sabato 25 giugno 2016

Brexit : uno shock salutare per l’Unione Europea per la riaffermazione di quei valori cristiani fondamentali che sono stati ormai troppo a lungo calpestati

Il Papa, il Successore dell'Apostolo Pietro disconstandosi dalle elites, dai potentati, dai "capitani d'industria", dai "commentatori" unilaterali ecc ecc con poche parole ha riaffermato il sacrosanto concetto della sovranità popolare : "Il voto sulla Brexit «è la volontà del popolo».
Il Sommo Pontefice ha poi aggiunto «È stata la volontà espressa dal popolo e questo chiede a tutti noi una grande responsabilità per garantire il bene del popolo del Regno Unito e anche il bene e la convivenza di tutto il continente europeo».
(QUI l'articolo)
Sconfitti gli economisti, sconfitti i soloni del “diritto europeo”, sconfitti semplicemente dal popolo inglese, da quell’Inghilterra rurale ed operaia che ha dimostrato maggior lucidità della classe arrogante dei “giovani laureati” che tutto vorrebbero decidere in virtù di non si sa bene quale diritto di primogenitura a lei dovuta.
Brexit, Juncker ora minaccia: "Non è divorzio consensuale"
Bruxelles al lavoro per rendere il più doloroso possibile il divorzio di Londra. Punta così a dissuadere altri paesi a lasciare l'Ue.
Speriamo che in Inghilterra la parte ancora sana della nazione si renda conto dei valori profondi che sono in ballo, che la rottura provocata da questo giusto scatto d'orgoglio, tipicamente inglese e british, coinvolge una dimensione trascendente, chiama alla lotta per la riaffermazione di quei valori cristiani fondamentali che sono stati ormai troppo a lungo calpestati.
Per quale motivo dovremmo essere affezionati alle leadership della folta burocrazia europea che, ad esempio, in occasione della recente apertura della Galleria del San Gottardo hanno speso tanti soldini per realizzare lo spettacolo inaugurale di "35 minuti frenetici ma forse non comprensibili facilmente a tutti".
Noi non affermiamo che la cerimonia inaugurale del tunnel del San Gottardo sia stata una "consacrazione satanica" (anche se le immagini  dello spettacolo ci fa pensare che la regia abbia voluto tingerlo di occulto ) : ognuno ne risponderà davanti a Dio e alla propria coscienza. 
Sommessamente invece diciamo che tanti soldi sarebbero potuti esser stati spesi assai meglio investendo, ad esempio, sulla cultura musicale, offrendo un concerto per valorizzare le giovani risorse musicali europee.
Invece i "35 minuti frenetici ma forse non comprensibili facilmente a tutti" non hanno infatti aiutato le sane istituzioni artistiche europee ma solo la burocrazia delle elites con le loro agenzie e con i loro centri di potere.
Riprendendo la chiara risposta del Papa che la vittoria del Brexit «è la volontà del popolo» vogliamo pregare affinchè la fionda (il vittorioso Brexit del Regno Unito) del piccolo e sbarbatello Davide possa ferire e far cadere il gigante Golia ( l'arrogante burocrazia della UE) a beneficio della povera, normale e umile gente d'Europa: quel popolo (sovrano sulle elites burocratiche ) che oggi il Papa ha opportunamente citato.
AC

venerdì 24 giugno 2016

Ritrovato il corpo del martire Giovan Battista Sidoti ucciso "in odium fidei" a Tokio il 16 novembre 1715


Ritrovati i resti "l'ultimo missionario del Sol Levante"

