia (Frosinone), morto in seguito a sevizie inflittegli dai marocchini eccitati da partigiani nel maggio 1944.
Don ANDREA TESTA, parroco di Diano Borrello (Savona), ucciso il 16 luglio 1944 da una banda partigiana perché osteggiava il comunismo.
Mons. EUGENIO CORRADINO TORRICELLA, della Diocesi di Bergamo, ucciso il 7 gennaio '44 ad Agen (Francia) da partigiani comunisti perché accusato d'italianità.
Don RODOLFO TRCEK, diacono della Diocesi di Gorizia, ucciso il 1° settembre 1944 a Montenero d'Idria da partigiani comunisti.
Don FRANCESCO VENTURELLI, parroco di Fossoli (Modena), ucciso il 15 gennaio 1946 perché inviso ai partigiani.
Don GILDO VIAN, parroco di Bastia (Perugia), ucciso da partigiani comunisti il 14 luglio 1944.
Don GIUSEPPE VIOLI, parroco di Santa Lucia di Madesano (Parma), ucciso il 31 novembre 1945 da partigiani comunisti.
Don ANTONIO ZOLI, parroco di Morra del Villar (Cuneo), ucciso da partigiani comunisti perché durante la predica del Corpus Domini del 1944 aveva deplorato l'odio tra fratelli.

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martedì 26 aprile 2016

Amoris laetitia: il Papa non cita neppure il Card. Müller Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede!

Dopo la pubblicazione dell'Esortazione post sinodale "Amoris laetitia" aumenta la confusione soprattutto sulla delicatissima questione dell'ammissione delle coppie irregolari alla Santa Comunione eucaristica.
Era tutto previsto : da poveri ignoranti lo avevamo profetizzato con mesi di anticipo. 
Alla fine fra furbizie, frasi dette e non dette e giochetti vari ci rimetterà  solo la salute spirituale dei fedeli.
Il Papa, rispondendo recentemente ad una domanda, ha detto  : "Raccomando a tutti voi di leggere la presentazione che ha fatto il cardinale Cardinale "Schönborn, che è un grande teologo. 
Lui è membro della Congregazione per la Dottrina della Fede e conosce bene la dottrina della Chiesa".
Perchè il Papa non invita a rivolgersi direttamente al Prefetto della Congregazione della Congregazione per la Dottrina della Fede Cardinale Gerhard Ludwig Müller responsabile del Dicastero?
AC


Qualcuno ha il numero del cardinale Schonborn?
di Francesco Agnoli
Caro direttore,

è cambiato tutto, o non è cambiato nulla? 
Cosa dice Amoris laetitia? 
Che questa domanda, su cui decine di commentatori si sono confrontati con risposte diverse, sia possibile, è già di per sè un problema. 
Che poi il quid stia, all'interno di un lungo documento, in una nota a piè di pagina, la quale da sola cambierebbe una dottrina e una prassi millenaria, rende le cose molto "curiose". 
Che infine, la risposta di chi la nota l'ha firmata, sia sibillina, trasforma il tutto in rebus indecifrabile.


In passato, richiesto sulla posizione della Chiesa riguardo ai matrimoni gay, papa Francesco preferì rimandare al catechismo della Chiesa cattolica, testo molto chiaro, sebbene poco conosciuto dai giornalisti che lo interrogavano. 
Nella conferenza stampa sul volo di ritorno dall'isola di Lesbo, si è ripetuto qualcosa di simile. 
Così il giornalista: «Alcuni sostengono che niente sia cambiato rispetto alla disciplina che governa l’accesso ai Sacramenti per i divorziati e i risposati, e che la legge e la prassi pastorale e ovviamente la dottrina rimangono così; altri sostengono invece che molto sia cambiato e che ci sono tante nuove aperture e possibilità. La domanda è per una persona, un cattolico che vuole sapere: ci sono nuove possibilità concrete, che non esistevano prima della pubblicazione dell’Esortazione o no?».


