mercoledì 27 maggio 2015

Quinto Centenario della nascita di San Filippo Neri : le parole del Papa

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER IL QUINTO CENTENARIO DELLA NASCITA DI SAN FILIPPO NERI

Al Reverendo P. Mario Alberto Avilés, c.o.
Procuratore Generale della Confederazione dell’Oratorio di San Filippo Neri

Il quinto centenario della nascita di san Filippo Neri, nato a Firenze il 21 luglio 1515, mi offre la felice occasione di unirmi spiritualmente all’intera Confederazione dell’Oratorio, per ricordare colui che ha vissuto per sessant’anni nell’Urbe meritando l’appellativo di “Apostolo di Roma”. Il suo percorso esistenziale è stato profondamente segnato dal rapporto con la persona di Gesù Cristo e dall’impegno di orientare a Lui le anime affidate alla sua cura spirituale; in punto di morte raccomandava: «Chi cerca altro che Cristo, non sa quel che si voglia; chi cerca altro che Cristo, non sa quel che dimandi». 
Da questa fervida esperienza di comunione con il Signore Gesù nasceva l’Oratorio, realtà ecclesiale caratterizzata da intensa e gioiosa vita spirituale: preghiera, ascolto e conversazione sulla Parola di Dio, preparazione a ricevere degnamente i Sacramenti, formazione alla vita cristiana attraverso la storia dei Santi e della Chiesa, opere di carità a favore dei più poveri.

Grazie anche all’apostolato di san Filippo, l’impegno per la salvezza delle anime tornava ad essere una priorità nell’azione della Chiesa; si comprese nuovamente che i Pastori dovevano stare con il popolo per guidarlo e sostenerne la fede. 
Filippo fu guida di tanti, annunciando il Vangelo e dispensando i Sacramenti. In particolare, si dedicò con grande passione al ministero della Confessione, fino alla sera del suo ultimo giorno terreno. La sua preoccupazione era quella di seguire costantemente la crescita spirituale dei suoi discepoli, accompagnandoli nelle asperità della vita e aprendoli alla speranza cristiana. 
La sua missione di “cesellatore di anime” era favorita certamente dall’attrattiva singolare della sua persona, contraddistinta da calore umano, letizia, mitezza e soavità. 
Queste sue peculiarità trovavano la loro origine nell’ardente esperienza di Cristo e nell’azione dello Spirito divino che gli aveva dilatato il cuore.

Padre Filippo, nel suo metodo formativo, seppe servirsi della fecondità dei contrasti: innamorato dell’orazione intima e solitaria, egli insegnava nell’Oratorio a pregare in fraterna comunione; fortemente ascetico nella sua penitenza anche corporale, proponeva l’impegno della mortificazione interiore improntata alla gioia e alla serenità del gioco; appassionato annunciatore della Parola di Dio, fu predicatore tanto parco di parole da ridursi a poche frasi quando lo coglieva la commozione. Questo è stato il segreto che fece di lui un autentico padre e maestro delle anime. 
La sua paternità spirituale traspare da tutto il suo agire, caratterizzato dalla fiducia nelle persone, dal rifuggire dai toni foschi ed accigliati, dallo spirito di festosità e di gioia, dalla convinzione che la grazia non sopprime la natura ma la sana, la irrobustisce e la perfeziona.

San Filippo Neri rimane inoltre un luminoso modello della missione permanente della Chiesa nel mondo. 
La prospettiva del suo approccio al prossimo, per testimoniare a tutti l’amore e la misericordia del Signore, può costituire un valido esempio per vescovi, sacerdoti, persone consacrate e fedeli laici. Fin dai primi anni della sua presenza in Roma, egli esercitò un apostolato della relazione personale e dell’amicizia, quale via privilegiata per aprire all’incontro con Gesù e il Vangelo. Così attesta il suo biografo: «Si accostava alla spicciolata ora a questo, ora a quello e tutti divenivano presto suoi amici». 
Amava la spontaneità, rifuggiva dall’artificio, sceglieva i mezzi più divertenti per educare alle virtù cristiane, al tempo stesso proponeva una sana disciplina che implica l’esercizio della volontà per accogliere Cristo nel concreto della propria vita. 
Sua profonda convinzione era che il cammino della santità si fonda sulla grazia di un incontro — quello con il Signore — accessibile a qualunque persona, di qualunque stato o condizione, che lo accolga con lo stupore dei bambini.