L’abate Giovan Battista Sidoti, sbarcato sull’isola di Yakushima il 10 ottobre del 1708 e morto a Tokyo martire il 16 novembre del 1715.
Le sue ossa – conferma il governo nipponico – sono state trovate nel luglio del 2014 nella capitale vicino a quelle di due coniugi giapponesi: il sacerdote palermitano è stato ucciso 300 anni fa per aver battezzato i suoi custodi Chosuke e Haru, cui spetterà la stessa fine.
Quando Sidoti sbarca nel Sol Levante, il Giappone da quasi un secolo ha chiuso i confini a qualunque straniero. Per chi si professa cristiano o, peggio, fa opera di evangelizzazione, è prevista la pena di morte. I martiri sono diverse centinaia: di molti non si conosce nemmeno il nome.
Giovan Battista ha 40 anni, con la fregata Santa Trinidad, costruita per questo viaggio da alcuni benefattori di Manila, dopo due mesi di navigazione finalmente calpesta il suolo dell’isola. Ha con sé un altare portatile, gli oli sacri, il breviario, un’immagine della Madonna del Dito, il crocefisso appartenuto al gesuita Padre Marcello Mastrilli martirizzato in Giappone e le credenziali che attestano che è mandato dal Papa. Vuole vedere l’Imperatore. Vuole che il Giappone apra i confini ai cristiani e permetta di annunciare Cristo.
Cosa lo porta a questo viaggio che si concluderà con il martirio?
Sette anni prima, il giovane sacerdote in servizio alla Curia Romana chiede a Papa Clemente XI di essere inviato in Giappone a riprendere la missione interrotta dalla persecuzione. Ha letto le vite e i resoconti di chi si è speso per evangelizzare l’Oriente, primi tra tutti i missionari gesuiti, e desidera ardentemente rompere l’isolamento di un popolo che non può conoscere Gesù.
Il Papa acconsente ma lo invita a fermarsi a Manila dove aspettare il tempo propizio per entrare in sicurezza in Giappone.
Dopo circa un anno di viaggio, circumnavigando l’Africa e facendo tappa in India, Giovan Battista Sidoti arriva finalmente a Manila. Qui vive quattro anni lasciando un segno profondo nella comunità cristiana. Riportano le testimonianze del tempo che si dedica al Vangelo “insegnando la Dottrina Cristiana ai fanciulli, predicando al popolo, sentendo notte e giorno le confessioni, assistendo a ben morire ogni sorta di infermo, accettando l’elemosina per impiegarla a sollievo dei poveri” vive in una piccola stanza dell’Ospedale stando vicino ai malati, fonda un collegio per l’educazione dei bambini e un Seminario intitolato a San Clemente in omaggio a Papa Clemente XI.
Ma non dimentica lo scopo che lo ha fatto partire e trova il tempo per continuare a studiare la difficile lingua giapponese. A Manila ci sono infatti molti cristiani che hanno lasciato il Giappone per non essere uccisi, e Giovan Battista si fa insegnare da loro la lingua per annunciare Gesù nella terra che tanti cristiani hanno lasciato.
L’arcivescovo della capitale filippina e il popolo non vogliono che parta, ma si piegano prendendo atto di quanto è forte nel missionario il desiderio di completare il viaggio.
Lo ritroviamo solo nell’inconsueto abito (travestito da samurai) vicino ai contadini che, ben più bassi di lui, lo identificano subito come straniero e per questo fuorilegge. Dopo vari e duri spostamenti viene trasferito a Edo (il nome dell’attuale città di Tokyo), dove deve essere processato. Lo Shogun incarica per questo scopo una persona di fiducia, un uomo di cultura, un neoconfuciano: Arai Hakuseki.
Arai si trova davanti un pozzo di sapienza e di scienza a cui attingere, un uomo che paziente risponde alle sue domande. Ci lascia così tre volumi che trascrivono le risposte di Sidoti negli interrogatori e che vanno dalla geografia alla politica, dai governi del resto del mondo alla fede, un prezioso documento.
Il primo, il più importante per il Giappone, è “Notizie dell’Occidente” (Seyko Kibun), uno strumento fondamentale per capire cosa accade oltre i confini che lo hanno chiuso al resto del mondo.
La trascrizione che fa Arai dell’interrogatorio di Giovan Battista ci tratteggia la fede e la santità di quest’uomo, fino al racconto del martirio. Descrive come si è sistemato nella prigionia: “Ritagliò una croce usando carta rossa e la incollò alla parete verso ovest. Ai piedi di quella croce recitava le preghiere della sua fede”.
Terminato l’interrogatorio Arai Hakuseki riferisce allo Shogun analizzando le tre soluzioni possibili: morte, prigionia o rimpatrio, e propone quest’ultima anche se contraria a quanto afferma la legge. Lo Shogun decide invece di tenerlo prigioniero per sempre. Ordina a due coniugi, Chosuke e Haru, di servirlo. I due hanno già accudito durante la prigionia il gesuita p. Giuseppe Chiara, di cui sono stati catecumeni.
Proprio il battesimo dei due custodi gli procura una condanna ancor più grave: viene calato in una fossa, un pozzo quadrato profondo quattro metri con una piccola apertura ed uno spazio angusto in cui stare. Poca luce, poca aria, poco cibo.
Muore dopo sei mesi come pure i due coniugi convertiti. Come ha vissuto gli ultimi momenti del martirio? Anche qui ci affidiamo alla cronaca che ne fa Arai Hakuseki: “Allora si rivelarono i veri sentimenti del Romano, a gran voce chiamava per nome i due coniugi e, rafforzando la loro fede, li esortava a non mutare i loro propositi anche a costo della vita. Questo egli faceva giorno e notte”.
Fedeltà e coraggio: guardare sempre alla propria origine, alla propria missione, e per questo non temere per la propria vita.
Viene sepolto vicino al luogo del martirio nell’area chiamata Kirishitan Yashiki, Residenza dei Cristiani, dove sono stati martirizzati tanti cristiani che non si sono piegati alle torture e non hanno ripudiato la fede in Gesù Cristo. Accanto a lui i due coniugi/custodi. Così sono stati ritrovati nel mese di luglio del 2014.
L’esame del DNA conferma l’identità dei protagonisti della strana sepoltura: sono due Giapponesi, un uomo e donna, con un italiano che anche per età e altezza corrisponde all’abate Giovan Battista Sidoti.