Questa la risposta del Papa: «Io potrei dire “si”, e punto. 
Ma sarebbe una risposta troppo piccola. 
Raccomando a tutti voi di leggere la presentazione che ha fatto il cardinale Schönborn, che è un grande teologo. 
Lui è membro della Congregazione per la Dottrina della Fede e conosce bene la dottrina della Chiesa. In quella presentazione la sua domanda avrà la risposta. Grazie!».

Verrebbe da domandare, ingenuamente: ma il prefetto della Congregazione della Fede di alcuni anni orsono, il cardinal Ratzinger, non aveva già dato delle risposte chiare durante il pontificato di Giovanni Paolo II? 
E perché chiedere al cardinal Schönborn, membro della Congregazione per la Dottrina della Fede, e non invece al cardinal Muller, attuale prefetto di quella stessa Congregazione? 
Forse perché avremmo due risposte differenti? 
Ma soprattutto: possibile che dopo un documento così lungo, dopo ben due sinodi, permanga questa confusione dottrinale?

 
È un anno e mezzo che si discute, nella Chiesa, di ciò che non è mai stato considerato discutibile: l'approdo può essere l'incertezza, la divisione tra cardinali, vescovi e preti che danno interpretazioni diverse?

 
A forza di fughe in avanti, retromarce, sinodi ordinari e straordinari, interviste aeree e terrestri, distinzioni sottilissime tra dottrina e pastorale... siamo ancora a non aver capito se è possibile o meno rompere la comunione con coniuge e figli, vivere nel contempo una nuova relazione, e ciononostante rimanenere in comunione con Cristo.

Proviamo a ricostruire brevemente alcuni fatti:

1) il Sinodo del 2014 viene anticipato da una relazione del cardinale Walter Kasper, al Concistoro del febbraio 2014, nella quale si introduce, riguardo alla dottrina insegnata dai papi precedenti, una evidente novità: la formulazione di vari casi in cui l'indissolubilità del matrimonio perderebbe, diciamo così, un po' di smalto. 
Indissolubilità solubile, diciamo. 
Ma qual'è la posizione del papa? Sembra, da alcune dichiarazioni, che egli sia in accordo con Kasper, per anni avversario di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, elogiato in più occasioni, sin dalla sua elezione, da papa Francesco. Ma da altre dichiarazioni sembrerebbe il contrario, dal momento che il Papa prende le distanze dalla casistica, sostenendo appunto che non si può farne una questione di singoli casi (Gesù «non era un fariseo casistico moralista», predica a santa Marta del 26 giugno 2014; «A me non è piaciuto che tante persone, anche di chiesa, preti, hanno detto 'Ah il sinodo per dare la comunione ai divorziati', e sono andati proprio lì, a quel punto. Io ho sentito come se tutto si riducesse a una casistica... E io non vorrei che si cadesse in questa casistica...», conferenza stampa in volo dalla Terra Santa a Roma, 26 maggio 2014).

2) In effetti, nel Vangelo, quando Cristo parla del matrimonio indissolubile, lo fa con poche, chiarissime ed inequivocabili parole. 
La fedeltà e l'amore cristiano hano proprio questa caratteristica: non patiscono eccezioni. 
Che poi ci siano casi singoli, storie individuali, questo è ovvio, ma si è sempre pensato che a leggere nel profondo dei cuori possa essere solo Dio (a cui la Chiesa non potrà mai strappare la parola definitiva, e che certamente rovescerà tanti giudizi umani)

3) Esce una Relatio intermedia, a cura di mons. Bruno Forte, a metà del Sinodo del 2014: in essa vi sono aperture alla comunione ai divorziati che vivono stabilmente una relazione adulterina, aperture sul matrimonio gay... 
Si viene a sapere, grazie alle domande di alcuni giornalisti e alle dichiarazioni di alcuni cardinali - Napier ed Erdo su tutti - che la Relatio è un falso. (Sottolineatura nostra N.d.R.)
L'hanno scritta mons. Bruno Forte e padre Antonio Spadaro, senza per nulla rispecchiare il parere e le idee dei padri sinodali.
Non un buon inizio per una consultazione che dovrebbe essere franca, aperta, libera. 
Ciò che è accaduto rivela un fatto: coloro che hanno avuto il compito di gestire il Sinodo hanno una posizione ben chiara.
Portano avanti il loro pensiero, costi quello che costi, non quello dei padri. Senza...