Lo stato permanente di missione della Chiesa richiede a voi, figli spirituali di san Filippo Neri, di non accontentarsi di una vita mediocre; al contrario, alla scuola del vostro Fondatore, siete chiamati ad essere uomini di preghiera e di testimonianza per attirare le persone a Cristo. 
Ai nostri giorni, soprattutto nel mondo dei giovani, tanto cari a Padre Filippo, c’è un bisogno grande di persone che preghino e sappiano insegnare a pregare. Con il suo «intensissimo affetto al Santissimo Sacramento dell’Eucaristia, senza del quale non poteva vivere» — come dichiarò un teste al processo di canonizzazione — egli ci insegna che l’Eucarestia celebrata, adorata, vissuta è la fonte a cui attingere per parlare al cuore degli uomini. Infatti, «con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia» (Evangelii gaudium, 1). 
Questa gioia, caratteristica dello spirito oratoriano, sia sempre il clima di fondo delle vostre comunità e del vostro apostolato.

San Filippo si rivolgeva affettuosamente alla Madonna con l’invocazione «Vergine Madre, Madre Vergine», convinto che questi due titoli dicono l’essenziale di Maria. 
Vi accompagni Lei nel cammino di una adesione a Cristo sempre più forte e nell’impegno di uno zelo sempre più vero nel testimoniare e predicare il Vangelo. 
Mentre vi chiedo di pregare per me e per il mio ministero, accompagno queste riflessioni con una speciale Benedizione Apostolica, che imparto di cuore a tutti i membri delle Congregazioni oratoriane, ai laici degli Oratori secolari e a quanti sono associati alla vostra famiglia spirituale.

Dal Vaticano, 26 maggio 2015

Franciscus

© Copyright - Libreria Editrice Vaticana

lunedì 25 maggio 2015

Il "Gloria" di Perosi in San Pietro per la Pentecoste 2015

Domenica di Pentecoste alla Messa di Papa Francesco nella Basilica Vaticana la Cappella Musicale Pontificia Sistina sotto la direzione del Maestro Mons. Massimo Palombella ha eseguito il Gloria dalla Missa Pontificalis Prima di Lorenzo Perosi.
Organista l'esimio Maestro Juan Paradell Solé. 
(Il Video della celebrazione papale QUI )
Quel Gloria era assente da San Pietro da domenica, 24 settembre 1972, nel Centenario della nascita di Mons. Lorenzo Perosi quanto fu eseguito in contesto di musiche "ceciliane" e perosiane durante la Messa Papale presieduta da Papa Paolo VI.
La Messa del 24 settembre 1972 è stata memorabile particolarmente per quelli si sentivano traditi dal nuovo corso post conciliare che aveva, di fatto, distrutto uno dei più grandi patrimoni dell'umanità : la musica sacra cattolica.
La celebrazione di Papa Paolo VI fu una boccata d' ossigeno per l'ansimante movimento Ceciliano e per tutti coloro che volevano leggere gli avvenimenti liturgici post conciliari nell'ottica di una sana ermeneutica della continuità poi sviluppata dal genio di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI.
Avemmo modo di scrivere : «... il “popolo” dei cantori dei cori “ceciliani” italiani affollò la Basilica di San Pietro per la Messa Papale conclusiva del loro Congresso straordinario.
Quella folla a servizio dell'ideale e dela Bellezza nella Liturgia provocò un brivido paura negli scatenati innovatori liturgici che, appellandosi alla loro idea del “Concilio” dopo aver umiliato e flagellato la Santa Liturgia, avrebbero fariseicamente diagnosticato la fine della “Musica Sacra” .
... Medesimo entusiasmo fu registrato a Loreto a conclusione della XII Edizione ( l'anno "perosiano" 1972 ) della Rassegna Cappelle Musicali - ideata e curata nel 1960 dall'indimenticabile Comm.Augusto Castellani di Loreto . Alla Messa conclusiva della Domenica in albis 9 aprile dovettero chiudere le porte della Basilica perché una folla incontenibile era accorsa, fra cui cantori di altri cori che non avevano partecipato alla Rassegna, perché si eseguiva la Missa Pontificalis Prima di Perosi ».

Dall'Omelia della Messa Papale del 24 settembre 1972 del Beato Paolo VI, grande appassionato di musica sacra, il ricordo del grande Maestro tortonese :
LE MIRABILI COMPOSIZIONI DI UN GRANDE GENIO

Vogliamo ora dirvi una parola di plauso e di riconoscenza per il fatto che il vostro Congresso intende commemorare il centenario della nascita del grande, indimenticabile Monsignor Lorenzo Perosi, Maestro Direttore Perpetuo della nostra Cappella Sistina.