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martedì 21 giugno 2016

Nostro dovere cristiano: difendere il Consacrato, l'Unto del Signore!

Potremmo trovare mille motivazioni, anche valide, per biasimare l'opera di un Consacrato e per abbandonarlo  inesorabilmente alla Giustizia Divina ed al disprezzo umano.
La sacra unzione crismale non conferisce infatti l'immunità ad un sacerdote indegno.
Il Sacro ordine presbiterale non immette i Consacrati in una casta di intoccabili tantè che essi vengono tentati dal diavolo mille volte di più di un laico e quando peccano lo fanno con una determinazione assai

venerdì 17 giugno 2016

Il Papa "La cultura del provvisorio...Eppure davvero dico che ho visto tanta fedeltà in queste convivenze... hanno la grazia del matrimonio"

"...Ma nulla è paragonabile al realismo evangelico, che non si ferma alla descrizione delle situazioni, delle problematiche – meno ancora del peccato – ma che va sempre oltre e riesce a vedere dietro ogni volto, ogni storia, ogni situazione, un’opportunità, una possibilità. 
Il realismo evangelico si impegna con l’altro, con gli altri e non fa degli ideali e del “dover essere” un

giovedì 16 giugno 2016

martedì 14 giugno 2016

Felice ha visto il fulmine a febbraio?

Da un blog autenticamente cattolico prendiamo, come abbiamo fatto in tante altre occasioni, una seria riflessione di un fine e devoto teologo.
Queste serie considerazioni  possano aumentare , a mo' di  medicina, il dosaggio della nostra preghiera e della nostra penitenza.

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Sono passati sedici secoli e mezzo da quando l'imperatore (Costanzo) fece Cesare con le cose di Dio, imponendo la propria

Incompiutezza (del semplice pensiero cristiano)

Non ci piacciono le liste di proscrizione. Ci fanno rabbrividire: “Froscio, froscio
E’ l’insulto,  spesso associato al