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sabato 23 aprile 2016

Papa Francesco a Lesbo ha preferito salvare i figli altrui e non i propri arrampicandosi su scuse burocratiche: terribile!

Ci siamo già occupati (QUI) dei freddi, inumani e a-cristiani "calcoli della mente - che - valgono più del cuore" nell'Isola di Lesbo sabato 16 aprile scorso.
 "Se taceranno loro grideranno le pietre" : sono difatti  i fedeli, la fanteria della Chiesa, con i loro rudimentali mezzi a gridare lo scandalo : il Papa "ha  dato il ben servito, (alle famiglie dei profughi cristiani) preferendo ai cristiani i musulmani (con tutto il rispetto per tali creature)".
Terribile!
Un padre che ha preferito salvare i figli altrui preferendoli ai propri figli e pure adducendo scuse di carattere burocratico. 
Tutto questo è inaudito! 
Dove sta andando la Santa Chiesa Cattolica?
AC



Lesbo, parlano i cristiani abbandonati da Bergoglio: 
“Ha scelto solo gli islamici”

A dimostrazione del disegno portato avanti dal Papa  e dai suoi corifei di Sant’Egidio, la ... organizzazione per la confusione religiosa e l’islamizzazione dell’Europa, la storia di Roula e Malek Abo, gli unici due cristiani presenti nel campo profughi di Lesbo visitati dal Papa. ....( in verità nell'isola di Lesbo i cristiani erano assai più cristiani :  lo abbiamo visto nel filmato tv. 
Se poi contiamo anche i cristiani buttati a mare o sgozzati dai "fratelli islamici" per evitare che abbiano raggiunto le coste greche o italiane... il numero cresce assai. N.d.R.)


I due sono fratello e sorella.
Sono cristiani dalla Siria, e quindi, gli unici veri profughi in fuga dalla persecuzione islamica.



Ebbene, i due, dopo essere stati selezionati per essere portati in Vaticano tra i 12 che poi sono saliti sull’aereo di Bergoglio, su quell’aereo non sono mai saliti.

Lo raccontano in un’intervista al MailOnline. nella quale si dicono ‘delusi’ da Bergoglio.
"Delusi dal Papa a Lesbo: fratello e sorella, cristiani, hanno rivelato che avevano avuto comunicazione che sarebbero stati salvati dal Santo Padre che  invece li ha lasciati nell'isola dicono per rispettare l'accordo UE di ri-inviare i migranti in Turchia. ( risum teneatis N.d.R.)

Roula e Malek Abo erano fuggiti dalla Siria temendo per la loro vita perchè certamente l' ISIS li avrebbe uccisi a causa loro fede.
I fratelli hanno intrapreso un pericolosissimo viaggio a Lesbo, dove sono stati bloccati.
Pensavano che la loro vita sarebbe cambiata in positivo dopo il passaggio che era stato offerto loro a Roma assieme al Papa.
Ma poichè sono arrivati ​​il ​​1 ° aprile - 10 giorni dopo accordo UE per inviare le domande di asilo dei profughi che arrivano in Grecia dalla Turchia posteriore, sono stati confinati nell'isola.
Il portavoce della Comunità Sant'Egidio ha definito il caso : " deplorevole  per i  nostri fratelli "
Ha poi aggiunto che la decisione finale su chi è stato scelto (sembra che stiamo parlando di storie di un campo di concentramento N.d.R...)  è stata presa del Vaticano, che ha rifiutato di commentare.
Né il Vaticano o la Comunità confermerebbero il processo di selezione dei profughi.
Il portavoce Massimiliano Signifredi chiamato l'incidente 'deplorevole' - aggiungendo: 'Il problema  è tre siriani sono arrivati ​​qui dopo la scadenza 20 marzo cioè ​​poco dopo l'accordo tra l'Unione europea e la Turchia".

Il portavoce ha aggiunto: 'Il nostro staff è andato a Lesbo e ha parlato con le persone che sono state selezionate. Ma tutto è deciso dal Vaticano".