Questo centenario cade in un momento molto importante per la Chiesa. Il Maestro Perosi è stato, con la sua meravigliosa vena musicale, il fulcro del rinnovamento liturgico promosso dal nostro Predecessore san Pio X. Fu Monsignor Perosi, che con le sue mirabili composizioni e con l’influsso del suo genio riportò la musica sacra ad essere espressione sincera e degna del culto divino, liberandola da un certo decadentismo, che in alcuni casi l’aveva colpita nel periodo a lui immediatamente precedente.

Perosi seppe attuare alla perfezione la linea direttiva che san Pio X esprimeva nel Motu proprio «Tra le sollecitudini», con queste parole: «La musica sacra deve . . . possedere nel grado migliore le qualità che sono proprie della liturgia, e precisamente la santità, la bontà delle forme e . . . l’universalità» (Tra le sollecitudini, 2).

Nel rinnovamento liturgico, voluto dal Concilio, a noi pare che Lorenzo Perosi abbia ancora qualcosa da dire ai cultori della musica sacra. E anzitutto questo: il culto del Signore, le sante parole che velano il «mistero», e pur rivelano, in qualche modo, le tremende affascinanti realtà soprannaturali, devono essere rivestite di forme musicali perfette, quanto è possibile ad una creatura. Il genio è dono di Dio; e Dio distribuisce i suoi doni secondo la sua volontà. Ma anche quando la mente umana non può assurgere a quel supremo fastigio, non si può né si deve trascurare sforzo alcuno per raggiungere quella perfezione di forme e di sacralità, che conviene alla musica di chiesa. Inoltre, è necessario che il musicista, nella ricerca di nuove espressioni, tenga conto del momento della celebrazione, del luogo sacro, dell’assemblea, della maestà divina a cui si rivolge e per cui scrive il suo brano musicale, e insieme delle tradizioni della Chiesa, della quale Lorenzo Perosi fu un servo buono e fedele, consacrando ad essa tutta la sua vena artistica e tutta la sua vita.

Ecco perché Ci sembra doveroso che la Chiesa ricordi solennemente questo suo sacerdote e proponga la sua arte, il movente della sua ispirazione musicale, la sua dedizione, alla attenta riflessione di quanti oggi mettono i propri talenti artistici al servizio del Culto divino.

sabato 23 maggio 2015

Le Sentinelle in piedi a Tolentino ( 23 maggio 2015)

Tolentino ( MC ) Piazza della Libertà Sabato 23 maggio ore 17 

SENTINELLE IN PIEDI

Beata Vergine di Loreto, prega per noi.
San Nicola da Tolentino, prega per noi.



Foto : Traslazione della Santa Casa di Loreto con San Nicola da Tolentino

venerdì 22 maggio 2015

Pentecoste e testimonianza all'unica, vera fede : "i santi martiri messicani, che diedero la vita per non rinnegare Cristo"

Alla vigilia della Santissima Pentecoste, "rilanciamo" un Articolo de I Tempi di due giorni fa sulla memoria liturgica dei Santi Martiri Messicani, più conosciuti come Cristeros .


Oggi la Chiesa ricorda i santi martiri messicani, che diedero la vita per non rinnegare Cristo

di Emanuele Boffi

Si festeggiano oggi don Cristobal Magallanes Jara e altri suoi 25 compagni, fucilati dal governo massone nel 1927. Qui la storia dei cristeros


Oggi la Chiesa ricorda la figura di don Cristobal Magallanes Jara e di altri suoi 25 compagni, uccisi in Messico durante la persecuzione del governo contro i cristiani nei primi anni del Novecento.

Don Cristobal, nato a Totatiche il 30 luglio 1869, fu un semplice sacerdote e missionario tra gli indigeni “huichole” dove compì il suo apostolato, in particolare tra i giovani, suscitando innumerevoli vocazioni sacerdotali. Quando fu chiuso il seminario di Guadalajara, ne fondò uno nuovo non arrendendosi mai di fronte alle persecuzioni. Proprio per la sua ostinazione e fede fu fucilato il 25 maggio 1927. Giovanni Paolo II ha canonizzato lui e i suoi compagni nel 2000. I lettori di 
Tempi conoscono bene l’eroica storia dei cristeros messicani, di cui vi abbiamo parlato spesso, anche grazie al film Cristiada, portato in Italia anche grazie al nostro contributo.
Qui di seguito vi riproponiamo uno dei nostri articoli, in cui narravamo la storia dei cristeros.