'La domanda perché il Papa ha preso solo i musulmani è difficile da capire e lui credo ci abbia sofferto,  perché avrebbe voluto fare qualcosa anche per i cristiani come il capo della Chiesa cattolica. Ma non poteva perché c'è questo accordo internazionale [con l'UE] '.

Il Vaticano ha rifiutato difatti di commentare.

Ancora scossa sopra il suo sogno di essere così crudelmente tratteggiata, Roula dovuto guardare le tre famiglie fortunate imbarcarsi su un aereo per una nuova vita in Europa, mentre lei e suo fratello sono stati lasciati alle spalle per affrontare un futuro incerto in Grecia.

Papa Francesco, che è figlio di immigrati italiani in Argentina, ha detto che la decisione di prendere una dozzina di profughi in Italia è stato un gesto di buona volontà per dare un esempio al mondo di estendere la mano dell'amicizia durante la crisi dei migranti in Europa.

Essi sono ospitati a Roma da Sant'Egidio, che ha portato 250 siriani in Italia da marzo.

Roula, suo fratello, 28 anni, e un terzo uomo, il loro amico Samir, anche 28, da Damasco, dice un giorno o due prima che il Papa è arrivato sono stati avvicinati da tre volontari che si ritiene essere di Sant'Egidio.

Ha spiegato: 'Hanno detto che ci avrebbero portati in Italia, fare le valigie e di incontrarli la prossima giornata.
'E' stato tutto così segreto - non hanno annunciano a nessuno e ci hanno detto di mantenere il segreto.

'Sembrava così non ufficiale - non sapevamo chi fossero o se si sarebbe davvero portarci', ha aggiunto Roula.

'Ho pensato che potrebbe essere trafficanti di organi - non avevamo idea.'

Samir non ha avuto questi dubbi quando è stato avvicinato, però.

'Ero così eccitato all'idea di andare in Italia - è stato un tale sollievo,' ha detto. 'Mi hanno offerto il mio futuro su un piatto, e poi 24 ore più tardi lo hanno portato via.

'Mi avevano anche detto che dopo pochi mesi avrei potuto ricongiungersi con la mia famiglia e avrebbero organizzato tutto loro stessi : facendo in modo di far venire i nostri familiari  da Damasco per farli vivere con noi in Italia.'

Ma il giorno dopo i due fratelli cristiani hanno ricevuto la notizia sconvolgente che i loro posti erano stati destinati a un'altra famiglia.

Il motivo per cui è stata data era perché erano arrivati ​​in Grecia dopo la scadenza 20 marzo per il recente accordo UE.

Il Papa ha detto ai giornalisti sull'aereo di ritorno da Lesbo che era stata l'idea di uno dei suoi collaboratori e che aveva subito accettato : 'Ho sentito che lo spirito stava ci stava parlando ', ha detto, aggiungendo che 'tutto è stato fatto secondo le regole ", con documenti forniti dall'Italia, dal Vaticano e dalla Grecia.

Alla domanda sul perché coloro che sono stati portati con l'aereo papale a Roma erano tutti musulmani, il Papa ha risposto che i documenti di una famiglia cristiana, originariamente comparsa sulla lista, non erano in regola secondo le nuove norme UE ( andate in vigore da poco. Quando si dice sfortuna... sempre e solo per un cristiano... N.d.R.).

Tutti i 12 migranti provenienti da tre famiglie hanno parlato della loro gioia per essere a Roma , per avere ricevuto  loro appartamenti e per ricevere le  lezioni di italiano.

'E' stata una sensazione incredibile [abbandonare la famiglia nel campo profughi in Lesbo] perché questo era il nostro grande sogno ', ha detto Hasan,un progettista 31nne di giardini che è fuggito dopo che il regime siriano ha cercato di farlo arruolare forzatamente nell'esercito. 
Ora è a Roma con il figlio Riad e la moglie, Nour.

'Quando siamo venuti qui per tutti la Comunità Sant'Egidio è stata molto gentile e disponibile. 
Ora abbiamo un nostro appartamento che è solo per noi.

Siamo stati trattati molto, molto bene.
Ora ci sentiamo veramente al sicuro. "


Fonte : Vox new