Il grande merito di Cristiada (For Greater Glory) è quello di narrare un evento altrimenti sconosciuto come la rivolta del popolo cattolico contro le leggi del governo messicano negli anni Venti. In realtà, forti limitazioni del culto e della libertà religiosa erano iniziate nel 1914 quando l’esecutivo aveva già cominciato a perseguitare il clero e a limitare i riti. Fu però il 14 marzo 1926 che la repressione del governo guidato dal presidente Plutarco Elía Callés, detto “El turco”, insignito di prestigiose medaglie dalle logge massoniche, ebbe il suo apice. Callés, rivoluzionario filosovietico, in un paese in cui la percentuale dei cattolici era del 95 per cento, fece espellere i sacerdoti nati all’estero, chiuse le scuole, gli ospedali, gli ospizi, gli orfanotrofi cattolici, nonché i seminari i cui studenti furono deportati. Abolì molte diocesi e ogni manifestazione pubblica della fede (persino farsi il segno di croce era rischioso).
Il film di Dean Wright narra la vicenda a partire da questo momento e di ciò che accadde nel paese nei tre anni successivi. È la storia di come un’élite di intellettuali, sacerdoti e laici diede vita il 14 marzo 1925 alla Lega Nazionale per la Difesa religiosa che, dopo gli innumerevoli e vani tentativi di trovare un accordo col presidente, escogitò altri stratagemmi non violenti per opporsi alle sue leggi. Dapprima con una petizione, poi con un boicottaggio delle banche e di tutti i prodotti di Stato che ebbe notevoli effetti (la Banca di Tampico e la Banca inglese fallirono), ma che non fermò le violenze di Callés e dell’esercito.
Fu allora che il Messico insorse e accanto a quell’élite si schierò un popolo che chiedeva solo di poter continuare a professare la propria fede. Questo nel film è mostrato con dovizia di particolari storicamente documentati. Villani, contadini, artigiani equipaggiati inizialmente più di rastrelli che di fucili, riuscirono nell’insperata impresa di tenere testa a una forza governativa militarmente organizzata.
L’esercito dei cristeros era un ben strano esercito. Armati di pistole e croci, si lanciavano in battaglia all’urlo «Viva Cristo rey», parole che apparivano anche sul loro vessillo accanto all’immagine della Madonna di Guadalupe. Gli storici raccontano che questi zotici dalla fede granitica erano soliti organizzare Messe e confessioni tra una battaglia e l’altra, dandosi il cambio quando erano di vedetta in modo che ognuno potesse dedicare qualche ora all’adorazione eucaristica. I cristeros si facevano il segno della croce prima di ogni scontro e si salutavano così: «Preghiamo per noi e per essi».

Il più grande seminario del mondo

Questo è un particolare rivelatore dell’animo dei cristeros: non combattevano un regime per imporne un altro. La loro non fu una battaglia rivoluzionaria per rovesciare un potere e sostituirlo. La loro fu una guerra per poter continuare a professare pubblicamente quello che erano: cattolici. Tant’è vero che, quando nel 1929 si arrivò a un accordo per il cessate il fuoco, i cristeros, in obbedienza alla Chiesa di Roma, deposero malvolentieri le armi, ben sapendo, come poi accadde, che il governo avrebbe ricominciato a impiccarli ai pali delle luce.
Nella pellicola è mostrata la figura di José Luis Sánchez del Rio, che a 14 anni divenne portabandiera dei cristeros. Catturato e torturato, José si rifiutò di pronunciare la frase: «Muerte a Cristo rey». Ucciso il 10 febbraio 1928 mentre urlava «viva Cristo rey» è stato beatificato nel 2005 da papa Benedetto XVI. Il luogo in cui si tenne la cerimonia è Guadalajara, la città più perseguitata del Messico. Tertulliano ha scritto che «il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani». Oggi a Guadalajara c’è il più grande seminario del mondo, con oltre 1.200 seminaristi.

Fonte: Tempi, 21.5.2015
 

Tolentino (MC) Pentecoste "Veni Sancte Spiritus"

Volo dei petali di rosa durante il canto del Gloria

giovedì 21 maggio 2015

La caduta di Palmira : "preghiamo insieme ai santi in cielo nella stessa Messa cui erano abituati"

Uno studente svolvolto perchè l'antica città di Palmira è caduta nelle mani insanguinate del sedicente Califfato Islamico rivolge un ennesimo appello alla preghiera :" L'ISIS ha conquistato Palmira. Quando distrussero Hatra e Nimrud fui profondamente addolorato, eppure sapevo poco di quelle città. 
Palmira invece è importantissima. Palmira conquistò un impero. Non voglio succeda qualcosa. Noi che siamo i figli di Dio non potremmo chiedere a nostro padre di risparmiare Palmira. Si potrebbero organizzare preghiere etc. L'umanità sarà più povera senza quella città. 
Di tutte quelle persone che vi vissero, lottarono, amarono, vissero! non rimarrà più nulla sulla terra. 
Preghiamo! 
I buoni sacerdoti potrebbero offrire messe antiche per questo. 
Se fossi sacerdote lo farei. 
Ho pensato anche di fare qualche voto. 
Se abbiamo il privilegio della liturgia antica, di pregare insieme ai santi in cielo nella stessa Messa cui erano abituati, dobbiamo prenderci la responsabilità di pregare per gli altri. 
Per le persone e per quello che hanno costruito".

lunedì 18 maggio 2015

L'Aquila : fede, devozione e commozione alla Messa per gli Alpini

Alcuni Alpini avevano "sparso voce" che in occasione della loro 88^ Adunanza Nazionale a L'Aquila di Domenica 17 maggio, festa esterna dell'Ascensione di Nostro Signore, sarebbe stata celebrata una Messa in rito antiquior  nella Basilica di San Bernardino da Siena da poco riaperta dopo il terribile terremoto del 2009 .
Gli Aquilani del Gruppo locale "Summorum Pontificum" avevano fatto altrettanto.
Una Messa "fuori orario" alle 10 di mattino : divulgata solo dal passa-parola... ma quando don Ettore si è rivolto verso i fedeli per il Dominus vobiscum ed ha visto la Basilica strapiena con tanta gente in piedi ha avuto una particolare commozione che poi si è trasformata in pianto durante l'Omelia e durante il Canone al memento dei Defunti( il Sacerdote aveva perso da poco il padre).
Abbiamo doverosamente provveduto a postare su MiL alcune foto della Messa di ieri a L'Aquila ( articolo saggiamente ripreso da Chiesa e post Concilio ).
Per non fare inutili doppioni pubblichiamo ora alcune foto che non hanno potuto prendere posto per motivi di spazio su MiL accompagnate dall'intervento di un anonimo lettore.  Un'invocazione particolarmente efficace in questo mese di Maggio : " Ave Maria! Non dimentichiamoci di ringraziare per la Messa di ieri la Santissima Vergine, facciamolo con un' Ave Maria
Il Serafico Padre San Francesco, San Bernardino e tutti i Francescani hanno avuto una particolare devozione per la Madonna Santissima !
La Madre di Dio è anche Madre e custode della Liturgia : a Lei dobbiamo una particolare Lode. 
A Lei che è Mediatrice di tutte le grazie!"

Il Coro degli Alpini che ha eseguito l'Ordinarium ed alcuni devoti canti "alpini"

Don Ettore pronuncia la vibrante e commossa Omelia.

Lo splendido Altare Maggiore della Basilica che racchiude le Reliquie dei Santi opus di Donato Rocco di Ciccio consacrato nel 1773 dopo il ripristino della Basilica a seguito del terremoto del 1703.


Perchè è importantissimo celebrare il Santo Sacrificio nella forma antiquior della Chiesa sull'Altare consacrato ?
Non certo per una questione estetica!
Perchè , come nel caso della Basilica aquilana, in presbiterio c'è un unico Altare consacrato che conserva le Reliquie dei Santi. 
Davanti all'unico Altare  è stata posta una mensa "supplente" per le celebrazioni "pastorali" della liturgia rinnovata dopo il Concilio Vaticano II che, come avviene sempre più spesso all'estero QUI, QUI può - o deve - essere tranquillamente celebrata sull'Altare "ad Orientem" ( ma in Italia, si sa, tutto si tinge di fatua ideologia... e così  "tout à coup" ogni cosa diventa assai più difficile, più complicata ...).
Possiamo temerariamente dire che la "mensa supplente" è un prolungamento pastorale dell'unico Altare "ad Orientem".
In altri casi, penso alle celebrazioni in rito antico che ho veduto nelle Cattedrali di Parigi, di Reims o in diverse chiese austriache ecc. ecc.  dove c'è un Altare "nuovo" regolarmente consacrato, la Santa Messa more antiquo viene celebrata su quell'Altare "moderno" anche se piange il cuore non poter continuare ad offrire il Divin Sacrificio su quella sacra mensa dove hanno celebrato, spesso fra le tribolazioni, tanti Santi e tanti valorosi Uomini di Chiesa...
Dove  c'è il cosiddetto Altare Papale la celebrazione della Messa antica potrebbe anche essere rivolta "ad orientem" cioè , per capirci, verso il popolo.
E' giusto così.
L'Altare in presbiterio è unico.